#Film 1933 – tre musical di Berkeley

42nd Street

Gold Diggers of 1933

Footlight Parade

Sono tre musical di cui Busby Berkeley (pseudonimo di  Berkeley William Enos) ha curato la coreografia. Berkeley divenne noto per le sue coreografie sontuose e costosissime, in cui  le ragazze del corpo di ballo formavano complesse figure caleidoscopiche, come i celeberrimi numeri di Carmen Miranda e Esther Williams.

Nel primo, diretto da Lloyd Bacon, le canzoni sono di Harry Warren (musica) e Al Dubin (testi). Si crea qui quel cast che poi, con qualche variante, parteciperà anche ai musical degli anni successivi: in particolare la splendida Ruby Keeler, Dick Powell, che pochi anni dopo sarebbe stato il primo Philip Marlowe sul grande schermo, Ginger Rogers, Bebe Daniels, Ned Sparks, Guy Kibbee e altri. Si tratta in effetti di un musical sulla produzione di un musical, e l’esilissima trama è solo una scusa per lanciare i numeri musicali e di ballo: Julian Marsh (Warner Baxter), regista di numerosi musical di successo in passato, per motivi sia personali che legati alla Depressione si trova in guai finanziari e ha bisogno di uno show che “sfondi” per potersi ritirare. Viene chiamato a dirigere Pretty Lady, nel quale il ruolo principale dovrebbe andare a Dorothy (Bebe Daniels), “protégée” del ricco e anziano sponsor Abner Dillon (Guy Kibbee). Dorothy però è innamorata di un suo vecchio “collega”, attualmente disoccupato, Pat (George Brent). Quando Dorothy litiga con Dillon, che a quel punto vuole che sia cacciata dallo show, Marsh resiste, ma la sera precedente l’apertura, Dorothy si rompe la caviglia. Su suggerimento di Annie, una delle ragaze del corpo di ballo (Ginger Rogers), Marsh si decide ad affidare il ruolo della protagonista alla giovanissima e inesperta Peggy, a fianco del protagonista maschile Billy (Dick Powell). Serve che dica che i due sono innamorati? Naturalmente sarà un successo strepitoso.  Il finale è dato dalla rappresentazione di tre numeri di Berkeley molto noti, Shuffle Off to Buffalo, Young and Healthy e naturalmente 42nd Street. Piccola curiosità: nel romanzo da cui è tratto il film, Billy non era innamorato di Peggy, ma di Julian Marsh. Inaccettabile, per la Hollywood di allora… per quanto il Codice di censura Hays non fosse ancora in vigore, questo sarebbe stato troppo.

Gold Diggers of 1933 è di Mervyn LeRoy, ma musiche e testi sono degli stessi autori, il coreografo è lo stesso e il cast vede nuovamente la partecipazione di Ruby Keeley, Dick Powell, Guy Kibbee, Ned Sparks e Ginger Rogers, oltre a Joan Blondell e alla deliziosa Aline MacMahon. Anche qui, siamo in piena Depressione, le “cacciatrici d’oro) sono quattro giovani attrici squattrinate, Polly (Keeley), Carol (Blondell), Trixie (Mac Mahon) e Fay (Rogers), in cerca di una parte. Il produttore Barney Hopkins (Sparks) avrebbe tutto quello che serve per mettere in scena uno spettacolo, e vorrebbe scritturare le quattro ragazze, ma gli mancano i soldi. Mentre si trova con le ragazze, sente il loro vicino e fidanzato di Polly, Brad Roberts (Powell), cantare una delle sue composizioni, e immediatamente ne capisce le potenzialità. Gli parla dello show ma gli espone anche il suo problema finanziario, e Brad si offre di investire lui il denaro. Tutti pensano che stia scherzando, ma quando si presenta in effetti con i soldi, cominciano a sospettare qualche reato, tanto più che Brad, pur accettando di comporre le canzoni per il musical, si rifiuta categoricamente di apparire in pubblico, e quindi di cantarle. In realtà, Brad è il rampollo di una famiglia altolocata e facoltosa quanto snob, che vede piuttosto male il suo coinvolgiumento nel mondo della musica e del teatro, e molto peggio il fidanzamento con una ragazza dell’ambiente. il fratello Lawrence (Warren William) viene infatti inviato insieme con l’avvocato di famiglia Fanuel Peabody (Kibbee) per pagare la ragazza affinché si allontani da Brad. Lawrence, però, scambia Carol per Polly, e visto il suo atteggiamento sprezzante, Carol decide di stare al gioco e con Trixie – che è un’attrice comica – combina di prendere in giro sia Lawrence che Peabody. Lo scherzo in effetti funziona così bene che i due finiscono per innamorarsi delle due donne… La particolarità di questo musical, a parte i numeri di Berkeley-Warren-Dubin (We’re in the Money, cantata da Ginger Rogers, Pettin’ in the Park, cantata da Ruby Keeley e Dick Powell) e Remember my Forgotten Man (cantata da Joan Blondell), è la scena finale in cui si colloca quest’ultima, che in contrasto con la tradizione dei musical, si conclude con un sentito e drammatico riferimento ai reduci della Prima Guerra Mondiale, ispirato a una marcia di protesta che i veterani avevano realmente compiuto l’anno prima a Washington.

Footlight Parade è diretto nuovamente da Lloyd Bacon e ritroviamo nel cast Joan Blondell, Ruby Keeler, Dick Powell e Guy Kibbee, con un giovane James Cagney nel ruolo del protagonista Chester Kent. Per la colonna sonora, Warren e Dubin sono affiancati da Sammy Fain (per le musiche) e Irving Kahal (per i testi). Kent, ex regista di musical, cerca di riciclarsi come autore di “prologhi”, brevi numeri musicali recitati “dal vivo” nei cinema prima della proiezione del film. Tra una quasi-ex moglie rapinosa, una nuova fidanzata pure peggio, e qualcuno del suo staff che ruba le sue idee e le vende ad altri, Kent riuscirà comunque a preparare in tre giorni tre numeri tali (con Keeler e Powell, naturalmente), da convincere il titolare di una grossa catena di cinema a scritturarlo, ad accorgersi finalmente che la sua segretaria (Blondell) è innamorata di lui da sempre. Famosissima la scena della “cascata umana” nel numero By the Waterfall, mentre in Shanghai Lil un James Cagney almeno per me del tutto inedito balla il tip tap con Ruby Keeler.

A proposito di cinema

Che bella serata, sono proprio contenta! Si è parlato di film, musica, kitsch e sublime (“un mix di ispirazioni dalle più empiree, somme, superbe a le più pacchiane e di cattivo gusto che la storia cinematografica ha saputo produrre”, come da invito). Il “relatore” era il mio professore di inglese delle superiori, già allora innamorato del cinema e in parte responsabile di avermi trasmesso la passione, con il corso che teneva al pomeriggio (sì, la mia era una scuola sperimentale, nell’ora di scienze facevamo l’orto, in quella di sociologia studiavamo sui ritagli di giornale e le pubblicità per capire il linguaggio del marketing, e andavamo a scuola anche al pomeriggio, ma spesso le materie erano particolari, si poteva scegliere chitarra o, appunto, cinema, e io ho avuto la felicissima intuizione di scegliere il secondo). È stato un piacere incontrarlo e ascoltarlo, come era un piacere allora, e quando sei un insegnante, è un gran bel dono. Abbiamo visto spezzoni di Psycho, City Lights, e poi un pot pourri di varie scene con Esther Williams – e qui il kitsch giunge davvero all’apoteosi. E che meraviglia però, le coreografie di Busby Berkeley! Una meraviglia kitsch, ma pur sempre una meraviglia. Che raggiunge vertici inimmaginabili di cattivo gusto, sconfinante nella grandezza inarrivabile, con la fantasia di banane della scena con Carmen Miranda che canta The Lady in the Tutti Frutti Hat in The Gang’s All Here (in italiano Banana Split, giustamente). E poi Cleopatra, e Anna Magnani in La Sciantosa, e Pane, amore e… Tutto con le osservazioni di un conoscitore colto e spiritoso, capace di infilare pillole tecniche in modo del tutto naturale e anche molto divertente.

A proposito, in questi giorni a Genova c’è Cinepassioni – Storie di immagini nel collezionismo, su cui trovate notizie dettagliate qui: un’esposizione accompagnata da rassegne, incontri e fuori-mostra fino al 30 luglio. Non perdiamocela!