PECCATI CAPITALI – Invidia

Con guanti foderati di spine mi lacero la carne, la gioia altrui è il punteruolo con cui mi ferisco. Un serpente si attorciglia al mio ventre e si contorce, e sputa atroci umori di esacerbata bile. Verde, viscido, repellente all’odore di putredine, al tatto delle sue scaglie obbrobriose, o a sentirne il suono sibilante, la sua lingua è un tormento infinito e bifido, finge di condannare e dileggiare la fortuna degli stranieri, ma uccide me, che esausta consumo la vita desiderando di essere un altro.

Invidia

Invidia