29. The Secret Agent

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Tratto da un romanzo di Conrad, questo film di Christopher Hampton è in generale sconsigliatissimo dalla critica. Beh, devo dire, quasi anche da me. Quasi, perché di sconsigliarlo proprio del tutto  non me la sento. E’ un film dalle atmosfere estremamente cupe, è ambientato nella Londra di fine ‘800 (anzi, come diceva Ebert, quasi tutto in un angolo particolare di Londra) e sembra che qualunque film che si svolge in quella città e in quell’epoca debba per forza avere un’atmosfera cupa. Ok, questo è un film di spionaggio, più o meno, quindi ci sta.

Io non me ne intendo di spionaggio, devo dire. Però ai miei occhi di profana mi pare che questo sia piuttosto un tragico girotondo tra una finta rivendita di giornali porno che copre una finta collaborazione con gli zaristi russi, che copre una finta collaborazione con gli anarchici, che copre una (altrettanto finta, mi parrebbe) collaborazione con un ispettore capo della polizia britannica. Chi gira in tondo è il signor Verloc (mai chiamato per nome da nessuno), uno sconclusionatissimo agente che sembra una caricatura (ma non dovrebbe esserlo). Una brava persona, poveraccio, non fosse che si trova a essere un tipo un po’ insulso catapultato in giochi decisamente più grandi di lui e abbastanza portato, comunque, a usare il prossimo quando gli serve per cercare di salvare la pelle e i suoi interessi. E’ interpretato, peraltro benissimo, da Bob Hoskins. Il cast, del resto, è la cosa migliore (l’unica cosa buona?) del film. C’è Gerard Dépardieu (l’anarchico Ossipon), con una sessantina di chili e di anni in meno, che non guasta per niente. C’è Patricia Arquette (che io però non amo e che ha una voce, non so se in questo film in particolare o se è proprio la sua, così da bambina da non credersi), che fa Winnie, moglie del povero Verloc. C’è Christian Bale che fa Stevie, il fratello di Winnie, ragazzo buono di cuore ma con un evidente ritardo mentale (secondo me lui è davvero bravissimo). E poi c’è il Professore. Un Robin Williams quasi irriconoscibile e all’epoca inedito (tenete conto che non erano ancora usciti né One Hour Photo, né Insomnia), neanche citato tra gli interpreti (sul motivo non ho ancora notizie certe). Il personaggio forse più simile a questo (benché comunque diverso) che ho trovato finora è lo psichiatra in disarmo di Dead Again. Simile nel senso di quasi altrettanto inquietante. Perché in questo film Robin Williams riesce ad essere davvero, davvero inquietante. Un  venditore di esplosivi con tendenze “naziste” (l’epoca è precedente ma il quadro caratteriale è quello), votato alla distruzione e all’autodistruzione, senza nessuno scrupolo, nessun interesse per le conseguenze delle sue azioni, nessuna pietà per i deboli e che contrappone alla forza soggetta ai vincoli della morale, dipendente dalla vita e quindi soggetta a inibizioni, vulnerabile, una forza che non ha limiti, quella della morte. Riuscite a immaginarlo? Beh, io posso ormai immaginarlo fare qualunque cosa. Il fatto è che è bravo. Così bravo che adesso io per riprendermi avrei bisogno di guardarmi un altro film 🙂

Quote

The Professor: Pull yourself together. Remorse is for the weak and weakness is the source of all evil on this Earth. There’s a time coming – and it’s gonna be sooner rather than later – when this will be understood by governments and individuals: that there can be no progress and no solutions until you make a rational decision to exterminate the weak