Film 1934 – It happened one night – Accadde una notte; Of human bondage – Schiavo d’amore

Avevo parlato di Accadde una notte – It Happened One Night a maggio, quando avevo iniziato a guardarlo. L’ho finito oggi…

Mancanza di tempo, certo, ma anche molta fatica. Non che sia brutto, tutt’altro. Del resto è stato il primo e a lungo l’unico film a vincere tutti e cinque gli Oscar cosiddetti maggiori (miglior film, miglior regia, sceneggiatura, attore protagonista e attrice protagonista). Frank Capra è stato anche per molto tempo uno dei miei registi preferiti, adoro le sue commedie anche adesso.

E allora cosa mi ha impedito di apprezzare appieno la pellicola? Diverse cose: primo, la storia forse poteva essere originale allora, ma adesso francamente appare parecchio datata: una sorta di Bisbetica domata in chiave moderna (moderna per allora, s’intende), con l’improbabile storia d’amore tra una fanciulla ricca e viziata in fuga  – interpretata da Claudette Colbert – e un giornalista cinico e squattrinato che inizialmente mira solo a sfruttare la storia per soldi, ma poi si redime.

Il protagonista maschile è Clark Gable, e qui sta un’altra nota dolente, perché non mi è mai piaciuto e non ho cambiato idea. Perfettamente in parte, intendiamoci, ma appunto. In tutti i suoi ruoli, ha recitato sempre sostanzialmente quella parte. Benissimo. Ma sempre la stessa. Il che mi fa pensare che ci fosse molto di lui, dentro. E se adoro l’ironia di origine britannica che illuminava gli occhi di Archibald Alec Leach, alias Cary Grant, quel tipo di mascalzone sciupafemmine dal cuore d’oro alla Clark Gable non mi prende proprio.

Infine, e non è un dettaglio secondario, ho trovato in rete solo un video pessimo, con un audio bassissimo, il che mi ha reso difficile seguire i dialoghi, già in sé piuttosto serrati e in americano stretto. Proprio questo mi ha fatto venir voglia di comprarmi o comunque trovare in qualche modo una versione migliore; dopotutto, Frank Capra è Frank Capra, cinque Oscar sono pur sempre cinque Oscar, e sono sicura che i dialoghi siano la cosa migliore del film.

Invece, per Of human bondage una volta mi è decisamente bastata. L’ossessione d’amore di un masochista per una profittatrice sciocchina che non sa nemmeno che cosa esattamente vuole e che finisce per autopunirsi con una rapida discesa lungo la strada della perdizione… boh, anche no. Nemmeno se in questo caso i protagonisti sono niente meno che Leslie Howard e Bette Davis. Il che mi ha permesso di arrivare a vederlo fino alla fine, ma niente più.

Adesso mi dedicherò a Hitchcock (L’uomo che sapeva troppo) e Lubitsch (La vedova allegra). Beh, dopotutto il 1934 non è stato un cattivo anno, cinematograficamente parlando.

#Film 1933 – L’amaro te del Generale Yen

Cina, anni ’30, la guerra civile che porterà (diversi anni dopo) il comunismo al potere (contro il Kuomintang) è già in atto. Una giovane missionaria (Barbara Stanwick, nel pieno del suo fulgore) viene separata dal fidanzato durante gli scontri e viene salvata dal generale Yen, un ribelle cinico e spietato ma affascinante (l’attore in realtà era Nils Asther, svedese, bellissimo e notoriamente gay in un’epoca in cui esserlo non era per niente facile. A un certo punto pensò bene di chiedere nientemeno che a Greta Garbo di sposarlo, ma il suo aspetto non bastò a indurla ad accettare). Nonostante i suoi fortissimi pregiudizi e la differenza di vedute, la ragazza presto finisce per essere attratta dal bel generale… uno dei primi, se non il primo esempio di amore interrazziale, in epoca pre-codice Hays, con dosi considerevoli di erotismo ed esotismo. Il regista è Frank Capra ma non pensate a la vita è meravigliosa, questo è del tutto diverso. Fotografia notevolissima, credo abbia preso anche qualche premio.

Film 1926 (segue): The Lodger, The Winning of Barbara Worth, Beau Geste e altri

(la prima parte con gli altri film del 1926 che ho visto la trovate qui).

The Lodger – A story of the London fog: l’ho guardato più che altro perché è il secondo film di Hitchcock, all’epoca ventisettenne, ed ero curiosa. Dove si vede che la paranoia non è solo una caratteristica del nostro tempo, e non parliamo poi delle folle isteriche. Basato su un racconto di Marie Belloc Lowndes e sui delitti di Jack lo Squartatore, allora relativamente recenti, il film contiene già molti elementi cari al regista, come il macabro, l’acqua, l’uso di tutte le potenzialità della cinepresa (particolarmente celebrata la scena in cui  i Bunting guardano apprensivamente il soffitto, sentendo i passi del pensionante nella sua camera sopra di loro, e a poco  poco il soffitto diventa trasparente) e, su un piano più propriamente narrativo, l’incubo dell’innocente falsamente accusato. La nebbia simboleggia anche l’opacità morale di certe emozioni e di certi comportamenti. Jonathan Drew (Ivor Novello) affitta una camera presso una famiglia londinese. Il suo arrivo coincide con il periodo in cui un assassino che si fa chiamare The Avenger (il Vendicatore) commette i suoi misfatti contro fanciulle bionde come Daisy, la figlia degli affittacamere. Una serie di indizi punta contro il nuovo venuto, e il fatto che Daisy, legata sentimentalmente al poliziotto incaricato delle indagini, sia attratta da Jonathan complica le cose. Certo viene da dire che indipendentemente da tutto, i due spasimanti sono uno più insulso dell’altro. Però insomma, è pur sempre Hitchcock…

Sparrows, di William Beaudine “The devil’s share in the world’s creation was a certain southern swampland – a masterpiece of horror. And the Lord appreciating a good job, let it stand” (La parte del diavolo nella creazione del mondo fu una certa palude nel Sud. Un capolavoro dell’orrore, che il Signore, che apprezza sempre un lavoro ben fatto, decise di lasciar stare). Un film dalle recensioni controverse: talvolta considerato il miglior film di Mary Pickford (la famosa “Fidanzata d’America”, regina pressoché indiscussa del muto, e la donna più potente dell’epoca, nel mondo cinematografico, produttrice e membro costituente di quella che sarebbe diventata l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, ovverosia l’organizzazione che assegna il cosiddetto Oscar). In altri casi è stato stroncato come melodrammatico, opprimente e con trovate puerili.

La storia trae ispirazione da una realtà tristemente nota ai tempi, quella di certi “asili” privati, di fatto degli istituti per bambini abbandonati o figli di madri nubili ecc., che spesso venivano “venduti” alle coppie adottive. I passeri del titolo sono infatti i bambini di uno di questi asili, gestiti dal terribilmente truce e “dickensiano” Grimes e dalla sua degna consorte. La “Mama Molly” di Mary Pickford è una ragazzina un po’ più grande che si prende cura dei piccoletti. Benché Mary Pickford avesse all’epoca trentatré anni, la sua interpretazione di una ragazzina adolescente è considerata magistrale.Per creare “l’incubo gotico” in cui l’asilo doveva essere ambientato, vennero utilizzati tre acri dei Pickford-Fairbanks Studios in una palude ribollente. Sulla fotografia notevole fu l’influsso esercitato dal cinema tedesco: l’operatore preferito della Pickford, Charles Rosher, aveva lavorato come consulente fotografico per il Faust di F.W. Murnau (1926). Le immagini del film sono considerate splendide, tra le più belle del cinema di quei tempi.

Il link qui di seguito contiene purtroppo solo la prima parte (anche se poi di fatto non ne lascia fuori poi molto); si trovano altri video in rete con il film completo, ma sono “tagliati” in malo modo, se ne vede solo una parte e risultano quindi praticamente incomprensibili o comunque molto poco godibili, possono comunque essere utilizzati per guardarsi la fine.

https://www.uploadstars.com/video/R15XOXS52O3S

Nana, di Jean Renoir: mi dispiace, non sono proprio riuscita a finirlo. Chissà, magari con una congiunzione astrale più favorevole…

Beau Geste, di Herbert Brenon con Ronald Colman: avvenimenti misteriosi sullo sfondo dei combattimenti della Legione Straniera, e di un legame indissolubile che unisce tre fratelli… molto avvincente.

The Winning of Barbara Worth, con Ronald Colman (un tipo davvero affascinante, ricorda un po’ Clark Gable, ma è decisamente meglio, per i miei gusti!) e Gary Cooper nel suo primo ruolo in un lungometraggio (e già bello come un dio). Jefferson Worth sogna di portare l’acqua nel deserto californiano. Un giorno salva una bambina, rimasta orfana durante una tempesta di sabbia (una scena che io ho trovato di grande effetto) e la adotta. Quindici anni dopo, la piccola Barbara è diventata una bellissima ragazza (Vilma Banky). Willard Holmes (Colman) è il capo ingegnere di una società che intende deviare il corso del fiume Colorado, un’impresa che realizzerebbe il sogno del signor Worth facendo di quegli aridi territori un paradiso. Willard si innamora di Barbara, ma anche il cowboy Abe Lee (Cooper) la ama da tempo. Un paradiso però, si sa, attira anche avidità e loschi interessi, che metteranno a rischio non solo l’amore, ma anche il territorio e coloro che sono venuti ad abitarlo, attratti dal sogno di Worth… Uno dei western più western che abbia mai visto, scenografico e spettacolare, con paesaggi cui il bianco e nero non toglie niente, anzi. L’ho trovato bellissimo.

https://ok.ru/video/336759687843

Flesh and the Devil, con Greta Garbo nei panni di una femme fatale (una delle prime?) che prima causa un duello in cui il marito trova la morte, poi sfascia un`amicizia tra due uomini che durava da una vita. Lei è indubbiamente bellissima e forse l`unica che possa permettersi a ventun anni di dire “sei molto giovane” con quel “tono” (evidente dallo sguardo, nonostante il muto), a un uomo più vecchio di lei di sei anni ( che non aveva precisamente l`aspetto di un ragazzino). Per il resto, mah… è che queste storie di triangoli e maliarde non mi prendono molto…

The Strong Man (La Grande Sparata) di Frank Capra, con Harry Langdon: simpatico, ma sempre più mi rendo conto che a parte poche eccezioni, la comicità dell’era del muto non fa per me.

Le disgrazie di Adamo, il primo film di Howard Hawks (regista di film indimenticabili come Scarface, Gli uomini preferiscono le bionde, Un dollaro d’onore, Il grande sonno…. e morto a ottantun anni per le conseguenze di una caduta dalla motocicletta). Purtroppo si trova solo qualche clip, come questa:

 Il Principe Achmed, il primo cartone animato (o forse il secondo) della storia, realizzato con la tecnica delle ombre cinesi. Anche questo non sono riuscita a trovarlo tutto, e per giunta è in tedesco, però mi pare valga la pena darci un’occhiata.