28. Aladdin and the King of Thieves

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Questo è il terzo e ultimo episodio della “trilogia” di Aladdin.

Aladdin e Jasmine stanno finalmente per sposarsi, ma i Quaranta Ladroni irrompono prima delle celebrazioni, portando via regali di nozze e gioielli. Non riescono però a impadronirsi di ciò che più di tutto cercavano, l’Oracolo, l’unico oggetto in grado di indicare dove si trova la Mano di Mida che trasforma tutto in oro. Interrogandolo, Aladdin viene a sapere che suo padre, creduto morto da tempo, è in realtà proprio il Re dei Ladri, il capo dei Quaranta Ladroni, e parte quindi alla sua ricerca. Nel frattempo uno dei Ladroni trama nell’ombra…

All’inizio ho pensato che il film era carino ma che la magia di Aladdin era irripetibile comunque. Non è del tutto così, però. Il Genio c’è, e si vede. La Disney aveva violato il contratto con cui si impegnava a non utilizzare la voce di Robin Williams per vendere prodotti ispirati ad Aladdin. Così lui, che evidentemente dai tempi di Mork & Mindy aveva imparato a dire qualche no, rifiutò in maniera così categorica di aver a che fare con loro, che per il primo sequel, Il ritorno di Jafar, la Disney fu costretta ad affidare la voce del Genio a Dan Castellaneta. Per il terzo episodio (essendo tra l’altro nel frattempo cambiata la gestione), pensarono bene di scusarsi, credo con la coda ben ben nascosta tra le zampe, e lo convinsero a tornare, per loro fortuna: The King of Thieves non avrebbe potuto bissare il successo di Aladdin ma comunque gli incassi furono molto superiori al precedente.  Del resto Ron Clements e John Musker, registi di Aladdin, avevano fortissimamente voluto Robin nel ruolo, intuendo (con vista lunga), che lui “era” il Genio. Il personaggio era stato costruito intorno a lui, creato su misura (o su dismisura, per meglio dire) per lui e per nessun altro. Non è certo un caso che poi The Genie sia diventato uno dei soprannomi con cui Robin Williams è stato chiamato in vita e ricordato dopo, con evidenti riferimenti alla sua genialità, alla magia che diffondeva e alla sua profonda esigenza di libertà. Il suo talento è quello che – scriveva una recensione del New York Times dell’epoca – rende questo secondo sequel nettamente migliore del Ritorno di Jafar. Nonostante tutto. Perché purtroppo il cambio di regia un po’ si vede. La trama è deboluccia, la colonna musicale è carina ma nulla di eccezionale e non c’è neanche il picco della acclamatissima A Friend Like Me (da brividi, ascoltatela, dico seriamente…). E’ comunque una bella avventura e certo vale la pena di veder sfilare davanti ai vostri occhi (ma soprattutto sentir sfilare nelle vostre orecchie) Sylvester Stallone, Walter Cronkite, Woody Allen, Perry Mason, Elvis Presley, Mrs. Doubtfire… è tutto un gioco di voci e citazioni più o meno nascoste e piccole perle buttate lì senza neanche darci troppa importanza. Ma dietro ci si sente il divertimento, e quando il Genio si diverte…

Everything about this sequel is far better than The Return of Jafar. Williams’ irresistible throwaway lines and barrage of pop-culture characters are the point, of course. The Genie welcomes visitors to the wedding with a quick, glitzy mock-television show, Life Styles of the Rich and Magical.

Caryn James, `Aladdin 3′: Dream Of Genie, The New York Times 13 agosto 1996