La lettrice della domenica – pigri pomeriggi di letture

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Pomeriggio tra i racconti di Camilleri (il titolo è semplicemente I Racconti di Montalbano) e i fiori. Molto carini i racconti, specialmente la prima indagine di Montalbano e i Sette Lunedì mi hanno tenuto incollata alle pagine, Camilleri riesce sempre a divertirmi, quello che ci vuole dopo una settimana di lavoro 😃 .

E intanto vi lascio ancora qualche foto di questo posto dove mi ritempro e vango e zappo e scrivo  😆1466362287426604404773 14663623340111878487924

RECENSIONE Piazza Pulita / Poison in Jest, John Dickson Carr

Due uomini si ritrovano una sera in una Vienna semi-deserta, sei mesi dopo una serie di spaventosi delitti. Uno dei due è il giovane scrittore Jeff Marle, già presente nei primi romanzi di Carr, Il Mostro del Plenilunio, Sfida per Bencolin e L’Arte di Uccidere, nei quali faceva da “Dr. Watson” per una sorta di Sherlock Holmes francese, un giudice istruttore chiamato Henri Bencolin. In questo romanzo però Bencolin non c’è.

Jeff ha portato con sé un manoscritto con la storia di quei delitti, ma gli manca la conclusione, perché è stato l’altro uomo a mettere la parola fine. I due uomini parlano, e nella quiete del crepuscolo viennese, rivivono d’improvviso una vecchia casa, una vecchia cittadina, le montagne della Pennsylvania, le scale di una cantina macchiate di sangue, una mano di marmo e un avvelenatore burlone… inizia così questo romanzo di John Dickson Carr, del 1932. Il titolo inglese Poison in Jest è tratto dalla scena dell’Amleto in cui il re chiede al principe se vi sia, nel dramma che si sta per rappresentare a corte, niente che offenda. “No, no, fanno solo per finta – avvelenano per finta. Nessuna offesa al mondo” risponde Amleto.

Two men meet one evening in a semi-desert Vienna, six months after a series of awful murders. One is the young writer who was already in the earlier novels by Carr, It Walks by Night, Castle Skull and The Lost Gallows, where he acted as a “Dr. Watson” for a sort of French Sherlock Holmes, an examining magistrate named Henri Bencolin. Bencolin is not in this novel, though.

Jeff has brought a manuscript with him, he has written about those crimes, but there is no conclusion yet, because it was the other man who “wrote the final chapter of the story”. The two men talk, and in the quiet Viennese sunset, all of a sudden, we are taken back to an old house, an old village, the mountains of Pennsylvania, the stairs of a cellar stained with blood, a marble hand and a playful poisoner… This is the beginning of this novel by John Dickson Carr of 1932. The title Poison in Jest comes from the Hamlet scene in which the king asks the prince whether there is anything offensive, in the drama that is going to be represented before the court. “No, no – Hamlet replies – they do but jest. Poison in jest. No offense i’ th’ world“.

Anche se qualcuno non ci crede, anch’io ho una parte frivola. Per esempio, adoro John Dickson Carr,  ho la collezione completa o quasi e ogni tanto me li vado a riguardare. Benché sia nato in America, è il più inglese dei giallisti, mi verrebbe da dire quasi più britannico di Agatha Christie, per molti aspetti. Quasi tutti i suoi romanzi sono ambientati in Inghilterra (alcuni dei primissimi in Francia). Maestro indiscusso dei misteri della “camera chiusa” e più in generale dei casi impossibili. Fantasmi, impronte che nessuno può aver lasciato, mostri del plenilunio… forse di americano c’è un certo gusto per il macabro, ma prevale quasi sempre la voglia di divertirsi, un’abilità sopraffina nel prendere per il naso il lettore con un miscuglio di indizi veri e falsi da capogiro e l’umorismo di chi sa che “la vita è una cosa troppo seria per prenderla seriamente”.