Gli Indiani Gallesi

Un brano del libro che sto scrivendo.

Mattinata poco nuvolosa, ma assai fredda, uno strato di brina bianca ha ghiacciato la superficie dell’acqua.
Abbiamo riunito diversi capi e guerrieri Flat-Head per chiedere loro di venderci altri cavalli, e alla fine ce l’abbiamo fatta, siamo riusciti ad acquistare una decina di cavalli, non senza qualche grattacapo. Ancora dobbiamo passare attraverso cinque o sei lingue e non sempre ci si comprende. In più, la gente di questa Nazione ha un accento assai forte, una pronuncia rauca e gutturale, tanto che i miei uomini li hanno soprannominati gli Indiani Gallesi. Esiste infatti una teoria, secondo cui in tempi antichissimi certi viaggiatori gallesi sarebbero giunti fino in queste terre e alcuni Indiani sarebbero loro discendenti. Sia come sia, sono le persone più leali e piacevoli che abbia incontrato nel mio viaggio, e ci hanno trattati in tutto e per tutto come loro amici. Sono diretti verso il Missouri, al momento, per trovare selvaggina, poiché hanno davvero poco da mangiare, solo bacche e radici che hanno condiviso con noi.
Ho cercato di comprendere e trascrivere il maggior numero possibile di parole nella loro lingua, per verificare se quella teoria di cui dicevo abbia un qualche fondamento di verità, e l’ho trovata comunque in sé assai interessante.
Da quando abbiamo lasciato l’accampamento Shoshone, Charbonneau non ha mai smesso di mantenere quel grugno corrucciato, si mostra molto poco affabile nei miei confronti, e non so se esserne irritato o divertito. Sakagawea invece si è notevolmente addolcita. Le mie scarne e inefficaci parole a difesa del valore del suo lavoro paiono averla commossa ben più di quanto meritassero. Mi capita di cogliere certi suoi sguardi nascosti, e di restarne confuso. Il suo affetto mi è caro, ma bisogna che non diventi mai nulla di più grande. In un gruppo come il nostro, ogni attrito rischierebbe di rivelarsi fatale.
Non abbiamo mangiato quasi niente oggi, abbiamo terminato la farina e i nostri cacciatori hanno preso solo due fagiani, in pratica un boccone ciascuno, e per il resto, solo bacche. Temo che presto la fame comincerà a diventare uno dei nostri più gravi problemi.