Il blog (e la scrittura): passione indisciplinata

Sono disordinata, sconclusionata, disorganica, lo sapete. Non sempre, qualche volta. Per scelta, più spesso che no. Faccio duemila cose perché ne inizio cinquecento e poi devio, vado un po’ qua e un po’ là, ne incontro altre, mi lascio incantare e perdo la strada, trovo altri sentieri nascosti.

Tutto questo per dire che ho iniziato tante rubriche e sono anche riuscita, per qualche tempo, a seguirle con una certa regolarità, ma credo che questo non sia il momento adatto per proseguire in quel modo. Scriverò, d’ora in poi e non so per quanto, forse per sempre, quello che voglio quando ho tempo e quando mi viene, per cui può essere che un giorno posti tre articoli, o chissà, magari quattro o cinque, e poi non scriva per una settimana. Come già sta accadendo, del resto, sto solo prendendo maggiore consapevolezza del fatto.

Scrivere è una fatica, bellissima, ma una fatica. Molta della sua bellezza sta, per me, nel fatto che è una fatica non organica, non sistematica, indisciplinata. Alla fine, mi ci sono voluti oltre cinquant’anni, ma ho capito che ogni volta che comincio a fare qualcosa con una cadenza fissa, perdo la passione, e quella, proprio non voglio perderla.

Quindi ecco, volevo dirvi, non aspettate il Robin’s Monday o il Sabatoblogger o il Cinema del Martedì, o la Lettrice della Domenica (e poi la musica, allora? e i viaggi? e…) perché mi sa che tutto potrà succedere in qualunque giorno della settimana…

La lettrice della domenica: La felicità, di Robert Misrahi (Elliot ed., trad. di A. Rizzi)

Ho proceduto molto, molto a rilento con questo libro, incespicando e dubitando di riuscire a finirlo, eppure non ho mollato. La felicità come fondazione, coscienza sostanziale, atto riflessivo e filosofia mi interessa molto. Lo ammetto, mi aspettavo un tono più divulgativo, e resto convinta che molto si sarebbe potuto dire con un linguaggio meno “iniziatico”. Tuttavia, posso anche dire che la riflessione su alcuni concetti ha beneficiato di una comprensione non immediata. Mi ci sono picchiata un po’, ho dovuto tornarci su, spesso più e più volte, e questo dopotutto mi ha impedito di adagiarmi.

La felicità non potrà quindi essere il semplice giudizio, la semplice interpretazione riflessa e attuale dell’insieme di una vita da parte del soggetto di questa vita; non potrebbe ridursi a una interpretazione, a un apprezzamento o a un giudizio positivo sull’esistenza passata; essa deve implicare anche il sentimento evidente di una omogeneità esistenziale tra il presente che si sta vivendo e il passato già vissuto. Questo significa che la felicità, come senso dello svolgimento temporale di un’esistenza (avvertita come soddisfacente, significativa e libera), è costituita da un materiale concreto che deve essere attualmente vissuto come pienezza e significato, e attualmente riconosciuto come già vissuto nel passato del soggetto e nella sua continuità temporale. Questo indispensabile materiale attuale e vissuto di una felicità pensata come già vissuta e  come ancora da vivere è la gioia. Allora, il desiderio, che è la sostanza dell’individuo, deve diventare gioia, cioè desiderio appagato, per diventare il materiale, l’elemento della felicità. (p. 101)

Dopotutto, bisogna fare fatica, per arrivare da qualche parte, e maggiore è la fatica, maggiore è la soddisfazione. E per quanto “difficile” e “austero” siano aggettivi che non è intuitivo associare alla felicità, a ben pensarci non sono necessariamente così distanti.

Questo pensiero riflessivo, che procura la gioia dell’autonomia mediante la ricerca stessa sull’autonomia e sulla gioia, può apparire a prima vista come difficile e austero. Questa difficoltà è il prezzo della gioia forte e intensa che essa permette di raggiungere; e si attenua nella misura del progredire della coscienza sul cammino del proprio itinerario, dal momento che la crescita della proipria gioia intellettuale porta con sé una crescita della propria comprensione. La filosofia è un coronamento. La gioia di fondare la propria vita mediante la comprensione di sé e la conoscenza può iniziare a esprimersi a contatto con ciò che è convenuto chiamare la cultura. La cultura romanzesca, poetica o storica può conferire al soggetto che ricerca il senso e la pienezza questa gioia che viene dalla padronanza progressiva della nostra esistenza e dall’accesso progressivo alla ricchezza e alla bellezza del mondo.