San Francisco – Diario di viaggio 12. 3.11.2016 – Conferenza dell’ATA

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Poco da dire per questa giornata, se non che una conferenza internazionale di traduttori (organizzata dall’American Translators Association) che si tiene in un mega-hotel con 17 piani di hall (la più grande al mondo) ti fa sentire che la professione è tutt’altro che secondaria e che il modo in cui viene percepita dipende tanto da come chi la esercita è in grado di presentarla.

La scultura nell’atrio è intitolata Eclipse ed è di Charles Perry.

Per il resto, solo un altro paio di foto del pub dell’albergo scattate prima di uscire, e alcune immagini della città al tramonto, un altro frammento di bellezza colto tornando a piedi alla fine della giornata di conferenza.

San Francisco – Diario di viaggio 7. – 31.10.2016 (segue) – breve giretto del pomeriggio

Orsogrande questo pomeriggio ha voluto restare in albergo, io sono uscita, senza fretta, erano le cinque circa, ma voglio prendere confidenza, più la percorro più mi piace, questa città, ti conquista con la sua gentilezza, il sorriso spesso pronto, quel salutare anche gli sconosciuti con how was your day? (già dall’aereo!) che sarà pure una formalità ma io lo adoro, e se pure la giornata non fosse delle migliori, me la rallegrerebbe. Eppure, poi, quanti senzatetto, quanti! Persone che dormono in ogni angolo di strada, in ogni aiuola, nei quartieri più popolari come in quelli upper class. Nessuno, a quanto pare, alza barriere o fa crociate per ripulire la città, nessuno propone muri o deportazioni, però uno si domanda se questa naturalezza nel considerarli parte della città come tutto il resto sia accettazione, indifferenza, cultura della responsabilità individuale, o altro. Certo, nella totale (credo) assenza dello Stato immagino che ognuno possa fare poco, al di là della beneficenza che è considerata, mi par di capire, un dovere morale e sociale, ma sempre beneficenza è.

Insomma, questo sarebbe un aspetto da approfondire, e mette tristezza tanto più ora. Siamo ad Halloween, tutti sono in strada, moltissimi mascherati (mi ha fatto morire il signore molto distinto in giacca e cravatta che chiacchierava amabilmente con una… ehm… scheletressa? o forse era una zombie, ma insomma, ci capiamo). Tutti hanno voglia di festeggiare, divertirsi, mangiare bene e il contrasto stride.

Ho visto il St. Francis Westin Hotel (notevole) e avrei voluto vedere anche il Museum of Craft Arts (ma è chiuso il lunedì) e la Xanadu Gallery (anche quella chiusa, non so se temporaneamente, sarebbe un peccato non poterla visitare). Sono entrata invece, come da suggerimento della guida, nella rotonda del grande magazzino Neiman Marcus, ricoperto in granito italiano multicolore con la cupola in vetro colorato rimasta dal City of Paris, che prima si trovava nello stesso luogo fino al 1982.

Domani si va a Chinatown e North Beach direi, anche se tengo molto al Golden Gate Park e naturalmente alla gita a Tiburon più di ogni altra cosa. Poi ci sarebbe la Napa Valley e Russian Hill, e Telegraph Hill, e Filbert Street e Lombard Street e… aaargh! Prendi il tuo tempo… keep calm and take your time! 🙂

Pur cercando di vedere tutto ciò che è turisticamente consigliato, mi creo i miei personalissimi, eccentrici tragitti. Programmare non piaceva più di tanto al protagonista del mio viaggio e piace poco anche a me. Lo stretto necessario, poi ci si può lasciar trasportare dalla curiosità e dal vento. Finendo per scoprire nessi inediti che dalle piantine non si capiscono, come quello tra il Financial District e l’oceano, che dalla guida sembrerebbero distanti anni luce (e naturalmente lo sono, in un certo senso. Ma non geograficamente, anzi, sono vicinissimi).

La guida la guardo, la leggo, penso a un itinerario possibile, magari da quello inizio. Ma più che altro perché poi adoro prendere deviazioni, traverse, andare in direzione opposta a quella suggerita, o procedere ancora oltre. Con un po’ di disagio da parte di Orsogrande che oggi mi diceva “poi faccio confusione e non so più come tornare”. Lui che di solito si orienta molto meglio di me. E qui invece subentro io, quella che, appunto, non ha mai avuto senso dell’orientamento e adesso mi sento un po’ come se questi luoghi li conoscessi già. Un confronto veloce sulla carta, una conferma al mio intuito, e si va. E’ una sensazione strana, intensa, mi dà sicurezza. Quindi chissà cosa verrà domani. La meraviglia non è mica programmabile.

San Francisco – Diario di viaggio 6. 31/10/2016 – Mattinata al Financial District

Questo albergo è fantastico! Stamattina colazione in una sala che più Old America di così non si può, DEVO fotografarla (nel frattempo ho comunque fotografato il salottino addobbato per Halloween.

Colazione alle 7.30 ma prima delle 9 non siamo riusciti a uscire. Comunque è stata una giornata fantastica. Avrebbe dovuto piovere ancora, in realtà è stato variabile e nel pomeriggio addirittura bello, quando esce il sole qui fa un bel caldo! Non sento neanche tanto l’umidità (che pure dovrebbe essere intorno all’80%… mah), sarà che c’è spesso un bel venticello… 🙂

Abbiamo fatto tutta Sutter Street in discesa, è dove abbiamo l’albergo ma anche una delle strade più centrali di Cisco, per arrivare a Montgomery, dove si trovano alcuni degli edifici più particolari. Siamo in pieno Financial district e tra le altre cose si vede il profilo riconoscibilissimo della transamerica Pyramid, l’edificio più alto della città, con i suoi 260 m (più la guglia di 64,6 m). Si dice che – tra gli altri illustri visitatori – in questo edificio Mark Twain abbia incontrato il pompiere da cui avrebbe tratto ispirazione per il suo Tom Sawyer.

Abbiamo visitato anche il Fargo & Wells Museum. La Fargo & Wells è una società nata in piena epoca di corsa all’oro, dall’iniziativa di questi due lungimiranti personaggi che intuirono – diversamente dagli altri soci della banca a cui appartenevano – le ottime possibilità offerte dal trasporto dell’oro e dai prestiti che si potevano fare a chi partiva speranzoso alla sua ricerca. Il museo contiene quindi diversi strumenti di misurazione, riproduzioni delle antiche diligenze per il trasporto (questa che inserisco è invece originale)…

… strumenti di comunicazione, i principali oggetti trasportati, monete e banconote d’epoca

e inoltre si leggono alcuni interessanti aneddoti: il trasportatore che fermò uno dei più famigerati banditi del tempo, autore fino a quel momento imprendibile di circa una ventina di rapine, segnando l’inizio della sua fine (e ricevendo dalla riconoscente compagnia un fucile col manico decorato con una riproduzione della sparatoria), o quella di Cassie Hill, agente della società, telegrafista e rappresentante della Western Union Telegraph e della Southern Pacific Railroad per l’importante snodo di Roseville, dopo la morte del marito; non si risposò mai, affermando di essere “troppo impegnata” e tra l’altro guidò una delle prima automobili di Roseville fino alla bella età di 85 anni (parliamo del 1940: sarebbe morta 15 anni dopo a 100 anni). O di Delia Haskett Rawson, prima (e probabilmente la più giovane) conduttrice di diligenze, unica donna appartenente ai Pioneer Stage Drivers della California, di cui fu anche vice-presidente.

La Fargo & Wells Bank non può essere fotografata all’interno, “politica aziendale”. Il Mills Building è stato invece una splendida esperienza, non solo perché l’interno è molto bello (e così anche l’entrata ad arco romanico), ma anche per il gentilissimo custode, evidentemente orgogliosissimo del “suo” palazzo, con cui abbiamo conversato per parecchio tempo di bellezza, di Italia, di Brasile, di San Francisco e che ha anche insistito per farci una foto sullo sfondo della scalinata dell’atrio.

Il Palace Hotel è superbo, anche quello fotografabile (adoro quando mi dicono take your time, non è la prima volta che lo sento e lo trovo un bellissimo invito a godere della bellezza che hai intorno senza fretta).

E siccome poi anche l’Embarcadero Center fa parte del Financial District, e in uno degli edifici si svolgerà la conferenza annuale dell’Associazione Americana dei Traduttori a cui parteciperò nei prossimi giorni, ho voluto andare a dare un’occhiata, tanto per capire dove si trova. Ci siamo arrivati da California Street, percorsa fino in fondo ed è una bella camminata. Solo che io in lontananza ho intravisto l’inconfondibile orologio meccanico del Ferry Building e non ho resistito: ci siamo visitati il Farmer’s Market (frutta, verdura e formaggi freschi a San Francisco non mancano mai e sono buonissimi!) e siamo usciti dietro l’edificio, sul molo. L’oceano! Sullo sfondo, il Bay Bridge. L’emozione si fa sempre più forte, sarà che tra le cose con cui più ti identifico c’è sicuramente il mare, ma anche in questo caso, devo prendermi il mio tempo.

Per tornare indietro abbiamo percorso Market Street fino a che incontra di nuovo Sutter Street. Non è per nulla difficile capire come funziona questa città. Anche per una persona con scarso senso dell’orientamento come me (che poi, sto scoprendo di averne di più di quanto credessi, quando devo arrangiarmi), è molto difficile perdersi. Poche strade, non larghissime ma lunghissime, che si incrociano in modo quasi intuitivo. Me ne sto appropriando pezzettino per pezzettino, la sento sempre più mia, più vicina, più casa. Meno di quanto mi aspettassi, inizialmente; e in pochissimo tempo, invece, molto più di quanto mi aspettassi.

(segue)