#Film 1932: If I Had a Million e Trouble in Paradise (Mancia competente)

If I had a million è un film a episodi, e io non amo per niente i film a episodi, però questo non è male e sono riuscita a vederlo tutto. Tratta di un ricco magnate che sapendo che non gli resta molto da vivere e non avendo parenti o amici a cui poter essere contento di lasciare i suoi soldi, decide di distribuirli a botte di un milione alla volta, ad alcune persone scelte a caso. Quasi nessuno dei prescelti ne farà buon uso, anzi. In generale una notevole amarezza serpeggia per tutto il corso della storia (nonostante la significativa presenza di Gary Cooper, oltre al protagonista, il “gigante” Charles Laughton). Alla fine, però….

Tra i registi dei vari episodi compaiono Ernst Lubitsch e Norman Taurog e il film è annoverato tra i migliori dell’anno.

Trouble in Paradise è il Lubitsch che ricordavo io, acuto, brillante, ironico, spumeggiante nei dialoghi e non eccessivamente maschilista (non pretendiamo troppo). Ho apprezzato decisamente più questo di The Love Parade, forse perché raccontando di una coppia di ladri, non sarebbe stato il caso di esagerare con le virtù femminili matrimonial-borghesi della protagonista. Per fortuna. Miriam Hopkins è deliziosa, Kay Francis ha fascino da vendere e pazienza se il protagonista maschile Herbert Marshall ai nostri occhi moderni appare un po’ pesce lesso (ma del resto anche Maurice Chevalier… forse sono io che li vedo così, o forse alle donne che andavano a vedere questo genere di film piaceva il tipo occhio-di-triglia).

I’m no Angel

 

ImNoAngel16.png

Non sono meravigliosi?

La magnifica Mae West (e non ricordavo quanto mi piacesse, già fin da ragazzina, in una commedia deliziosa con Cary Grant (e di lui sì, ricordavo benissimo, mi piace da sempre), uno dei primissimi film in cui Grant recitasse da protagonista, già elegantissimo nonostante le origini “umili”. Mae West, attrice, sceneggiatrice, commediografa, comica, sex-symbol, scrittrice, cantante, una delle donne più indipendenti e anticonvenzionali della storia del cinema e non solo, non ha mai avuto timore di ritrarre donne che senza essere né perdute, né tantomeno sante, semplicemente vivevano intensamente e divertendosi. Ed eravamo nei primi anni ’30! Certo, sempre pre-Codice Hays, ma comunque… Una donna davvero speciale, la adoro. Ebbe parecchi problemi con la censura, ma come lei stessa diceva, era stata anche la sua fortuna, l’America del Proibizionismo la amava proprio per il suo essere fuori dagli schemi.

In I’m no Angel, di cui appunto ha scritto anche la storia e la sceneggiatura, dopo aver corso la cavallina un bel po’ (spiegatemi cosa ha a che fare il mio passato con il mio presente), si innamora, ricambiata, del cugino di uno dei suoi ultimi spasimanti,  Jack Clayton (Cary Grant, appunto), ma lavora come domatrice di leoni in un circo, di cui è la principale attrazione, e il cui impresario non ha nessuna intenzione di lasciarla andare. Così si crea qualche complicazione. Finalmente un film come lo volevo io, in cui per trovare l’amore la protagonista non deve rinunciare a sé stessa, anzi! E carinissimo, davvero!

 

64. The Big Wedding

Image result for father monighan character the big wedding

Ripristiniamo finalmente la tradizionale Recensione del lunedì (che forse dovrei intitolare Robin’s Monday, o qualcosa del genere, visto che anche finiti i film, di Robin Williams avrei ragioni per parlare anche per le prossime vite, se me le concedessero). By the way, che è il modo di introdurre qualcosa che c’entra poco, ma è da tempo che io, rivedendo la satira di Robin su Reagan e Bush, cerco di immaginarmi quella che farebbe su Trump. A volte mi pare di riuscirci. Intelligente, difficilmente offensiva oltre i limiti del buon gusto ma mai politicamente corretta (e va detto a onor del vero, nessuno lo ha mai ostracizzato per questo – forse non potevano permetterselo, peraltro), talvolta sottilissima, sempre tagliente, certo incisa nel personale dolore di troppe cose che non avrebbe condiviso, anche se forse non se ne sarebbe troppo stupito.

Immagino che questo film (regia di Justin Zackham) faccia parte di quelli che gli estimatori di Bob De Niro rifuggono (quasi) come la peste, in quanto commediole poco decorose per un attore della sua levatura. la critica lo ha doverosamente stroncato. Io ho visto per il momento pochissime scene (i miei estimatori intuiranno facilmente quali, potete trovarle qui e qui in inglese) e mi è venuta voglia di vedere tutto il film che in ogni caso mi sarei procurata sicuramente. So già che non sarà un capolavoro, ma a parte il fatto che comunque mi sembra sia pur moderatamente carino, devo completare la collezione 🙂

La trama: Don (Robert De Niro) e Ellie (Diane Keaton) hanno avuto due figli biologici, Lyla e Jared, e uno adottivo Alejandro, prima di divorziare. Quando Alejandro si fidanza con una ragazza di famiglia cattolica molto tradizionalista, chiede ai genitori adottivi di fingere di essere ancora sposati. Tantopiù che anche la sua madre biologica è una fervente cattolica e parteciperà al matrimonio. Don and Ellie accettano anche se nel frattempo Don sta con la migliore amica di Ellie, Bebe (Susan Sarandon). Anche Lyla e Jared hanno i loro problemi sentimentali e da quello che ho capito (anche dall’intervista di Robin) tutte le dinamiche di questi ex-partner, nuovi partner e legami vari sono alla base del film. Robin interpreta Father Monighan, e anche se è poco più di un cameo, mi fa sorridere come sempre (quando vuole far sorridere, ché qualunque emozione voglia far provare, con me ci riesce invariabilmente).

Ok, il film di lunedì prossimo è infinitamente meglio, ne sono consapevole (anche se non rivelo il titolo) 🙂