Farfalle

Chiedo scusa se ho saltato ancora una volta la rubrica del sabato sui blog che seguo, Sabatoblogger, spero di non doverla sospendere per tutto il periodo estivo, proverò a mantenerla ma probabilmente non in maniera costante, richiede tempo e attenzione e in questo momento ho un bel po’ di carne al fuoco. In più, come qualcuno di voi sa, in estate sono in campagna quasi tutti i fine settimana, con connessione notevolmente ballerina. Ma in compenso, con tante farfalle così domestiche da mettersi in posa. Già l’anno scorso mi aveva colpito questo fatto, non si spostano, non volano via. E’ come se si fidassero. Il nostro giardino diventa sempre più un paradiso per le più diverse specie di insetti (e credo anche di altre forme di vita, l’altro giorno ho visto una grossa coda verde spuntare tra il fogliame e poi scomparire, penso a un ramarro o qualcosa del genere. Non voglio pensare ai serpenti, invece…).

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La bellezza dei bruchi

Sai cosa c’è di bello in questo mio cercare di somigliarti, o di somigliare alla me stessa che credo potrebbe piacerti? E’ che non lo faccio per te, lo faccio per me. Cambiare per un altro, perché qualcuno ce lo ha chiesto, lo fa morire, l’amore. Magari non ci se ne accorge subito, si pensa di farlo sopravvivere, persino di dargli importanza, e invece lo si uccide. Se però do al mio cuore quella forma che per me è perfetta, ma lo è, appunto, solo per me, una forma che mi appartiene come fosse un pezzo del mio corpo, che “è” un pezzo del mio corpo, allora non sto davvero cercando di piegarmi a un altro essere, sto solo riconoscendo una parte che vedo meglio da più lontano, guardando un altro e non limitandomi a scrutarmi dentro.

Non ti amo perché sei il mio modello di riferimento, è una cosa che non hai scelto tu, né lo avresti potuto. Non ti amo perché ti incantavi a guardare le farfalle, sono bravi tutti ad amare un esserino alato, multicolore e lieve. Ti amo perché tu hai capito la bellezza dei bruchi, hai amato la ricerca, l’impegno, la fatica della loro metamorfosi; perché hai preso i pezzi di vetro più taglienti, che ti avevano ferito il cuore, e li hai alzati per guardarli in controluce e vederci dentro l’arcobaleno; perché hai inventato parole efficaci per esprimere, giocando, tutta la rabbia dei bambini traditi; perché le città straniere che hai visto te le sei portate dietro senza dimenticarle e hai dato voce al loro silenzio, perché hai vissuto come me tra le colline e il mare e avresti amato i miei luoghi come io amo i tuoi, perché sei rimasto sotto la pioggia ad aspettare e i tuoi occhi erano ancora più azzurri; perché nonostante la paura, ti sei guardato dentro a fondo in modo che gli altri potessero, se volevano, cambiare lo sguardo su se stessi e sulle cose; perché hai mantenuto dei segreti, che è una cosa necessaria, qualche volta, per preservare l’anima, specialmente quando il corpo resta esposto a molti venti; perché anche per accarezzare un delfino, come per parlare con i bambini e i matti, bisogna aver rispetto e conoscere il modo; perchè sei del mare, lo sei sempre stato, ma entrarci così, senza difese, è tutta un’altra cosa, ed è perché sei del mare che il tuo cuore continua, ancora, ad accogliere le onde, che è quello che anch’io vorrei fare. E per questo, sai. Per l’arcobaleno, per il mare e i bambini, per gli aquiloni e per tutte quelle strade che salgono e poi ridiscendono solo per salire di nuovo. Ma più d’ogni altra cosa, per la bellezza dei bruchi.

Qualche fiore e frutto di stagione

Un paio di pomodori rosseggino tra il fogliame, un minuscolo zucchino cerca di mimetizzarsi; la hosta fiorisce, la lavanda ha ancora un paio di fiorellini blu in mezzo a quelli appassiti; il sambuco e il ginepro (credo, se non ricordo male, che sia un ginepro) baccheggiano; e poi pere e una strana coppia: peperoncini e nocciole, che non sembrano avere molto in comune, ma li ho raccolti lo stesso giorno, me li sono trovati in due mucchietti vicini e ho pensato “perché no?”. Che forse è quello che hanno pensato anche le due farfalle giocherellone. Perché no?