I’m no Angel

 

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Non sono meravigliosi?

La magnifica Mae West (e non ricordavo quanto mi piacesse, già fin da ragazzina, in una commedia deliziosa con Cary Grant (e di lui sì, ricordavo benissimo, mi piace da sempre), uno dei primissimi film in cui Grant recitasse da protagonista, già elegantissimo nonostante le origini “umili”. Mae West, attrice, sceneggiatrice, commediografa, comica, sex-symbol, scrittrice, cantante, una delle donne più indipendenti e anticonvenzionali della storia del cinema e non solo, non ha mai avuto timore di ritrarre donne che senza essere né perdute, né tantomeno sante, semplicemente vivevano intensamente e divertendosi. Ed eravamo nei primi anni ’30! Certo, sempre pre-Codice Hays, ma comunque… Una donna davvero speciale, la adoro. Ebbe parecchi problemi con la censura, ma come lei stessa diceva, era stata anche la sua fortuna, l’America del Proibizionismo la amava proprio per il suo essere fuori dagli schemi.

In I’m no Angel, di cui appunto ha scritto anche la storia e la sceneggiatura, dopo aver corso la cavallina un bel po’ (spiegatemi cosa ha a che fare il mio passato con il mio presente), si innamora, ricambiata, del cugino di uno dei suoi ultimi spasimanti,  Jack Clayton (Cary Grant, appunto), ma lavora come domatrice di leoni in un circo, di cui è la principale attrazione, e il cui impresario non ha nessuna intenzione di lasciarla andare. Così si crea qualche complicazione. Finalmente un film come lo volevo io, in cui per trovare l’amore la protagonista non deve rinunciare a sé stessa, anzi! E carinissimo, davvero!

 

Dr. Jekyll and Mr. Hyde (1931)

Dr. Jekyll and Mr. Hyde   Dr Jekyll and Mr. Hide è uno dei pochissimi libri dell’orrore che io abbia non solo letto, ma anche apprezzato, e moltissimo, davvero moltissimo. probabilmente perché non è tanto un libro dell’orrore, quanto un libro, semplicemente, un bellissimo libro – e non stupisce, se si pensa che è di Stevenson. Ha a che fare con il nostro essere “doppi”, e con l’impossibilità di annullare una parte di sé. Pretendere di essere soltanto “angeli” e di cancellare quegli impulsi che siamo abituati a considerare meno nobili, come la rabbia, il desiderio sessuale e persino l’odio, rischia di portare a conseguenze ben peggiori, come sperimenta a sue spese l’idealista dottor Jekyll, che volendo allontanare da sé per sempre la propria parte meno “pura”, finisce invece per esserne dominato. Questa versione cinematografica del 1931 (se cliccate sul link potete vederla) vede la regia di Rouben Mamoulian ed è considerata una delle migliori (beneficiando forse anche del fatto di essere precedente al famigerato Codice Hays, che a breve avrebbe introdotto regole moralistiche e rigidissime, restando in vigore fino al 1968). Fredric March dipinge con notevole bravura le speranze e il desiderio di integrità morale assoluta del dottore, ma anche i suoi tormenti e l’incapacità, tutto sommato, di essere “umano”, così come l’animalità sfrenata di Hyde, che anche nelle movenze e nell’atteggiamento del corpo rivela la propria natura violenta e crudele. Tuttavia, egli condivide l’assenza del limite con il suo “doppio” Jekyll, portato alla rovina proprio da questo sfasamento rispetto alla realtà.

#Film 1930: The Canary Murder Case, All Quiet on the Western Front, Hell’s Angels, The Blue Angel

Il 1930 era un anno cupo in Europa, ma anche negli USA non si scherzava, l’America sembrava anzi in quell’epoca, attraverso i film, mettere il dito tanto sulle proprie piaghe (vedi Piccolo Cesare) quanto su quelle europee, senza risparmiarsi in negatività. Di questi primi quattro film ho visto per intero solo The Canary Murder Case, perché ho amato molto Philo Vance e mi piace William Powell. Gli altri non sono riuscita a reggerli fino in fondo. L’angelo azzurro (ultimo film tedesco con Sternberg regista e M. Dietrich come attrice prima che entrambi approdassero in America, peraltro continuando a lavorare insieme), in realtà l’avevo visto da ragazza, quando forse le capacità di sopportazione sono maggiori. A una certa età uno comincia a pensare che quello che si fa nel tempo libero dev’essere un piacere, e non un dovere, per cui il “questo va visto assolutamente” non funziona più. Però mi sembra giusto segnalare che All Quiet on the Western Front (Niente di nuovo sul fronte occidentale,  dal romanzo di Remarque) fa parte di questa categoria (sempre da ragazzina avevo visto un’altra versione che mi era piaciuta molto). Hell’s Angels, invece, si può guardare, volendo, per le scene aeree, che erano, dopotutto, lo scopo principale per cui Howard Hughes aveva fatto il film. La storia fa piangere, e non in senso buono. Peccato, perché dopotutto lo spunto poteva essere usato in modo molto più interessante. A parte il solito amore per la stessa donna (Jean Harlow), i due fratelli in guerra, uno convinto e l’altro riluttante, e l’amicizia con un ragazzo tedesco che si troveranno poi ad affrontare come nemico al fronte, se non fossero lasciati lì senza costrutto, avrebbero potuto suscitare ben altre questioni. Per quanto mi riguarda, almeno fino a metà del film, trovo che il “fratello egoista”, che pensa a godersi la vita e non ha nessuna voglia di andare a farsi ammazzare in una guerra che nessuno di loro voleva, mi sembra decisamente migliore del “fratello bravo e probo”, che a parte essere noioso come uno sciame di mosche d’estate, sembra anche uno di quei tipi detestabili convinti che solo per loro le leggi della Morale non abbiano segreti, e che se ne vanno in giro insegnando agli altri come devono vivere (magari ammazzandoli pure, se non si adeguano).

Credo però che Piccolo Cesare valga un post a sé stante. Ho grandi aspettative e spero di non restare delusa.

#Film ’29 Broadway Melody, The Love Parade, Alibi

Non ho ancora trovato un  film significativo. The Love Parade era iniziato così bene, accidenti. Ci sono delle cose deliziose, del resto è Lubitsch, e poi c,è Maurice Chevalier, ma insomma, è la solita storia. Innamoratosi perdutamente della regina Louise, l’impenitente dongiovanni Alfred promette di fare qualunque cosa per la donna, impegnandosi anche a fare da “principe consorte” senza alcun potere e senza nessuna voce in capitolo. La promessa dura poco, e se lei dapprima si comporta da tiranna, dopo invece di ritrovare un equilibrio accetta praticamente di fare di lui un tiranno. Con l’innovcenza della giovinezza ho ahimè perduto anche la capacità di godermi questi film  per quello che sono, e mi innervosisco a vedere questa donna prima comandare a bacchetta e poi supplicare e perdere ogni dignità, come se non ci fossero vie di mezzo. Trent’anni fa avrei detto che il film era a lieto fine. Oggi penso che quello fosse fin dall’origine, e sia rimasto, un matrimonio senza speranza. E non è tanto per il tempo in cui è statoi girato, all’epoca c’erano infatti personaggi femminili ben diversi.

Di “Broadway Melody“, primo film sonoro e primo musical a vincere l’Oscar per il miglior film, ho trovato solo un paio di scene. È generalmente ritenuto comunque del tutto datato. Ha avuto però tre remake (in senso lato) dopo brevissimo tempo e nel giro di sei anni: nel 1936, nel 1938 e soprattutto nel 1940, in quest’ultimo caso con la regia di Norman Taurog, la partecipazione di Fred Astaire e Eleanor Powell (considerata la miglior ballerina di tip-tap del tempo, eppure non ha recitato in altri film con Astaire) e la colonna sonora di Cole Porter. Insomma, ecco un film che non voglio assolutamente perdermi.

Alibi è un noir piuttosto insignificante, lento, con pochissima suspense e quel tipo di messaggio per cui tutto sommato se la polizia eccede un po’ nei metodi non è tanto grave, che ha causato e continua a causare un sacco di danni.

Voglio parlarvi di New Orleans ma arrivo alla sera stanchissima e tutto quello che riesco a fare è guardare qualche film, non sono ancora riuscita a riordinare le idee per scrivere un resoconto degno di tal nome.

#Film ’29: The Manxman, Blackmail e The Cocoanuts

Un altro Hitchcock degli esordi, dopo The Lodger, ma questo è brutto, tanto che non sembra neppure suo. Storia banale (due uomini innamorati della stessa donna), svolgimento estremamente fiacco, tutto molto inverosimile, lento e noiosissimo, forse anche perché nonostante certi elementi comuni, non è un giallo, e Hitchcock pare talmente a disagio nel dirigere la pellicola, che viene da pensare che possa aver accettato per qualunque ragione eccetto la voglia di farlo. L’ho incluso perché è una curiosità e perché, per amore di giustizia, devo dire che gli annunci pubblicitari che purtroppo tocca sorbirsi ogni cinque minuti sul sito dove l’ho trovato non lo aiutano di sicuro. Comunque, anche in caso di drastico calo di zuccheri, piuttosto un Harmony

Molto meglio, per ripercorrere un po’ di storia hitchcockiana, Blackmail, dello stesso anno, anche se in rete purtroppo lo si trova solo a pezzi e bocconi, ma già è chiaro da quei frammenti che si tratta di qualcosa di decisamente più interessante. Credo che lo ccomprerò, si trova facilmente e a prezzi molto ragionevoli.

Parlando di esordi, The Cocoanuts è il primo film dei Fratelli Marx, in questo caso bisogna proprio cliccare sul link, non c’è anteprima, ma delle varie versioni del film che si trovano in rete, questa è quella che si vede e si sente meglio. Dei fratelli Marx avevo solo sentito parlare, non avevo mai visto niente, e sapevo solo del loro lato comico. In realtà erano tutti musicisti di talento, soprattutto Harpo, cui avevo fatto un grosso torto pensando che non fosse lui a suonare nel film, mentre è proprio l’abilità con l’arpa che gli è valsa il soprannome, e inoltre suonava vari altri strumenti. Come clown, invece, non mi piace per niente, ma è un problema mio, detesto i clown. Chico invece era un eccellente pianista, e anche lui sfrutta questa dote nel film, mentre Groucho è evidentemente il più dotato di ironia. Il film è carino, devo ancora decidere se il loro tipo di comicità mi piace, ci sono un paio di capolavori negli anni successivi che sicuramente intendo guardare.

Sono comunque felicissima di essere arrivata all’epoca del sonoro, anche se il ,muto mi ha riservato alcune piacevolissime sorprese!

 

#Film del ’29 – The Skeleton Dance e Mickey Mouse – The Haunted House.

Siamo tornati oggi da New Orleans, luogo del Voodoo Festival, che estende le celebrazioni di halloween a una settimana almeno. Non ce la faccio a scrivere quasi niente, però. Bel viaggio, ma ve ne parlerò nei prossimi giorni. Per adesso vi lascio i primi due cartoni di Walt Disney, 1929, The Skeleton DanceMickey Mouse – the Haunted House, visto che tra l’altro sono in tema con il periodo.