Robin’s Monday – a genius for joy

Da ieri non ho più la febbre (alé oh-oh), però ho sempre una bella tossaccia spossante, e dopo gli ultimi 5-6 giorni con il loro sovraccarico emotivo, avevo veramente bisogno di un po’ di luce. E oggi poi è lunedì, e Capodanno, e quindi per forza di cose il primo Robin’s Monday del 2018. Niente di meglio per iniziare l’anno che andare a pescare nel suo inesauribile repertorio. Quello televisivo, con The Crazy Ones, e quello cinematografico, con What Dreams May Come (Al di là dei sogni), tra i suoi film che amo di più, e che non mi stanco di riguardare per varie ragioni, non ultimi gli effetti visivi che sono tra i più belli che si possano immaginare. Billy Crystal ha fatto di recente riferimento, nel ricevere un premio per la comicità intitolato a Robin, alla sua incredibile capacità di trasformare in gioia qualunque motivo di malinconia o tristezza che potesse avere, facendo ridere gli altri. A genius for joy, appunto.

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Robin’s Monday – Rare Stand-up from 1984

Video di proprietà di Paste. “Il 9 settembre 1984, alcuni grossi personaggi del mondo dell’intrattenimento tributarono un omaggio al leggendario promoter di eventi musicali Bill Graham. Accanto ai musicisti si esibirono vari comici, tra cui Robin Williams. L’ex star di Mork and Mindy, fresco dalle riprese di Moscow on the Hudson e ormai avviato verso la sua leggendaria carriera cinematografica [non sono parole mie, traduco dal sito] procede per libere associazioni per vari minuti scherzando su Graham, la musica e la California. Uno sguardo ispido* e non filtrato sulle versione più esagitata di uno dei comici più popolari e imprevedibili di tutti i tempi”.

https://www.pastemagazine.com/articles/2017/10/watch-rare-robin-williams-stand-up-from-1984.html

* shaggy nell’originale: ispido è quanto di più vicino sono riuscita a trovare al gioco di parole tra “scompigliato”, “spettinato” o, per estensione, “che procede saltando di palo in frasca”, ma anche “ruvido”, “pungente”, e “peloso” o “irsuto”, un’evidente presa in giro di una caratteristica fisica di Robin su cui lui stesso ha scherzato spessissimo.

#Film 1925 – The Gold Rush

Con La Febbre dell’oro passo finalmente dai film del 1924 a quelli del 1925. Ci avviciniamo a larghi passi alla nascita del sonoro! Questo è il film con cui Chaplin torna al personaggio di Charlot, dopo un tentativo sfortunato di abbandonarlo almeno temporaneamente con La donna di Parigi. Non so se posso permettermi di dirlo, ma non mi è piaciuto quasi per niente. Più precisamente, mi sono molto annoiata. Per attenuare però la severità del giudizio, aggiungerò che credo molte cose mi siano sfuggite per mia distrazione, e che mi succede non di rado di dover guardare un film almeno un paio di volte per apprezzarlo (ovvio che lo faccio solo con quelli per cui penso che ne valga la pena, e per un film di Chaplin ne vale la pena comunque). Per il momento, Il Monello mi è piaciuto decisamente di più (ma poi, quello lo avevo già visto una prima volta tempo prima).

Brevemente, comunque, è la storia di un cercatore d’oro solitario e della sua lotta contro freddo, fame (che pare che Chaplin avesse sperimentato personalmente, e per questo dipingesse sempre la situazione dei poveri con molta empatia) e avidità, che sfocia anche talvolta nella violenza. L’omino è buffo, destinato a essere preso in giro e a far da vittima ai prepotenti, ma la sua tenerezza e onestà daranno il loro frutto. C’è sempre una delicatezza di fondo, in effetti, che comunque mi spinge a vedere i film di Chaplin fino in fondo, e magari a riguardarli. Alcune scene poi hanno fatto la storia del cinema, dalla trasformazione del Vagabondo in un pollo davanti agli occhi dell’amico affamato, alla casa in bilico sul burrone, alla danza dei panini (informazioni in parte tratte dal sito di mymovies).

Al momento sto guardando The Phantom of the Opera, mi incuriosisce ma non garantisco di riuscire a vederlo tutto, vi saprò dire…

Robin’s Monday – Piccole gemme – Robin con il suo Maestro Jonathan Winters

Ancora in inglese! Mi dispiace che questi materiali che io amo tanto siano introvabili in italiano, anche se ne comprendo il motivo. Mi piacerebbe tradurli e inserire i sottotitoli, ma al momento non posso aggiungere anche questo ai miei cinque lavori… C’è da dire che almeno in parte sono godibili lo stesso.

Robin ha sempre detto di dovere a Jonathan Winters forse più che a chiunque altro: in questo video si vede molto di ciò che li accomunava e che in parte Robin ha imparato dal suo maestro: le capacità interpretative, mimiche e di improvvisazione, e ancor più la determinazione di mettersi in gioco sempre, di essere profondamente onesti, al punto da condividere nella propria arte anche pezzi tutt’altro che secondari della propria vita; ma anche l’idea che ci si potesse divertire moltissimo, osservando e raccontando il mondo e sé stessi, senza per questo smettere di giocare. Era come vedere l’uomo dietro la maschera, e ti accorgevi che i suoi personaggi erano un modo fantastico per parlare di cose dolorose. Così Robin parlava di Winters in un’intervista a Playboy – e mi viene da pensare che ci voleva lui, per spiazzare tutti ed essere serio proprio quando ci si sarebbe aspettati il contrario. Naturalmente l’allievo avrebbe poi ampiamente superato il maestro, ma è bellissimo vedere questo affetto, che li avrebbe uniti del resto per tutta la vita, fino alla morte di Winters nel 2013. Enjoy 😀

Robin’s Monday – politica, religioni e bombe…

… ossia, tutto quello che avreste voluto sapere sul mondo contemporaneo e che pochi saprebbero spiegarvi meglio. Magari bisogna mettere la velocità ridotta e sentirlo due o tre volte, poi però si capisce come tutto ha un senso, anche le (rare) pause, le parole dette tra le righe e le virgole. E quello che non smette di meravigliarmi, è che potrebbe essere stato fatto oggi. Cambierebbe qualche riferimento, ma non la lettura della realtà.

Robin’s Monday – Piccole gemme: l’intervista con Michael Parkinson

La prima volta che trovai notizia di questa intervista, nella mia ignoranza, pensai alla malattia, ricordo il timore che Robin avesse scoperto di averla e il sollievo di rendermi conto che si trattava in realtà del presentatore, che amplificò le mie risate quando guardai lo show. Parkinson del resto è una leggenda televisiva e sa bene quando e come intervenire e quando e come lasciar spazio.