#Film 1925 – The Gold Rush

Con La Febbre dell’oro passo finalmente dai film del 1924 a quelli del 1925. Ci avviciniamo a larghi passi alla nascita del sonoro! Questo è il film con cui Chaplin torna al personaggio di Charlot, dopo un tentativo sfortunato di abbandonarlo almeno temporaneamente con La donna di Parigi. Non so se posso permettermi di dirlo, ma non mi è piaciuto quasi per niente. Più precisamente, mi sono molto annoiata. Per attenuare però la severità del giudizio, aggiungerò che credo molte cose mi siano sfuggite per mia distrazione, e che mi succede non di rado di dover guardare un film almeno un paio di volte per apprezzarlo (ovvio che lo faccio solo con quelli per cui penso che ne valga la pena, e per un film di Chaplin ne vale la pena comunque). Per il momento, Il Monello mi è piaciuto decisamente di più (ma poi, quello lo avevo già visto una prima volta tempo prima).

Brevemente, comunque, è la storia di un cercatore d’oro solitario e della sua lotta contro freddo, fame (che pare che Chaplin avesse sperimentato personalmente, e per questo dipingesse sempre la situazione dei poveri con molta empatia) e avidità, che sfocia anche talvolta nella violenza. L’omino è buffo, destinato a essere preso in giro e a far da vittima ai prepotenti, ma la sua tenerezza e onestà daranno il loro frutto. C’è sempre una delicatezza di fondo, in effetti, che comunque mi spinge a vedere i film di Chaplin fino in fondo, e magari a riguardarli. Alcune scene poi hanno fatto la storia del cinema, dalla trasformazione del Vagabondo in un pollo davanti agli occhi dell’amico affamato, alla casa in bilico sul burrone, alla danza dei panini (informazioni in parte tratte dal sito di mymovies).

Al momento sto guardando The Phantom of the Opera, mi incuriosisce ma non garantisco di riuscire a vederlo tutto, vi saprò dire…

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Robin’s Monday – Piccole gemme – Robin con il suo Maestro Jonathan Winters

Ancora in inglese! Mi dispiace che questi materiali che io amo tanto siano introvabili in italiano, anche se ne comprendo il motivo. Mi piacerebbe tradurli e inserire i sottotitoli, ma al momento non posso aggiungere anche questo ai miei cinque lavori… C’è da dire che almeno in parte sono godibili lo stesso.

Robin ha sempre detto di dovere a Jonathan Winters forse più che a chiunque altro: in questo video si vede molto di ciò che li accomunava e che in parte Robin ha imparato dal suo maestro: le capacità interpretative, mimiche e di improvvisazione, e ancor più la determinazione di mettersi in gioco sempre, di essere profondamente onesti, al punto da condividere nella propria arte anche pezzi tutt’altro che secondari della propria vita; ma anche l’idea che ci si potesse divertire moltissimo, osservando e raccontando il mondo e sé stessi, senza per questo smettere di giocare. Era come vedere l’uomo dietro la maschera, e ti accorgevi che i suoi personaggi erano un modo fantastico per parlare di cose dolorose. Così Robin parlava di Winters in un’intervista a Playboy – e mi viene da pensare che ci voleva lui, per spiazzare tutti ed essere serio proprio quando ci si sarebbe aspettati il contrario. Naturalmente l’allievo avrebbe poi ampiamente superato il maestro, ma è bellissimo vedere questo affetto, che li avrebbe uniti del resto per tutta la vita, fino alla morte di Winters nel 2013. Enjoy 😀

Robin’s Monday – politica, religioni e bombe…

… ossia, tutto quello che avreste voluto sapere sul mondo contemporaneo e che pochi saprebbero spiegarvi meglio. Magari bisogna mettere la velocità ridotta e sentirlo due o tre volte, poi però si capisce come tutto ha un senso, anche le (rare) pause, le parole dette tra le righe e le virgole. E quello che non smette di meravigliarmi, è che potrebbe essere stato fatto oggi. Cambierebbe qualche riferimento, ma non la lettura della realtà.

Robin’s Monday – Piccole gemme: l’intervista con Michael Parkinson

La prima volta che trovai notizia di questa intervista, nella mia ignoranza, pensai alla malattia, ricordo il timore che Robin avesse scoperto di averla e il sollievo di rendermi conto che si trattava in realtà del presentatore, che amplificò le mie risate quando guardai lo show. Parkinson del resto è una leggenda televisiva e sa bene quando e come intervenire e quando e come lasciar spazio.

Robin’s Monday – Sotto le rocce: del lato oscuro dei comici

Oh, certo che i comici hanno un lato oscuro, perché voglio dire, lo guardano in faccia. Nel processo di creazione della comicità devi essere profondamente onesto. E nel farlo, scopri che esiste un altro lato. Occasionalmente, vai a scavare sotto le rocce, per trovare materiale per far ridere. Ma è sempre la faccenda del clown triste? No. Però trovo che i comici siano persone molto oneste, nel senso di guardare al materiale dai due lati, anzi, da tutti i latiUna volta ho accettato di essere su una copertina di… credo fosse Newsweek, per il loro numero sull’uso di droghe. E quando il tipo mi fa: “quindi, ti capita di essere depresso?” io dico “Beh, sì, a volte sono triste“.

E così, d’improvviso mi trovo etichettato come maniaco-depressivo. E io pensavo, uhm, è una condizione clinica? Io non sono così. Il mio stile è a volte sovreccitato? Sì. Sono sempre sovreccitato? No. Mi capita di essere triste? Ma certo. È una cosa che fa male? Oh sì, molto male. Colpisce duro, come credo succeda a tutti noi, qualche volta. Guardi il mondo intorno a te e pensi, “Ehi, basta, stop, fermatevi!”. E poi in altri momenti guardi e pensi, “Dai, tutto sommato è ok“.

(Robin Williams)