#Film 1928 – The Circus, The Cameraman, The Last Command

Uff! Mi ostino a riprovarci, ma la comicità di Buster Keaton proprio non mi diverte. Il film di Chaplin non è comico, anzi, direi notevolmente triste. Nessuno dei due film è brutto, intendiamoci. The Cameraman, poi, è considerato un capolavoro, e se vi diverte Keaton, è senz’altro più adatto a una serata di relax. Su Chaplin si può contare per una visione poetica, pur se malinconica, anche in questa pellicola ritenuta “minore”.

The Last Command di Sternberg invece mi è piaciuto molto. Emil Jannings ha vinto il primo Oscar come miglior attore protagonista per il ruolo del generale russo Sergej Alexander, cugino dello zar, la cui vita cambia radicalmente in peggio dopo essere miracolosamente sfuggito alla morte nel corso della Rivoluzione. Proprio le dolorose circostanze che hanno accompagnato quegli eventi lo hanno segnato nel fisico e nel morale. Quando un suo vecchio nemico rivoluzionario (interpretato da William Powell), nel frattempo diventato regista in America, scopre il suo nome nell’infinita lista di chi cerca lavoro come comparsa, decide di assumerlo con l’intenzione di umiliarlo…

Una storia senza buoni e cattivi, con un personaggio femminile (la rivoluzionaria/amante di Alexander) sufficientemente complesso da essere considerato di notevole modernità, in un film che non ha morali chiare da diffondere, ma parla di arroganza punita, di orgoglio e caduta, di dignità e di fortissime emozioni in un quadro storico più generale. Raccontare la Rivoluzione russa nella sua verità non era affatto l’intento di Sternberg, che sembra piuttosto usarla come sfondo e come esempio dei grandi eventi che possono in qualunque momento travolgere i singoli.

Cinema anni ’20 – Underworld

Ovvero Le Notti di Chicago, di Joseph Von Sternberg (1927), con Clive Brook (“Rolls-Royce”), Evelyn Brent (“Feathers”) e George Bancroft (“The Bull” Weed). Forse il primo gangster movie, all’epoca colpì sia per il soggetto, sia per il modo in cui era trattato, che avrebbe poi ispirato i vari film successivi dello stesso genere. Bello, bello, bello, era consigliatissimo su Mymovies ma mi è piaciuto molto al di là delle mie aspettative.

Ingredienti per noi forse scontati, il gangster, la pupa del gangster, un amore contrastato, il mondo del proibizionismo, mai citato ma ben presente, allora però dovevano essere davvero innovativi e questo secondo me si percepisce. L’ho trovato ironico, a tratti divertente, a tratti denso di suspence e la scena del ballo dei malavitosi è splendida.

Non sono quasi mai certa del mio intuito quando si tratta di recitazione, ma in questo caso ho avuto ragione. Non conoscevo Clive Brook, l’ho molto apprezzato e ho poi scoperto che era uno degli attori più importanti del muto, passato poi al sonoro con un ottimo successo e molti bei film all’attivo.

La carriera di George Bancroft è stata molto più breve, almeno nei ruoli principali, ma con alcune punte interessanti, e con un seguito da caratterista tutt’altro che trascurabile.

Evelyn Brent è davvero bella e il suo sguardo le ha fruttato alcuni bei ruoli, anche se non forse tanti quanti ci si sarebbe potuti aspettare. Consigliatissimo, per quel che vale, anche da me. E con questo spero di riprendere infine alcune delle rubriche da tempo trascurate, il cinema del martedì, i blog del sabato, i libri della domenica e chissà, forse anche il Robin’s Monday, ma devo vedere cosa riesco a fare. Almeno quelle del cinema e dei libri spero proprio di sì!