La lettrice della domenica – sulla bontà, citazione da “L’infinito viaggiare” di Magris

Image result for vacation cats

Image result for magris l'infinito viaggiare

L’immagine della bontà è spesso collegata a un rapporto confidenziale e amichevole con le cose, a una rispettosa familiarità con gli oggetti, a un’attenta e sapiente capacità di maneggiarli con abilità, ma anche con cura e riguardo. La gentilezza rivolta alle persone, agli animali, alle piante si estende, spontaneamente, alle cose. al bicchiere in cui infila il fiore; la bontà è anche nelle mani, nel modo in cui si tendono verso altre o prendono un portacenere dal tavolo. L’attenzione, è stato detto, è una forma di preghiera, il riconoscimento della realtà oggettiva, di un ordine, di confini; un modo di guardare al di là e al di sopra del proprio Io, di sapere che nessuno è il satrapo tirannico e capriccioso del mondo né può devastarlo a suo arbitrio, come ci accade in quei penosi e impotenti scatti di collera in cui, non potendo distruggere noi stessi, gli altri o l’universo, facciamo a pezzi il primo oggetto che ci viene a tiro. C’è una robusta bontà delle mani, proprio di chi bada all’altro e non si concentra sterilmente solo sulle proprie smanie; assomiglia all’infanzia, la cui fantasia si accende per un sasso o per una scatola di fiammiferi vuota, e assomiglia soprattutto all’arte, che non esiste senza questa sensuale, curiosa e scrupolosa passione per la concretezza fisica e sensibile dei particolari, per le forme, i colori, gli odori, per una superficie liscia o spigolosa, per la rivelazione che può venire dall’orlo della risacca o dal bottone fuori posto di una giacca.

Claudio Magris, L’infinito viaggiare, Oscar Mondadori

Sulle frequentazioni dei ragazzi

So che a moltissimi è capitato di sentirsi dire, da ragazzi, “vorrei che non frequentassi quelle persone”. so che è stato detto anche a mio figlio (non da me) che sarebbe meglio che non stesse con certi ragazzi. Io capisco, ci sono delle ragioni anche valide, ma è una cosa che proprio non mi va giù (tralasciando il fatto che in una località piccola, è difficile evitarlo). Naturalmente, in casi veramente gravi lo farei, ma in fondo non ho una ragione plausibile da portare. Penso che siano parole davvero brutte, emarginanti, e credo che l’emarginazione non aiuti mai. E poi, sarà pure vero che c’è il rischio che qualcuno possa avere una certa influenza negativa su mio figlio, ma c’è pure il caso che sia lui, ad avere un’influenza positiva, ma a questo difficilmente si pensa. E poi ognuno ha le sue debolezze, ma anche le sue risorse. Si parlava in famiglia un paio di giorni fa del fatto che in una prima classe elementare dove si stavano costruendo le regole di convivenza, la prima che era venuta fuori (dai bambini) fosse “essere gentili”, e di come in fondo da lì discenda tutto il resto. Ecco, io vorrei che i miei figli capissero quale strumento meraviglioso è la gentilezza, darla e riceverla. Le persone cambiano, non parliamo poi dei ragazzi, e se una ferita ci può indurire, c’è anche il caso che un’accoglienza gentile e senza preconcetti possa far stare meglio chi la riceve. Sicuramente fa stare meglio chi la offre, io almeno penso questo.

Image result for kindnessImage result for kindness