Il Mago di Oz

 

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Uno dei film da Oscar che mi sono comprata è questo: candidato a cinque statuette, vinse quella per la miglior colonna sonora. Colpevolmente non lo avevo mai visto (!), né avevo mai letto il libro (!!). Naturalmente conoscevo a grandi linee la storia: chi non sa del Leone Codardo, dell’Uomo di Latta e dello Spaventapasseri e della tremenda Strega dell’Ovest? Chi non sa della casa di Dorothy strappata alle sue fondamenta nel solido Kansas e trascinata in aria da un uragano almeno in questo caso molto più immaginario e interiore e meno catastrofico di quelli “meteorologici”?

Aggiungete  Over the Rainbow, una delle canzoni più famose di tutti i tempi, una fantasia sfrenata, magnifiche scenografie e avrete il quadro di un film incantevole, coinvolgente e pieno di magnifiche trovate e splendide idee… tranne il finale un po’ troppo zuccheroso e conformista, ma del resto è un po’ come per Pinocchio: alla fine tutto sommato non ha poi tanta importanza che lui diventi un bambino giudizioso. Crescere non è necessariamente una brutta cosa, certo meglio che rimanere adulti infantili, ma noi tutti sappiamo che quello che conta sono le avventure, la magia e la fantasia, che né Pinocchio né Dorothy, speriamo, perderanno mai neanche da adulti, così come non le hanno perse i “grandi” che hanno scritto le loro storie.

55. Everyone’s Hero / Piccolo grande eroe

 

Everyone’s Hero (2006) ha ricevuto dalla critica giudizi anche molto contrastanti. Emotivamente tendo a concordare con chi ha parlato di un cartone piuttosto blando, una storia in sé banalotta e rassicurante che va bene per i bambini molto piccoli e per i fan del baseball: un ragazzino che tutti prendono in giro e che finirà attraverso varie traversie per insegnare a tutti i veri valori dello sport e bla-bla-bla… Quanto ai disegni computerizzati, a me non sembrano male ma me ne intendo quanto di sanscrito.

Però ha sicuramente un paio di punti a suo favore: per prima cosa, il cast è notevolissimo, a parte Robin Williams nella parte di Napoleon Cross, perfido proprietario della squadra avversaria degli Yankees di Babe Ruth, abbiamo tra le altre “voci” William H. Macy, Rob Reiner, Whoopi Goldberg, Brian Dennehy e Forest Whitaker.

Inoltre, alcune delle trovate a me sembrano divertenti, la pallina e la mazza parlanti che appartengono a due squadre diverse e litigano tra loro, per esempio, mi hanno incuriosito.

Una nota, la regia è in parte di Colin Brady, in parte di Christopher Reeve, il quale stava lavorando al film al momento della morte. Possibilissimo che questo sia uno dei motivi per cui Robin ha partecipato senza neppure voler essere citato nei credits, i due erano grandissimi amici.

Segue un video della prima parte del film, per chi fosse curioso, mi spiace per i sottotitoli in ebraico, ma non sono riuscita a trovare niente di non sottotitolato, o con sottotitoli in inglese (e tantomeno in italiano). Tra l’altro non ho ancora neanche il dvd, è uno dei pochissimi che mi mancano… spero di riuscire ad averlo presto.

54. Happy Feet

Un altro film considerato visivamente bellissimo, e l’avevo detto che questo era un aspetto che Robin sicuramente teneva in gran conto nel decidere se accettare un film, fosse per ragazzi o meno.

Questo cartone animato diretto da George Miller (quello di Mad Max, per intenderci), e che gli ha fruttato un Oscar come miglior film di animazione, è ambientato in Antartide, tra ghiacci perenni, aurore boreali, tunnel di ghiaccio, fondi oceanici e meandri oscuri. La storia è quella di Mumble (Mambo in italiano, cui dà voce nella versione originale Elijah Wood, il Frodo Baggins della trilogia del Signore degli Anelli). Mambo è un pinguino Imperatore stonatissimo in un mondo in cui la voce è tutto e chi non sa cantare quasi non è neanche un pinguino, certo non ha speranze di poter trovare una compagna. Mambo, invece, balla il tip-tap, ma la cosa non è per niente apprezzata dai suoi simili. Il suo stesso padre Memphis (Hugh Jackman nella versione originale) sembra vergognarsi di lui. Dalla sua parte ha la madre Norma Jean (Nicole Kidman) e l’amica Gloria (Brittany Murphy).

Un giorno, sfuggendo a una foca leopardo, Mambo si ritrova in un posto sconosciuto, abitato da pinguini Adelian, molto più piccoli e festaioli. Fa amicizia con un gruppo di loro, capeggiato da Ramon, che è ancora più piccolo degli altri ma ha una voce notevolissima. Inoltre, incontra il “guru” Lovelace, un pinguino saltarocce che ha fatto del suo contatto con gli “esseri mistici” (che altri chiamano alieni) un modo di circondarsi di un’aura di fascino, seduzione e mistero. Tornato con i nuovi amici nel territorio degli Imperatore, Mambo viene messo alla berlina dai compagni, accusato della scarsità di pesci che sta affamando i suoi compagni e scacciato dagli anziani. Si pone quindi alla ricerca degli “esseri mistici”…

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Segue una brevissima, deliziosa intervista in cui Robin racconta un po’ di come siano nati i suoi due personaggi. Infatti nel film si sdoppia, dando voce a due caratteri diversissimi come Ramon e Lovelace (in italiano Adone). Come altre volte, anche qui fa dell’autoironia sulla propria bassa statura (I know, size can be daunting, but don’t be afraid), e con Ramon dipinge un dongiovanni sfortunato ma tosto (e capace, cantando una versione di My Way in spagnolo, di smuovere più di un cuore). Nell’intervista spiega che Ramon è piccolo ma non si sente affatto tale, non gli importa, non ha bisogno di compensare niente, semplicemente, la taglia per lui non conta. Per Lovelace (che è anche il narratore) Robin utilizza invece tutto l’immenso potere seduttivo delle tonalità più profonde di quella voce dall’estensione e dalla versatilità ineguagliabili (dice nell’intervista di essersi ispirato a Barry White). Quella voce ha fatto sì che le farfalle abbiano danzato nel mio stomaco a loro piacimento, variando il ritmo dal più frenetico al più carezzevole. Se ne sono poi andate, ma lasciando dietro di sé una scia di sensazioni positive. Di quelle che restano.

Interviewer: So, how do you find your inner penguin?

Robin: You have to find the cold part in yourself where there is warmth, you have to find that moment, what’s the part of you that wants to sit on an egg, what’s the part of you that wants to bring a pebble to your favorite one? What’s the part of you that sings, not just in the shower, but sings to meet that special person, that’s the penguin. What’s the part of you it’s not, you know, that says size doesn’t make a difference, what’s the part of you that says I can dance on any form, what’s the part of you that looks to swim and leave a bubble trail, that’s the penguin.

 

I.: Why is Ramon so short?

R.: Because you know, I’m not the tallest tag in the bunch and I wanted to… he’s small among small guys but you know, he makes up for it in voice, he’s got a lot going on, that’s why he said ‘let me tell jou something’, he’s very, you know… (a gesture meaning ‘tough’), he may be small but he feels large.

 

 

53. Night at the Museum / Una Notte al Museo

Siccome Notte al Museo 3 è uno degli ultimi film cui Robin abbia partecipato, sembra difficilissimo trovare video o citazioni, anche riguardo al primo (oggetto di questa recensione) che non siano legati alla sua morte, ma semplicemente al film. Immagino sia naturale, in un certo senso, ma comincia a diventare un po’ irritante. Ho l’idea che potrebbe lui stesso salire a cavallo e declamare con la voce di Teddy Roosevelt (del suo Teddy Roosevelt, of course) qualcosa come, ok ragazzi, sono morto, ma ho anche vissuto, sapete.

Il fatto è che al momento ho potuto vedere solo la versione italiana del film ed è già una fortuna, ma solo fino a un certo punto. E’ la mia idea di film per famiglie: azione, suspence q.b., buoni sentimenti forse un po’ troppi ma non esageratamente troppi, e si ride. Vero che il film ha un po’ di alti e bassi, anche come humour, ma tendenzialmente ci si divertono i ragazzi e anche i grandi (molte citazioni, tra l’altro, alcune palesi, altre meno, ed è un gioco anche quello di scovarle). Solo che è la voce e il modo di pronunciare le battute che fa il personaggio. Specialmente questo personaggio.

Credo sia troppo noto, il film, perché ci sia bisogno di dire che la trama è l’ultima delle preoccupazioni. Larry, divorziato e con un figlio di dieci anni, deve trovare una certa stabilità nella sua vita per non perdere la custodia del bambino. Accetta un lavoro come guardiano notturno in un museo, ma non sa che di notte tutte le statue e tutti i reperti prendono vita. Una pletora di antichi Romani, unni, Maya, dinosauri (beh, quello è uno ed è… un dinosauro da riporto), pistoleri… e naturalmente Teddy Roosevelt, ventiseiesimo Presidente degli Stati Uniti, ma anche scrittore, esploratore, soldato e naturalista. Uomo pieno di contraddizioni, anomalo per tanti aspetti, piuttosto eccentrico. Cercate un suo ritratto e guardate se Robin non è riuscito a somigliargli quanto era possibile e non possibile.

Ho trovato questi due spezzoni (uno dei quali non sono sicura che si veda).

 

http://www.videodetective.com/movies/night-at-the-museum-scene-larry-meets-teddy-roosevelt/753565

 

Nick (il figlio di Larry)      E se ti sbagliassi? Se fossi solo uno normale che deve trovare un posto fisso?

Teddy Roosevelt            Anything’s possible Lawrence. If it can be dreamed, it can be done. Hence the twenty-foot jackal staring right at you. (Tutto è possibile, Lawrence. Se si può sognare si può fare. Infatti quegli sciacalli di sei metri ti fissano).

Teddy Roosevelt              Io sono fatto di cera, ragazzo, tu di che sei fatto?

Larry                                  Ehi, aspetta un momento. E’ tutto quello che hai da dirmi?

Teddy Roosevelt              E’ tutto!.

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Larry                                   Allora avanti, uomini! E animali. E… strani pupazzi umanoidi senza faccia…

34. Flubber

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Filmetto spensierato e leggero, questo. Secondo dei quattro fatti da Robin Williams nel 1997 (beh, se consideriamo che il primo era Good Will Hunting, si può capire forse come mai critica e pubblico ci siano andati giù un po’ pesanti). Può certo far da balsamo per una giornata un po’ così-così. A me oggi ha fatto bene e quando un film riesce a migliorarmi l’umore, il numero delle stelline ideali che gli attribuisco aumenta almeno quanto aumenta quando mi commuovo.
Film, tuttavia, stroncato dalla critica, con rare eccezioni. Persino Roger Ebert, che sembra in genere aver avuto un debole per qualunque pellicola in cui recitasse Robin Williams, classificò Flubber tra i peggiori film del 1997. Vi dirò: è una cavolatina, non posso sostenere il contrario, ma tra le tante cavolatine che escono, io lo trovo delizioso. Buffo, dolce, stralunato come il suo protagonista. In fondo è un film per famiglie e in questo campo ci sono incantevoli meraviglie ma anche innominabili orrori. Questo secondo me si piazza verso una dignitosissima via di mezzo. Trovo adorabili molte cose. Il protagonista in primo luogo… Maddài, dirà qualcuno. Ma chi ha avuto la pazienza di seguirmi lungo il percorso che ha preceduto questa trentaquattresima recensione, forse ricorderà che l’impensabile è accaduto. Ci sono stati personaggi interpretati da Robin Williams che nemmeno io sono riuscita ad amare (il che non significa che il film in sé non valesse la pena). Anche il flubber, comunque, è adorabile. Che ci volete fare, ho una parte bambina alla quale tengo moltissimo, ci sono scene in cui rido come una matta. E quando penso a come Robin usava la faccia, il corpo, l’energia, a quanto tutto fosse strumento malleabile più del flubber nelle sue mani, ecco, in questo film lo si vede, lo si vede moltissimo. E già solo per questo lo amerei.
Si tratta di un remake di un film del 1961, intitolato The Absent-Minded Professor (Un professore tra le nuvole), con Fred MacMurray, che io però non ho visto.

Steven Spielberg aveva pensato di produrlo, poi non se ne fece nulla perché per lui era imprescindibile la presenza, nel ruolo del protagonista, di Robin Williams, il quale all’epoca era in rotta con la Disney (a causa di un loro inadempimento del contratto relativo al film Aladdin). Non appena Robin si riconciliò con la casa cinematografica, comunque, venne immediatamente scritturato.

Phillip Brainard è un fisico, mente geniale ma ovviamente con la testa tra le nuvole come qualunque professore (e specialmente scienziato) che si rispetti. Talmente tra le nuvole, in effetti, che non solo è capace di sbagliare aula e non accorgersene neanche quando finisce tra i modelli (nudi) di una lezione di disegno dal vero, ma non riesce a ricordarsi neanche del suo matrimonio. Anche se in quest’ultimo caso c’è anche lo zampino di Weebo, una sorta di computerina infernale ossessionata da lui. In versione buffa, ovviamente. Le macchine nel film a me piacciono tutte tanto tanto. Naturalmente c’è anche un villain nel film, un antipaticissimo collega rivale di Phillip che dopo avergli rubato varie idee per sfruttarle economicamente, intende adesso rubargli anche la fidanzata. E quando Phillip crea un nuovo materiale, duttile, pieghevole, flessibile, addomesticabile, nonché, come si diceva, adorabile (il flubber, appunto), tutto potrebbe risolversi, ma prima deve complicarsi…