Sono a casa

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Sono a casa, un po’ stanchina dopo nove giorni in ospedale, di cui cinque a digiuno, nutrita via flebo, ma tutto sommato ho ancora buone riserve di energia. Un po’ preoccupata per l’operazione che non mi hanno fatto ma che a quanto pare è solo rimandata, e da fare in tempi non lunghissimi (e sì, l’ho capito che è una sciocchezza, e sono ben felice che non sia niente di più grave, ma a me le operazioni preoccupano, anche le più semplici), ma comunque abbastanza tranquilla. Adesso piano piano riprendo le fila. Del mio blog, dei vostri, della scrittura, del lavoro, di tante cose. Ma prima di tutto, di me stessa.

Lascio da parte i disaccordi tra dottori, il male e la paura e mi porto dietro almeno tre cose importanti: la prima, il mio piccolo che è venuto a trovarmi, e lo so io quanto è stato difficile per lui; la seconda, una bellissima nuova conoscenza con la mia compagna di letto, con la quale forse non ci saremmo mai incrociate, non avevamo nemmeno un’amicizia in comune e a Genova non è facile, da un’occasione non bella è nata una cosa piacevolissima; la terza, non meno importante, l’idea di alleggerire ancor più il viaggio per dare spazio a  quello che è veramente prioritario per me, non tanto per correre meno (che sarebbe sicuramente positivo in sé), ma soprattutto per creare un’alleanza più forte con il mio tempo.