Otto marzo o non otto marzo

Otto marzo o non otto marzo, questo è il problema:

Se sia più nobile sopportare
le ingiurie di una celebrazione a malapena sopportata,
oppure prendere le armi contro un mare di guai
e, combattendo, annientarli…

In vena di manie di grandezza, cito Shakespeare perché sono tra chi pensa che la “festa” abbia finito per perdere il suo senso, e che occorra invece un impegno quotidiano fatto di gesti, più che di parole, di presenza e di vicinanza, più che di fiori, di reciproca voglia di conoscenza, più che di proclami.

Io non mi riconosco “nelle donne”, ci sono donne a cui non vorrei assomigliare neanche da lontano, e altre donne (ma anche uomini) in cui sono felice di rispecchiarmi in tutto e per tutto o almeno in qualche piccolo dettaglio. Sogno un mondo in cui non si senta più dire che una cosa è “da maschi” o “da femmine”, ma semplicemente: “ti piace? allora è ok, va bene per te”. Sogno di non sentire più il malefico peso del disordine che c’è in casa come se fosse “colpa mia”, sogno un “prendersi cura” che implichi condivisione, guardare cosa c’è da fare e farlo. Sogno che ogni amore sia supporto reciproco e reciproca accettazione e accoglienza, e sogno che quando un amore finisce (perché sognare che nessun amore finisca mai sarebbe troppo persino per me), si riesca e riprendere la propria strada facendo tesoro di quel pezzo fatto insieme, senza dover a tutti i costi scaricare rabbie, odio e paure sulla persona un tempo amata, e sogno che le persone più “deboli”, in ogni senso possibile, non siano schernite e aggredite, ma difese, protette e amate. Sogno che ogni persona valga per sé e per come si comporta.

Oggi ho dato la definitiva approvazione alla stampa di un libro di poesie. Non mi viene in mente nessun modo migliore, per me, di celebrare. Ci sono alcune cose ancora da aggiustare, nella mia famiglia, come credo nella maggior parte, dal punto di vista della “condivisione di responsabilità”, ma cerchiamo ogni giorno di accogliere i reciproci spazi individuali e magari di essere orgogliosi l’uno dei risultati dell’altro.

Sono così fortunata da aver avuto l’opportunità e gli strumenti per potermi costruire, pur da basi non propriamente solidissime, un amor proprio tale per cui non potrei concepire una famiglia dove non ci sia questo tipo di impegno quotidiano. Purtroppo, moltissime donne (e non solo) non hanno questa fortuna. Sogno che questo diventi possibile per tutte (e tutti), che nessuno pensi mai più di doversi accontentare, perché se la convivenza è sempre difficilissima e faticosissima, accontentarsi è l’anticamera dell’inferno.