Come mi pare, l’amore non esiste, costruire

COME MI PARE
Fabi-Silvestri-Gazzè

Chi vuole scrivere impari prima a leggere
Chi vuole suonare prima deve imparare ad ascoltare
Chi vuole ridere impari prima a piangere
Chi vuol capire prima deve riuscire a domandare
Chi vuole vincere impari prima a perdere
Chi vuol tenere prima deve sapere cosa lasciare
Chi vuole insistere impari prima a cedere
Chi vuole amare prima deve imparare a rinunciare
Io so inventare so improvvisare
Senza regole ne strutture
Faccio come mi pare
Come mi pare
So immaginare una storia intera senza solo una parola vera
Faccio come mi pare
Come mi pare
Sono libero ed incosciente
Quindi posso serenamente fare, come mi pare
È come spingere una vela controvento
Memorizzare le parole e non il senso
Saltare subito alla fine del romanzo
Non è talento anzi è un inganno anche lo spazio di un momento avrà
Ho perso tempo e lo perdo ancora
Esco di casa soltanto all’ora in cui devo arrivare
Quando mi pare
Sono libero ed incosciente
Quindi posso serenamente fare
Proprio come mi pare
Chi vuole scrivere impari prima a leggere
Chi vuol suonare prima deve imparare ad ascoltare
Chi vuole ridere impari prima a piangere
Chi vuole finire deve ricominciare
Chi vuole vincere impari prima a perdere
Chi vuol tenere prima deve sapere cosa lasciare
Chi vuole insistere impari prima a cedere
Chi vuole amare prima deve imparare a rinunciare

L’AMORE NON ESISTE (Fabi-Gazzé-Silvestri)

L’amore non esiste è un cliché di situazioni
tra due che non son buoni ad annusarsi come bestie
finché il muro di parole che hanno eretto
resterà ancora fra loro a rovinare tutto
L’amore non esiste è l’effetto prorompente
di dottrine moraliste sulle voglie della gente
è il più comodo rimedio alla paura
di non essere capaci a rimanere soli
L’amore non ha casa, non ha un’orbita terrestre
non risponde ai più banali meccanismi tra le forze,
è un assetto societario in conflitto d’interesse
l’amore non esiste…

Ma esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un’abbraccio per proteggerci dal vento
l’illusione di competere col tempo
Io non ho la religiosa accettazione della fine
potessimo trovare altri sinonimi del bene
l’amore non esiste, esistiamo io e te

L’amore se poi esiste è quest’idea di attaccamento
che ha l’uomo del mio tempo per le tante storie viste
non esiste fare i conti accontentarsi piano piano
di una vita mano nella mano
l’amore non esiste è un ingorgo della mente
di domande mal riposte e di risposte non convinte
vuoi tu prendere per sposo questa libera creatura
finché Dio l’avrà deciso o solamente finché dura?

Ma esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un abbraccio per proteggerci dal vento
l’illusione di competere col tempo
e non c’è letteratura che ci sappia raccontare
i numeri da soli non riescono a spiegare
l’amore non esiste, esistiamo io e te

Io non ho la religiosa accettazione della fine
potessimo trovare altri sinonimi del bene
l’amore non esiste…

COSTRUIRE (N. Fabi)

Chiudi gli occhi
Immagina una gioia
Molto probabilmente
Penseresti a una partenza
Ah si vivesse solo di inizi
Di eccitazioni da prima volta
Quando tutto ti sorprende e
Nulla ti appartiene ancora
Penseresti all’odore di un libro nuovo
A quello di vernice fresca
A un regalo da scartare
Al giorno prima della festa
Al 21 marzo al primo abbraccio
A una matita intera la primavera
Alla paura del debutto
Al tremore dell’esordio
Ma tra la partenza e il traguardo
Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è potere e sapere
Rinunciare alla perfezione
Ma il finale è di certo più teatrale
Così di ogni storia ricordi solo
La sua conclusione
Così come l’ultimo bicchiere l’ultima visione
Un tramonto solitario l’inchino e poi il sipario
Tra l’attesa e il suo compimento
Tra il primo tema e il testamento
Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere e potere
Rinunciare alla perfezione
Ti stringo le mani
Rimani qui
Cadrà la neve
A breve

Perché Sanremo è Sanremo!

Allora, io lo so che non stavate più nella pelle dall’ansia di sapere cosa ne penso delle canzoni di Sanremo, dei presentatori di Sanremo, delle gag di Sanremo, dei fiori e delle spiagge di Sanremo, delle polemiche di Sanremo, quindi vi accontenterò, con alcune premesse (brevi, giuro).

Primo: non ho visto Sanremo. Cioè, ho visto gradualmente alcuni spezzoni su Raiplay, spizzicando tra le varie serate, la prima, poi la seconda, di nuovo un po’ la prima, la quarta… (ma quante erano?!) un po’ qui e un po’ là, ché lo sapete che non faccio niente nel giusto ordine e in modo lineare. Quindi mi sarò sicuramente persa un sacco di fiori, di gag e di polemiche ecc.

Secondo: dato che ho visto amicizie trentennali rompersi e famiglie distrutte a causa di una divergenza su chi meritasse il quarto posto, che la politica e le minacce alle conquiste delle donne ci fanno un baffo, questa precisazione è necessaria: sarò in alcuni casi un po’ sarcastica, Sanremo solletica quel mio lato lì come nient’altro mai, ma è un gioco, e sono mie opinioni strettamente personali, tanto l’anno prossimo avremo dimenticato praticamente tutti. In altre parole, se a voi la Berté è piaciuta, vi voglio bene lo stesso, vogliatemene anche voi.

Terzo: non mi chiedete di dare un parere spassionato sulla conduzione, Baglioni per me non sbaglia mai, non ne sono mai stata innamorata più di tanto, neanche ai tempi della famigerata maglietta fina, ma mi piace ogni giorno di più, e dopo i quarant’anni secondo me ha scritto alcune delle canzoni più belle della musica italiana, ovviamente poco note (Stelle di stelle, una su tutte). Ha una voce immensamente più bella di tutti i concorrenti, ad eccezione forse di un paio. Ed è intonato, per giunta. Ma ripeto, non sbaglia mai, perché non si lancia da dilettante allo sbaraglio, ma fa le cose da persona seria, studiando, con classe, eleganza e preparazione. Se vi par poco… vale, all’inverso, la stessa cosa che ho detto della Berté.

Veniamo alle cose serie, le canzoni, e partendo dal fatto che io, invece, sì, sono una dilettante. E considerate che inoltre ho una tale età da ricordarmi i Sanremo presentati da Baudo quando era ancora (relativamente) giovane (anche se a me sembrava vecchio).

Partiamo (ehm) da Ultimo. Non avrei fatto ironie sullo pseudonimo, in molti hanno già dato e l’avrei anche trovata una cosa poco simpatica, però se l’è proprio un po’ cercata, dài. Gli ultimi saranno i pri… ehm, no. Ma ripijate, che non sei il Tutankhamon della canzone italiana. Goditela, sii felice, il secondo posto a Sanremo? E ti lamenti? Ma leccati le ferite della vanità lontano dai riflettori, che altrimenti rischi di sembrare un bambino viziato (ho detto sembrare? Ops… scusate). E poi stona anche quando fa ooh (a parte che è una delle rane dalla bocca larga che ormai imperversano ovunque, e dice santo invece di sento).

Mahmood: ha una bella voce.

Loredana Berté: amo l’anticonformismo. Di più. Lo ammiro, in alcuni casi lo venero. Ma l’anticonformismo tipo “c’ho avuto ‘na vita difficile e quindi vi posso trattare tutti da str..zi, nonché truccarmi fino a rendermi impresentabile, perché io sono una vera e fuori dal coro” mi aveva già stancata una trentina di anni fa, figuriamoci. Tutti c’abbiamo avuto una vita difficile, anche quelli che tratti a pesci in faccia. L’eccesso maschera l’anticonformismo, non lo rivela. Massimo rispetto per il dolore e per la persona, ma l’atteggiamento non mi piaceva prima e non mi piace adesso. E poi essere intonati, quando canti, è più importante che essere anticonformisti.

Nino d’Angelo: no, non sarebbe giusto parlarne, bisogna almeno aver sentito la canzone tutta intera, io al terzo secondo non ce l’ho più fatta e ho dovuto arrendermi.

Nek: Ma non dovrebbero presentarsi con una canzone inedita, a Sanremo? A me questa mi sembra la stessa di tutte le altre volte. Dicono abbia una bella voce. Boh.

Renga: non mi dispiaceva. Prima che iniziasse a sparare cavolate come se non ci fosse un domani. E comunque lui non è che proprio abbia la voce di Sting, Modugno e Freddy Mercury messi insieme, eh!

Zen Circus: qualche corso di dizione, vi prego.

Patty Pravo: ma no! A parte che se ridesse veramente e non per finta, si scioglierebbe; canta con un altro, ma due voci che c’entrano così poco una con l’altra non le avevo mai sentite. E poi: dimmi dove il cielo va a finire? Argh!

Chi manca? Ah, la Tatangelo. Che ha dato alla sua canzone il titolo, bellissimo, di un romanzo di Haruf che avrei voluto leggere. Lo leggerò lo stesso, ci mancherebbe. E cercherò di dimenticare che Le nostre anime di notte sia mai stato altro che il titolo di un libro.

Paola Turci: a parte un paio di stecche, non mi è dispiaciuta.

Ex Otago: ah, hanno cantato?

Il Volo: voci niente male, la canzone un incrocio tra i Pooh e Al Bano. Con un mezzo secolo di ritardo. Dice: ma piacciono tanto all’estero. Ecco, appunto, viaggiare serve, lo dico sempre io.

Boomdabash: non c’è niente al mondo che vorrei più di te… tu che porti il sole… in questo mondo di plastica… no, ma davero davero?

Enrico Nigiotti: forse devo risentirlo, è uno dei pochi a cui darei una seconda chance. Anche se, dopo mi hai lasciato dentro ad un mondo a pile / Centri commerciali al posto del cortile / Una generazione con nuovi discorsi / Si parla più l’inglese che i dialetti nostri ho pensato che forse si era messo nei panni del nonno, e immaginava di parlare ai nipotini di questo mondo allo sfascio… sembrava di sentire un centenario… una stellina in più per la commozione che ha mostrato.

Dite che demolisco soltanto, senza costruire? Che ho sentito le canzoni solo per il gusto di criticarle? È in parte vero (non lo fanno tutti? Ho il mio lato nazionalpopolare pure io, e quello polemico è pure peggio). Ma ho cercato per tutto il tempo un gioiello e l’ho trovato. Daniele Silvestri, senza nemmeno l’ombra di un dubbio. Canzone di una bellezza struggente, e dopo Baglioni, la voce più bella, nel senso di una voce che procura emozioni forti, vivaddio. Poi salvo Arisa, per me una delle migliori, anche se forse ha cantato cose più belle, ma almeno, sa cantare. Cristicchi, testo non originalissimo, ma canzone molto delicata e commossa, che ha guadagnato dal secondo e terzo ascolto. E il duetto Cristicchi-Ermal Meta è davvero poesia. Stupendo. Altre due voci bellissime. I Negrita, non male. Paola Turci, le voglio un sacco bene, la seguo dai tempi di Bambini e le concedo l’attenuante dell’emozione, anche se ormai a Sanremo dovrebbe esserci abituata. La canzone è comunque discreta. Motta ha guadagnato dal duetto con Nada, insieme erano proprio bravi.

Insomma, primo posto per Silvestri, secondo (ma con un distacco minimo), per Cristicchi-Meta, terzo, al momento, direi per Arisa.

Se ho saltato qualcuno e non potete vivere senza la mia opinione, chiedete pure.

Ah, quasi dimenticavo. Halleluja per Virginia Raffaele, bella, brava, intelligente e simpatica. Non ho ancora visto le sue imitazioni, e sicuramente sono strepitose (un po’ la conosco in quella veste), ma mi piace a prescindere.

E ora vado a leggere che c’è pure qualcuno a cui piacciono le mie recensioni di Lettrice della Domenica.