#Film 1930: The Canary Murder Case, All Quiet on the Western Front, Hell’s Angels, The Blue Angel

Il 1930 era un anno cupo in Europa, ma anche negli USA non si scherzava, l’America sembrava anzi in quell’epoca, attraverso i film, mettere il dito tanto sulle proprie piaghe (vedi Piccolo Cesare) quanto su quelle europee, senza risparmiarsi in negatività. Di questi primi quattro film ho visto per intero solo The Canary Murder Case, perché ho amato molto Philo Vance e mi piace William Powell. Gli altri non sono riuscita a reggerli fino in fondo. L’angelo azzurro (ultimo film tedesco con Sternberg regista e M. Dietrich come attrice prima che entrambi approdassero in America, peraltro continuando a lavorare insieme), in realtà l’avevo visto da ragazza, quando forse le capacità di sopportazione sono maggiori. A una certa età uno comincia a pensare che quello che si fa nel tempo libero dev’essere un piacere, e non un dovere, per cui il “questo va visto assolutamente” non funziona più. Però mi sembra giusto segnalare che All Quiet on the Western Front (Niente di nuovo sul fronte occidentale,  dal romanzo di Remarque) fa parte di questa categoria (sempre da ragazzina avevo visto un’altra versione che mi era piaciuta molto). Hell’s Angels, invece, si può guardare, volendo, per le scene aeree, che erano, dopotutto, lo scopo principale per cui Howard Hughes aveva fatto il film. La storia fa piangere, e non in senso buono. Peccato, perché dopotutto lo spunto poteva essere usato in modo molto più interessante. A parte il solito amore per la stessa donna (Jean Harlow), i due fratelli in guerra, uno convinto e l’altro riluttante, e l’amicizia con un ragazzo tedesco che si troveranno poi ad affrontare come nemico al fronte, se non fossero lasciati lì senza costrutto, avrebbero potuto suscitare ben altre questioni. Per quanto mi riguarda, almeno fino a metà del film, trovo che il “fratello egoista”, che pensa a godersi la vita e non ha nessuna voglia di andare a farsi ammazzare in una guerra che nessuno di loro voleva, mi sembra decisamente migliore del “fratello bravo e probo”, che a parte essere noioso come uno sciame di mosche d’estate, sembra anche uno di quei tipi detestabili convinti che solo per loro le leggi della Morale non abbiano segreti, e che se ne vanno in giro insegnando agli altri come devono vivere (magari ammazzandoli pure, se non si adeguano).

Credo però che Piccolo Cesare valga un post a sé stante. Ho grandi aspettative e spero di non restare delusa.