Robin’s monday – Piccole gemme: la presentazione di Al Pacino per l’AFI Life Achievement Award

Un piccolo esempio di quando Robin apparentemente prendeva in giro qualcuno, in realtà per esaltare i suoi meriti in maniera più memorabile di quanto qualunque premio, e qualunque discorso paludato di elogio, avrebbero mai potuto fare. Chissà se ad Al Pacino ha fatto più piacere il premio, o il fatto che a presentarlo fosse l’uomo che ai tempi di Insomnia aveva saputo tirargli fuori tutto il lato più antiaccademico che c’era in lui, ridimensionando la stanislavskizzazione e dimostrando a lui e al mondo che si può impersonare con estrema efficacia un efferato assassino (così come un detective insonne e perseguitato dai suoi demoni) senza per questo smettere di divertirsi in quello che si fa.

42- Insomnia

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E’ arrivato il momento del film forse più impegnativo di tutti, per me, anche solo da vedere, figuriamoci parlarne. Avevo cominciato due volte a guardarlo in passato, due volte non sono riuscita a finirlo, non perché non sia bello, direi anzi proprio perché è bello.
Sono anni difficili, questi per Robin Williams. Se restiamo a cinema, teatro e tv, nel 2000 aveva “solo” partecipato a una puntata della serie tv di improvvisazione comica Whose Line Is It Anyway? Per quanto, poi aveva firmato anche un contratto triennale con Audible per una intervista audio alla settimana, intendendosi qui interviste che lui faceva alle persone che conosceva e che sono… come posso rendere l’idea? Fuochi d’artificio è forse un’espressione abusata, ma questo sono. Sul suo sito ufficiale le pubblicano una a una, purtroppo solo per due settimane alla volta, poi devono toglierle e non si trovano facilmente altrove. Ma se ne avete l’occasione, ascoltatene qualcuna, non ve ne pentirete. Improvvisazione, amicizie, voci, racconti di sé attraverso gli altri, e come sempre quella straordinaria intelligenza e capacità di osservazione del mondo e ascolto degli altri, che qui ha modo di venire particolarmente alla luce, nei commenti e nelle stesse domande rivolte ai suoi interlocutori.
Nel 2001 (a parte la prosecuzione delle interviste), l’unico lavoro era stato quel cameo vocale in A.I. – Artificial Intelligence di cui avevo parlato la volta scorsa. Davvero pochissimo per i suoi standard, visto che era uno abituato a fare minimo tre, quattro film all’anno, con punte di cinque o sei, oltre agli spettacoli in teatro, agli show televisivi e varie altre attività collaterali.
Nel 2002 si riprende alla grande: tre film da protagonista, una (piccolissima, però) partecipazione a quella sorta di docu-fiction satirica che è The Rutles 2: Can’t Buy Me Lunch e, finalmente, un nuovo, splendido spettacolo dal vivo in tournée, Live on Broadway, la cui registrazione ha tra l’altro vinto il Grammy Award per il miglior Album Parlato (Best Spoken Word Album). Sicuramente vale la pena raccontarlo diffusamente, lo farò in una delle prossime puntate.
Ma.
Insomnia è il primo film da protagonista in cui abbia un ruolo decisamente, quasi interamente negativo (d’accordo, aveva fatto il nazista ante litteram in The Secret Agent, non so se ricordate, ne ho parlato a suo tempo, ma era una parte del tutto secondaria). Viene dopo quella pausa quasi certamente non voluta, nelle interviste dell’epoca traspare più di una punta di timore di essere “dimenticato”. (!!)
E…
…le riprese in Alaska, la solitudine, la desolazione, la profondità quasi totalizzante con cui entrava in ogni personaggio penso possano aver costituito, in quel momento di fragilità, un peso davvero duro da portare. In parte lo ha confermato lui stesso, parlando di quei mesi lontano da tutto.
Dopo vent’anni Robin cede una volta ancora ai suoi problemi di alcolismo. Si illude dapprima di averli superati, di poter riprendere a bere “normalmente”, un goccetto ogni tanto. Sbaglia, ovviamente. Poi si illude di poterli affrontare da solo. Ma infine capisce che non è possibile e accetta di curarsi in un centro di riabilitazione. Vuole venirne fuori a ogni costo e ci riesce, tuttavia la ricaduta gli farà perdere l’amatissima moglie, Marsha (il divorzio è del 2008, benché a quel punto lui fosse ormai del tutto e definitivamente disintossicato – non avrà altre ricadute in seguito – un comune amico disse che “non c’era più la fiducia”. Nel 2009 Robin subisce un’operazione molto delicata al cuore. Nel 2010 il divorzio viene formalizzato, tuttavia alla morte di Robin Marsha è apparsa molto colpita. Nessuno dei due ha mai detto nulla di negativo nei confronti dell’altro). Mi sono comportato in modo vergognoso, diceva lui, attribuendo in gran parte alla famiglia il merito del suo recupero e a se stesso la responsabilità intera di quello che non si è potuto salvare. Si può perdonare, aggiungeva, ma non si dimentica, non c’è modo di tornare indietro. La stima e l’affetto reciproco restano, ma il colpo, credo, dev’essere stato durissimo, per lui che considerava Marsha come la sua soulmate, la sua anima gemella.
Comunque lo affronta a suo modo, con ironia, raccontando di sé e dell’America di quel periodo nello spettacolo che porterà in giro nel 2009 prima e dopo l’operazione, Weapons of Self-Destruction. Un’altra pietra miliare su quella strada che lui ha riempito di risate e commozione, e di capacità di partecipare agli eventi del suo tempo raccontandoli come fosse, al tempo stesso, scrittore e poeta, spettatore e io narrante, dentro fino in fondo, eppure anche capace di mostrarli come dall’esterno. E tira fuori, dopo l’aspetto fragile, quella forza da araba fenice, quella capacità di rinascere ogni volta.
Con questi estremi opposti faccio i conti, emotivamente, per scrivere il mio libro. Perché quell’uomo che ho scelto come punto di riferimento è così, io lo vedo così, dopo anni trascorsi a osservarlo più a fondo che potevo, e gli ultimi due a studiarlo meticolosamente, ma ancora senza sapere bene quanto c’è di me e quanto di lui in questo: vulnerabile e volitivo, delicato, con una parte femminile molto solida, eppure (o proprio per questo) uno degli uomini più virili che mi vengano in mente, di fatto qualcuno dice anche un seduttore, certo di gran lunga più sexy, quando voleva, di gran parte dei “belli” più noti, intelligentissimo, dotato di sensibilità quasi eccessiva, come tante altre cose erano eccessive in lui; ne intuisco una certa durezza verso se stesso, a fare da contrappunto a quella capacità di tenerezza così evidente verso gli altri. Non vorrei vederlo, non vorrei saperlo, ma c’erano davvero dei demoni che lo perseguitavano. Lo ha detto lui stesso e devo credergli. Perché ha scavato in sé con grande coraggio e consapevolezza, esponendosi anche sempre moltissimo in prima persona.

Per tutte queste ragioni, che vanno al di là del film, avevo sempre rinviato la visione. A questo si aggiungono i motivi legati proprio al film in sé, alla storia, alla sua (peraltro magnifica) interpretazione. Nulla di tutto questo rende le cose più facili. Non ero preparata ad affrontarla quando lui era in vita, potete immaginare dopo.
Eppure.
E’ un film da vedere.
L’ho visto.
E posso provare a parlarne.

E’ un film decisamente claustrofobico, nonostante l’Alaska. A causa dell’Alaska. Della luce ventiquattr’ore al giorno, sempre lugubre, delle nebbie, degli spazi mai del tutto aperti e spesso decisamente chiusi, del silenzio irreale. Il luogo perfetto per gli incubi, specialmente per qualcuno che, come il detective Will Dormer (Al Pacino) – il nome è scelto apposta, con intento ironico – soffre di insonnia da tempo. E più che mai adesso che in quel posto spettrale si trova a inseguire l’assassino di una ragazza picchiata a morte. Un assassino che lo sfida e gli sfugge come un fantasma in quel tempo che non è né notte né giorno, un’ombra che conosce i suoi punti deboli e lo conduce dove vuole, lo spia, lo guarda senza essere visto, si beffa di lui, pur se al tempo stesso sembra quasi che voglia farsi trovare e prendere; lascia indizi, lo tallona, lo incalza, si trasforma da inseguito in inseguitore, quasi fosse lui a braccare il detective, e non il contrario, in un gioco potenzialmente mortale per entrambi.
Il regista è Christopher Nolan, che ha diretto tra l’altro la trilogia di Batman, oltre, per esempio, a Inception e Interstellar. Film che mai avrei pensato di voler vedere. E adesso, per dire, mi è venuta, la voglia di vederli. Perché dicevo, Io Insomnia l’ho trovato veramente molto bello.