A Farewell to Arms (Addio alle armi) 1932

Il luogotenente Frederic Henry (Gary Cooper), un Americano che si trova a fare l’autista di ambulanze sul fronte italiano durante la Prima Guerra Mondiale, si innamora dell’infermiera Katherine Barklay (Helen Hayes). Il suo amico italiano, Maggiore Rinaldi, spinto soprattutto dalla gelosia, cerca di fare in modo da allontanare i due. Frederic, però, prova per la ragazza sentimenti più profondi di quelli che crede l’amico, e a un certo punto diserta per andarla a cercare, non avendo sue notizie. Nel frattempo, la ragazza, scoperto di essere incinta (il film è precedente al Codice Hayes e guarda ai moralisti con condivisibile antipatia), si è rifugiata in Svizzera. Quando Rinaldi lo viene a sapere, si pente di aver interferito  e rivela a Frederic dove la sua amata si trova, ma sui due amanti si accanisce il destino…

Ho trovato molto bella e struggente la scena della battaglia, per il resto è tutto molto lacrimoso, soprattutto Helen Hayes, che ha gli occhi perennemente inumiditi di pianto e lo sguardo liquido, qualunque cosa succeda, per il resto non cambia molto espressione. Mi è molto piaciuto invece Gary Cooper, il quale avrebbe parecchio da insegnare ai giovinetti di oggi, su come essere sensibili, addolorati, profondamente innamorati, persino mostrarsi in lacrime, mantenendo intatto il proprio “lato maschile”, che credetemi, serve eccome.

Rinaldi èun improbabile Adolphe Menjou, ma tutto quello che è italiano è altamente improbabile, compreso lo spettacolo di marionette operato a manovella, dove le canzoni sono cantate con un fantastico accento americano. Certo, visti i tempi, potremmo anche forse perdonare, ma insomma, forse c’era la possibilità di diffondere un’immagine meno stereotipata.

Per quanto il film – diretto da Frank Borzage – sia stato in seguito rivalutato, io concordo con le recensioni dell’epoca: un po’ troppo sentimentale, soprattutto. Forse anche un po’ brusco nel muovere da un passaggio all’altro della storia, a volte. Comunque non privo di fascino e con immagini, per l’epoca, davvero belle: vinse infatti l’Oscar per la fotografia, oltre che per la colonna sonora, e fu candidato come miglior film e per la miglior direzione artistica.