L’intelligenza è l’arma più forte

Si può parlare di Good Morning Vietnam a un corso di business English? No, non si può, si deve. La presa in giro di chi usa le sigle come modo per darsi importanza, e non fa altro, così, che sottolineare la propria inettitudine, sembra fatta per strappare una risata d’istinto, solo per le espressioni e la mimica (sono tutti straordinariamente bravi). In realtà è una bella zampata. E senza tempo.

Excuse me, sir. Seeing as how the V.P. is such a V.I.P., shouldn’t we keep the P[ress].C[onference]. on the Q.T. [quiet, off the record]? ‘Cause if it leaks to the V[iet].C[ong], he could end up M[issing].I[n].A[ction]., and then we’d all be put out in K[itchen].P[atrol].

Torno a casa, e trovo questo: in realtà visto almeno cinque o sei volte da Internet e recensito qui, ma alla fine non resisto, devo avere il dvd “vero”, e magari con i contenuti speciali. È la serata giusta. Lo sarebbe comunque, ma in questo momento ha un sapore come di conferma, sì, so cosa stai facendo e soprattutto lo sai tu, per cui va benissimo.

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E insomma, va beh, che ve lo dico a fare?

Good Morning Vietnam

Good Morning VietnamGood Morning Vietnam (1987) lo considero uno dei film più belli di tutti i tempi.

A parte questo, è il film con il quale avevo all’epoca “ritrovato” Robin Williams (eppure era nientemeno che il suo nono film, dopo Mork & Mindy, ma degli altri, bisogna dire, pochi erano arrivati in Italia, forse nessuno, prima del successo di questo). Il momento a partire dal quale ciò che aveva timidamente cominciato a nascere con quel telefilm (che aveva accompagnato la mia infanzia, talvolta facendomi ridere al punto da spegnere gli incubi), ma che si sarebbe forse, nonostante tutto, fermato lì, ha cominciato invece a mettere delle radici che col tempo sono diventate sempre più profonde e più forti.

Da allora, sarei sempre corsa a vedere qualunque film dove Robin Williams fosse presente anche con una parte quasi insignificante (che poi, insignificante non era mai, essendo la “sua”). Qualcosa che non ho mai fatto per nessun altro attore, per quanto ce ne fossero alcuni che apprezzavo molto e che magari consideravo, quando si trattava di scegliere un film da andare a vedere. Ma per loro non mi precipitavo ad ogni nuova uscita. Lo facevo per lui, perché avevo intuito, vagamente all’inizio e poi sempre di più, anche prima che me lo confermassero, molti anni dopo, gli spettacoli di teatro e le interviste “dal vivo”, che lui recitava e non recitava, ci “metteva la faccia”, e in effetti tutto sé stesso, più di chiunque altro.

Naturalmente, questo film è davvero molto famoso, ormai un classico, che tra l’altro portò la prima nomination all’Oscar per RW (aveva già vinto un Golden Globe per Mork & Mindy e un paio di Grammy Awards, per Reality… What a Concept e per A Night at the Met, oltre a varie altre nomination, ma all’estero la nomination per l’Academy Award vale di più). Sempre con questo film, vinse anche un altro Golden Globe come miglior attore, un American Comedy Award come Miglior Attore Comico Protagonista ed ebbe diverse nomination “minori”, per così dire. Per non parlare del clamoroso successo di pubblico e di critica, per una volta d’accordo  Anche perché, finalmente a qualcuno era venuto in mente che l’immenso talento comico e le capacità recitative già più volte dimostrate da RW in ruoli drammatici potevano in effetti creare, insieme, qualcosa di unico.

Sembrerebbe non esserci bisogno di presentazioni, come si suol dire, e meno ancora di recensioni. Ma vi sarete accorti che le mie non sono propriamente “recensioni”, anche se per comodità le chiamo così. Sono piuttosto racconti delle emozioni che ogni film (o libro, quanto a questo) mi ha lasciato e che, in alcuni casi, hanno contribuito alla mia “crescita” (anche quando questo ha significato recuperare una parte infantile troppo a lungo trascurata).

La storia è quella dell’aviere Adrian Cronauer, che (avendo già avuto un certo successo come DJ e “animatore” in una trasmissione per una radio militare a Creta) viene “reclutato” in un momento in cui la guerra del Vietnam sta creando non pochi grattacapi alle alte sfere, per cercare di rialzare il morale delle truppe.

Nel clima sopito della stazione radio militare di Saigon, però, anche solo la notizia dell’arrivo del “nuovo elemento” crea aspettative, malumori e anche gelosie. In effetti, Cronauer è destinato a fare un bel po’ di rumore. Questo è già chiaro nel momento stesso in cui lo strepito del motore dell’aereo che atterra copre la voce monotona del povero Dan Levitan, costretto a leggere note di servizio la cui piattezza fa il paio solo con l’ironia involontaria (personnel missing luggage are asked to drop a card to Major Gerald Kleiner over at the 5th …. The card should be no larger than four by five inches and should describe the contents of your duffel. Major Kleiner requests that you do not describe your duffel, as all duffels look alike/ Gli effetti personali smarriti devono essere denunciati per iscritto al maggiore Gerald Kleiner, 5a Divisione. Le cartoline non dovranno superare gli 8 cm x 13, e dovranno descrivere il contenuto della sacca. Il maggiore Kleiner vi esorta a non descrivere la vostra sacca, dato che le sacche sono tutte identiche).

Good Morning Vietnam non è un film antimilitarista. E’ un film contro la cecità di una visione militarizzata delle cose, contro la stupidità che diventa cattiveria, contro l’attaccamento alla burocrazia che copre una testarda mediocrità; contro la vigliaccheria del “lasciar correre”; contro chi è disposto a usare qualsiasi mezzo per occultare la verità e mantenere i propri meschini privilegi. Contro l’uso distorto del potere, in altre parole.

Un film che è dissacrante semplicemente nella misura in cui ci ricorda che al di là dei gradi, della divisa, delle gerarchie, è sempre e soltanto l’uomo con cui hai a che fare, che può o meno meritare il tuo rispetto, e che proprio per questo non c’è niente e nessuno che sia intoccabile.

Adoro Adrian Cronauer, ovviamente, che incarna molte qualità che ammiro moltissimo. Irriverente, del tutto privo di senso di soggezione nei confronti di chicchessia, inarrestabile e al tempo stesso, fuori dal “set”, sempre un po’ timoroso di esagerare, testardo, orgoglioso, determinato, dotato di profondissima umanità, sensibile alle ingiustizie, sfacciato, certo non politicamente corretto, e tuttavia capace di una attenzione per la personalità, il modo di essere e i sentimenti altrui tale da non arrivare mai veramente a essere ingiurioso o offensivo. Ecco, sì, credo lo abbiate già capito, ho sempre pensato che tra tutti i personaggi che Robin Williams ha interpretato, questo sia uno di quelli che gli somigliano di più.

Qui le recensioni di tutti i film precedenti, in ordine cronologico di uscita:

  1. Popeye
  2. Il Mondo secondo Garp / The World According to Garp
  3. The Survivors / Come ti ammazzo un killer
  4. Moscow on the Hudson / Mosca a New York
  5. Seize the Day
  6. Club Paradise
  7. The Best of Times
  8. A Night at the Met (questo in realtà è uno spettacolo di comicità teatrale)