Pallottolina di pelo

Sono sempre stata circondata da gatti, da che mi ricordo. Il primo non era nostro, ma circolava per il giardino del condominio in cui vivevamo. Era tutto nero, e spelacchiatissimo, non senza ragione: infatti mi attaccò la tigna in un’epoca in cui non era come adesso, una cremina e via. Dovetti stare in ospedale alcuni giorni e ricordo il fazzoletto da befana in testa per coprire i capelli rasati, e un ragazzino tremendo che si chiamava Ciro e che forse fu la prima persona che odiai davvero nella mia vita. Comunque neanche questo riuscì a spegnere la mia simpatia streghesca per i gatti neri. Dopo ne abbiamo avuti tanti di ogni colore, ma neri in effetti no, a pensarci. Forse perché sono abbastanza rari, almeno tra i trovatelli.

Quello che mi è rimasto di più nel cuore, prima di Tippete, è stato Paciughino, tutto rosso, di un’intelligenza da non credere, grande come un leoncino e bello come il sole.

Tippete è rimasto con noi diciassette anni, ha riempito tanti vuoti e ne ha lasciato uno enorme. Abbiamo aspettato un po’, ma alla fine, quando abbiamo saputo di questa pallottolina di pelo che tra volpi e macchine si trovava davvero in serissimo pericolo, non abbiamo resistito. Forse la chiameremo Nosy, ma ancora non siamo proprio sicurissimi, comunque ci ha catturati subito. Sembrava spaventatissima, è rimasta un giorno e una notte in un minuscolo spazietto irraggiungibile per noi umani, ma nonostante le apparenze, è curiosa e spericolata: un mese e mezzo di roba e già si arrampica su qualunque oggetto arrampicabile (e ci tenta anche con quelli che non lo sono). E nonostante la paura, la zampetta sulla mano me l’ha messa. Le unghiette fuori, ma ad ogni costo doveva capire se poteva fidarsi. È un amore!