Bivio

Mi sento a un bivio, di nuovo. Non è una sensazione sgradevole, tutt’altro, è che non so bene che farne.

Come scrivevo qualche giorno fa, sto facendo quello che amo e posso dire di essere felice, non nel senso che vada sempre tutto bene (mi preoccuperei… 🙂 ) ma nel senso che sento che sono nel posto giusto, al momento giusto, e mi piace essere quella che sono (quasi sempre). Questo mi permette di reggere la barca anche quando arrivano le tempeste, perché arrivano, mica no.

Eppure non riesco del tutto a smettere di proiettarmi in avanti, sarà una vecchia abitudine dura da abbandonare, sarà che ai desideri e ai sogni comunque ci tengo, e benché a volte vorrei spegnere per un momento almeno l’interruttore del cervello, tengo anche ai miei pensieri. Sono qui, vivo l’attimo, sento e amo profondamente quello che c’è, ma anche quello che sarà ha un fascino quasi irresistibile.

Mi basta un’email, l’ipotesi astratta di partecipare a un progetto che mi piacerebbe, e d’improvviso mi ricordo che sì, adesso sto portando a termine quella che è, in questo tempo, una delle cose più importanti della mia vita, e portarla a termine è tanto impegnativo quanto essenziale. E dopo? Ho un lavoro che ho amato moltissimo ma che, come molti amori messi alla prova della quotidianità, sta mostrando segni di logoramento. Vorrei vivere scrivendo ma la parte realista di me dice che è piuttosto improbabile. So che continuerò a dedicarmi a progetti legati a Robin perché non potrei fare altrimenti. Ma per il resto… Così torno a chiedermi cosa voglio fare da grande, pur essendo più che grande da qualche tempo, ma se è vero che si invecchia quando si smette di meravigliarsi e di sognare, beh, io allora ho appena iniziato a muovere i primi passi.

Da una parte sento che le cose succederanno quando sarò pronta perché succedano, mi faccio meno ansie per il fatto di non pianificare, progettare, organizzare, tutte attività che sono scarsamente nelle mie corde, anche se qualche volta sono costretta a dedicarmici. Dall’altra, avendo sempre pensato che possiamo fare molto per rendere la nostra vita il più vicino possibile a quello che vogliamo, non posso tirarmi indietro del tutto e lasciar fare unicamente all’universo e alla sua disponibilità a congiurare perché i miei desideri si realizzino.

Siccome mi succede spesso di trovare nelle parole degli altri il mio pensiero e persino il mio cuore, ho deciso di fare così: prendere i primi libri che mi sono venuti in mente, aprirli a caso e vedere cosa mi dicono.

Lo sai quanto godo di non dover più scrivere una parola? E’ davvero meraviglioso. Nella vita, se hai l’occasione di non ripeterti, prendila. (Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio, p. 179).

Sì, in effetti… è l’aspetto del dovere e del non ripetersi che fa presa su di me. Scrivo perché adoro farlo e per quanto posso cerco di sperimentare cose nuove nella mia vita, se non altro di imparare una cosa nuova ogni giorno.

Le Merry Maids, nei pressi di Penzance, in Cornovaglia, sono un cerchio di diciannove grosse pietre, forse un’antica area sacrificale o chissà cos’altro, dove si svolge ogni anno il Gorseld, il raduno dei bardi che cercano di ravvivare la memoria del retaggio celta. Fra queste pietre si sente certo il rispetto per l’oscuro passato svanito, per gli antenati che sono sempre antenati comuni, dell’umanità e della civiltà. Ma questa reverenza, questo senso del mistero riguardano la semplicità della vita che trascorre e sparisce, le pietre e le mucche che pascolano mansuete tra di esse, col loro segreto della vita animale. Possiamo e dobbiamo avere pietas per i druidi e certo ancora di più per le loro vittime rituali, perché erano poveri diavoli come noi e stavano certo peggio di noi. La moda della tradizione celta si involgarisce invece talora nell’esoterismo iniziatico, in un neopaganesimo posticcio, nella compiaciuta superstizione. Quel culto dell’arcano, della magia e delle origini è sempre una pacchianeria sofisticata, come ogni civetteria irrazionalistica. Quanto più profondo è il vecchio detto cornish sulle tre cose più belle del mondo: una donna con un bambino, una barca con le vele spiegate e un campo di grano che ondeggia nel vento. (Claudio Magris, L’infinito viaggiare, p. 44).

Anche questa ha molto da dire: per quanto l’irrazionale mi affascini, il mio senso del mistero è molto legato, credo, al mio amore per la terra, il mare, l’umanità forse anche (per quanto su questo aspetto ho forse margini di miglioramento). I riti pagani non mi attirano molto, e trovo il senso della vita più di tutto nel fatto di viverla.Non  che questo mi aiuti particolarmente nel decidere a che cosa dedicarmi, ma forse devo leggere meglio tra le righe.

Piccola rosa, rosa piccolina / a volte / minuta e nuda / sembra / che tu mi stia in una mano / che possa rinchiuderti in essa / e portarti alla bocca, / ma d’improvviso / i miei piedi toccano i tuoi piedi e la mia bocca le tue labbra / sei cresciuta / le tue spalle salgono come due colline / i tuoi seni si muovono sul mio petto, / il mio braccio riesce appena a circondare la sottile / linea di luna nuova che ha la tua cintura: / nell’amore come acqua di mare ti sei scatenata: /misuro appena gli occhi più ampi del cielo / e mi chino sulla tua bocca per baciare la terra. (Pablo Neruda, In te la terra, in Poesie d’amore, p. 84).

Ecco, questa in qualche modo completa quella precedente: anche l’amore è espressione in buona parte di amore per la terra, unirsi a un’altra persona (o un’altra anima) significa far diventare concreto quel desiderio di terra e di cielo, diventare tutt’uno con essi.

Ma ancora ho l’aurora impigliata in ogni tempia (Pablo Neruda, Bruna, la baciatrice, in Crepuscolario, p. 37). Tutto finirà, un giorno, le parole, le canzoni, i baci, la vita. Ma fino a quando l’aurora resta impigliata alle nostre tempie, il giorno ancora ci aspetta.

Dunque: meno senso del dovere, più passione, più amore, un forte legame con la terra (intesa come pianeta, con tutto quello che contiene), sperimentare qualcosa di nuovo. Beh, sono dei buoni punti di partenza. Sicuramente da qui troverò il modo di andare avanti.

San Francisco – Diario di viaggio 10. 1.11..2016 Sera al Fisherman’s Wharf

Ho percorso tutta Taylor Street, e non è una sciocchezzuola (ho scoperto dopo che ci sarei arrivata per almeno altre tre strade possibili, ma del resto non sarebbe cambiato granché): in alcuni punti s’inerpica a tal punto da sfidare le leggi della fisica (e la forza di gravità) ed è tutto un saliscendi comunque (e le finestre sghembe poi…). Tra l’altro in questo modo si passa davanti al parco di Ina Coolbrith è un tripudio di colori e panorami, benché non molto grande. Lei era una poetessa, scrittrice, gestiva un salotto letterario e punto di riferimento della San Francisco letteraria. Eì stata la prima Poet Laureate degli Stati Uniti.

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Poi mi è caduto l’occhio su questa strada…

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Quando alla fine dopo aver messo a dura prova polpacci e ginocchia su queste pendenze si arriva a Fisherman’s Wharf… beh… sarà pure una trappola per turisti, ma lo è con ragione.  E dopo la fatica sembra ancora più bello, la miglior ricompensa che si possa immaginare. Tardo pomeriggio-prima serata tra cielo e mare, potevo forse chiedere di più?

Amerei questi luoghi anche se non ti appartenessero, benché forse non così perdutamente. Ancora una volta, mi sento come una bambina che sgrana gli occhi di fronte a ogni cosa, quasi vedessi il mondo per la prima volta. Curiosa di ogni strada, di ogni curva, di ogni casa, dei piatti, degli odori… adoro questo posto. Ti penso spesso, è naturale, anzi, non quanto mi sarei aspettata. A volte la meraviglia prevale su tutto. Ma nella meraviglia ci sei. Mi sembra di non essere mai stata tanto felice come ora, qui. Se lo avessi saputo prima… ma non è un pensiero che mi rattrista. Ognuno di noi ha i suoi se, le strade si incontrano e si disperdono, non è vero che siano ferme, tu pensi di percorrerle ma sono loro a percorrerti e portarti via con sé. Tante cose sarebbero potute andare diversamente, la cosa bella è potersi tenere stretti tutti i se che riusciamo a immaginare, non per togliere nulla alla vita che abbiamo, ma per arricchirla, magari con il sogno di un viaggio dell’anima che poi diventa desiderio e che poi si può realizzare e diventa anche quello vita.

Pioggia

Considerate l’amore un crimine contro l’ordine imperturbabile dell’umanità, mi promettete non so più cosa in cambio della mia abiura, un’ammissione di colpa e la promessa solenne di rinunciare alla mia follia.

Non sapete nulla della bellezza di un corpo che si piega per prendere la forma del cuore di un altro, dei passi che si incidono a poco a poco nella pelle, lasciando segni dapprima leggeri, poi sempre più profondi ad ogni mattina che ci si alza dal letto insieme, di quando si ride accanto al mare e si ascoltano le storie migliori e le peggiori con le stesse orecchie, di quando si chiede al cielo di proteggere ciò che è stato e ciò che sarà dietro una cortina d’acqua spessa come fumo, che cada magnifica a violenta e prendersela tutta addosso per asciugare le cicatrici, potreste forse comprendere la rabbia di aspettare tutta la notte per accogliere al portone chi arriva non prima del mattino, scalzo, senza neanche sapere dove si trova? Di uno tanto diverso da me ho fatto il mio compagno, ho accolto con la stessa naturalezza il suo bisogno di serate a chiacchierare con gli amici e l’insopprimibile propensione alla solitudine, le strade ripercorse mille volte in compagnia solo di se stesso, in cerca di nulla se non del piacere di riviverle all’infinito; le ore del silenzio e quelle di troppe parole a coprire la forza dell’amarezza; il sale delle rocce disciolte nell’oceano e i fiori di campo, gli alti alberi secolari delle foreste contemplate da lontano, le vigne cresciute per dispetto e sfida e i modesti frutteti con i loro ben più celati tesori. L’ironia e le intemperanze, i momenti in cui le stelle non brillavano e quelle in cui erano capaci di nascondere il sole, la dolcezza e la collera e persino l’odio, che in misura infinitesimale se volete, ma è presente nell’amore come un veleno in un farmaco salvavita. Anche l’amore si impara e si decide, si uccide e rinasce continuamente ed è un gioco, sapete, sì, voi che parlate di maturazione e di diventare adulti, di calcoli e pro e contro, sì, l’amore è un gioco, duro e sporco ma non conosco meraviglia al mondo che possa lontanamente paragonarsi allo stupore di un’appartenenza nata da un lancio di dadi e accudita con la seria allegria dei bambini che sanno come si cresce.

Dite che questo errore dovrà essere punito, questo è il vostro territorio, sono le vostre leggi e io non posso sottrarmi. Eppure dentro di voi, se guardate a fondo, siete consapevoli che qualunque castigo possiate concepire, non cancellerà neppure la più lieve delle orme lasciate dal nostro respiro nel cielo che avvolge questi luoghi, quando la nebbia del pomeriggio riprenderà a tessere i suoi racconti. L’amore è un premio, un privilegio e un onore.

La pioggia si è fatta intensa, e come sempre di questi tempi un senso di conforto e quiete si accompagna a un’ansia nuova. Le foglie arancio-dorato dell’albero di fronte a casa portano il senso dell’autunno anche qui in città. Quanto abbiamo pregato perché la pioggia arrivasse in tempo e adesso pare che i nostri desideri siano stati esauditi. Non in tempo per noi, forse, ma chi può saperlo, dopotutto?

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foto presa da qui

L’alba di ieri

In ritardo, ma ecco le foto dell’alba di ieri!

Partendo dalla stazione Brignole con quel cielo color cobalto che mica potevo trascurarlo… poi Nervi, il porticciolo, il mare argento, rosa, azzurro e bianco sotto un cielo imbizzarrito… e la Marinella, povera nave abbandonata e vandalizzata. Da bambina sognavo di restaurare con le mie stesse mani tutte le case abbandonate e in rovina che vedevo. Mi hanno sempre rattristato. Quell’antico desiderio è rimasto sempre in un angolo del mio cuore (tanto che amo le case da ristrutturare) e ogni tanto riprende vita con la stessa intensità di un tempo. E’ quanto mi è successo con quella costruzione dall’aspetto curioso, a cui sono affezionata davvero davvero tanto. A volte vorrei avere tanti soldi… 😦

Stamattina Genova si presentava così…

Forse voleva convincermi a non desiderare di vivere altrove e potrebbe anche riuscirci. Genova non si ama perché non se ne può fare a meno, la si ama per una scelta rinnovata di giorno in giorno, rinnovata a fatica, dando la priorità alla bellezza a costo di dimenticare altre cose, la popolazione che invecchia, le opportunità gettate al vento, i salotti buoni dove tutto si discute e nulla si conclude, la perenne indecisione di chi dovrebbe gestirla, addirittura i tentativi di spegnerla, dimenticando che non è possibile, perché Genova ha il mare, e il mare lambisce le sue case come un amante tenero e irrequieto, pronto a sollevarsi come una furia contro chi le fa del male. Genova dolce e severa, aspra e forte, riservata e fiera, antica e contemporanea. Genova che ovunque ti giri ti apre sentieri nuovi, viottoli inattesi, infinite possibilità di esplorazioni e scoperte. Io continuo a desiderare di vivere altrove, ben sapendo che il prezzo sarebbe un consistente pezzo di cuore perduto qui tra i caruggi e la luce del Mediterraneo.

P.S. le foto non so perché sono in ordine inverso: le ultime sono quelle che ho scattato più presto… 

Di nuovo in campagna per il weekend! Ho bisogno di questo profumo inebriante di foglie e pini e terra bagnata, adesso che finalmente ha piovuto anche qui. Non abbastanza per i funghi, dicono, ma sufficiente per gli orti che regalano ancora pomodori, zucchine, broccoli e porri e persino qualche piccolo peperone verde, che forse nel clima più caldo di Genova potrebbe ancora crescere.

Tra terra e cielo poi, sapete che mi è difficile scegliere, fotografo tutto. Anche la rosellina che caparbia fiorisce ora più che mai.