Nemico degli uomini / Enemy to Mankind – recensione della Vera Storia del Pirata Long John Silver / Review of Long John Silver: The True and Eventful Story…

Long John Silver

Ci sono libri – e personaggi – che s’imprimono con particolare forza non solo nella nostra memoria, ma nella nostra stessa vita, e le danno magari una svolta che altrimenti non ci sarebbe stata. Questo sembra essere accaduto a Bjorn Larsson, a seguito del suo incontro con l‘Isola del Tesoro, ma più che altro con Long John Silver: immagino sarebbe diventato scrittore comunque, ma avrebbe scritto d’altro, se non si fosse trovato sulla sua strada questo straordinario pirata colto, evasivo e sfuggente eppure figura di prepotente carisma, narratore inesauribile per amore della menzogna e delle storie, nonché per salvarsi la vita, di cui Stevenson dice relativamente poco ma lascia indovinare molto, facendone un ideale protagonista e narratore di un romanzo come questo: anticonvenzionale, libertario, vitale e spregiudicato come l’uomo (sia pure di carta) dal quale è stato ispirato. Crudele e avvincente e avventuroso come quelli che da ragazzini ci tenevano a leggere sotto le coperte fino a tarda notte per vedere “come va a finire”. Ma anche con la capacità di restituire in modo mirabile le molte domande che accompagnano i nostri ideali più alti e apparentemente indiscutibili, come la giustizia, la liberta, l’umanità e l’uguaglianza, nelle loro applicazioni quotidiane.

L’unica cosa che conta per John Silver è vivere, non esistere, ma vivere. Per questo è disposto a mentire, spergiurare, rimangiarsi promesse e parole d’onore con la massima leggerezza e anche a uccidere. e per questo si serve delle parole come degli uomini senza alcuno scrupolo.

Ma questo amore profondo per la vita è anche capace di restituirlo a molti che sembravano averlo perduto. È quell’amore, e non un malinteso bisogno di sentirsi buono, che lo mette dalla parte della giustizia contro l’ipocrisia e l’inumanità di quelli che, paradossalmente, si sono arrogati il diritto di decidere chi sono gli “uomini”: ed è contro questi in particolare, che John  Silver sembra  aver scelto di diventare un “nemico dell’umanità”.

Di ogni cosa che fa è il solo a prendersi il merito come le colpe, la responsabilità personale è forse quanto di più vicino a un ideale permea la sua vita apparentemente senza ideali. Questo contare solo su se stesso, naturalmente, ha il suo rovescio. La solitudine di John Silver è la sua capacità di vivere un’intera vita con altri esseri umani senza mai capirli fino in fondo, senza mai davvero essere “insieme” a loro, senza “vederli” davvero se non come i riflessi di quella che per lui è la natura speciale di una vita umana, la sua vita. E dunque, John Silver è l’uomo che ci spinge a chiederci se la solitudine non sia il giusto – e inevitabile – prezzo della libertà. E tuttavia, la sua vita non sembra dopotutto meno felice, e forse neanche più crudele, di chi dà al destino le colpe e i meriti di ciò che accade, rassegnandosi o perfino giustificando i propri comportamenti vigliacchi, quando non inumani, alla luce di una presunta provvidenza divina.

Certain books – and characters – stick with particular strength not only in our mind, but in our life, and give it a turn, perhaps, that wouldn’t have happened otherwise. This seems to have been the case for Bjorn Larsson, when he met with Treasure Island and, above all, with Long John Silver. He would have become a writer anyway, I suppose, but he would have written of other things, had his paths not crossed with this extraordinary pirate, cultured, elusive and ambiguous, but a figure of forceful charisma nonetheless, tireless narrator for the love of stories and of fabrication, as well as for the sake of his own life. Stevenson tells little enough of him, leaves much to the imagination, which makes Long John an ideal protagonist and narrator of a novel like this: anticonventional, libertarian, vital and ruthless like the man (although existing only “on paper”) that inspired it. Cruel and engrossing and adventurous like those that as teenagers we kept reading all night under the blankets to see “how it ends”. But also admirably reproposing the many questions that accompany our highest and apparently unquestionable ideals, such as justice, freedom, humanity and equality, when applied in our everyday life.

What counts for him is just living, not existing, but living. This is his aim and for this he is ready to lie, perjure, go back on his word and on his promises with extreme carefulness and even to kill.

And for this aim he exploits words and men equally – and ruthlessly.

On the other hand, he is also able to give this love for life back to those who seemed to have lost it. It is for that love, and not for a misguided ‘feel-good’ attitude, that he takes the side of justice against the hypocrisy and inhumanity of those who have unilaterally appropriated the right to decide who belongs to mankind; and it seems to be mainly against them, that John Silver has become an “enemy to mankind”.

He takes the credit and the blame for whatever he does, personal responsibility is as close to an ideal as he can get in his apparently ideal-less life. Counting exclusively on himself has its drawbacks, of course. The loneliness of John Silver lies in his being able to live all his life with other human beings without ever understanding them entirely, without ever being actually “with” them, without actually “seeing” them, other than as reflections of what is the special nature of a human life to him, his own life. So John Silver leads us to wonder whether loneliness if the fair – and unavoidable – price of freedom. And yet, his life does not seem, after all, to be less happy, or even more cruel, than the life of those who transfer blame and credit for all that happens to destiny, putting up with everything or even justifying their own cowardice, not to speak of viciousness, with claims to divine providence.

Björn Larsson

So bene che talvolta i grandi scrittori ci “deludono” per i loro comportamenti nella vita quotidiana. Io però con un tocco di presunzione credo di avere sviluppato una sorta di sesto senso: almeno per quanto riguarda i viventi, direi che quando ho avuto la ventura di conoscere – o almeno di sentire “dal vivo” – gli scrittori che ammiro di più, mi è successo molto raramente, se non mai, che la mia sensazione positiva fosse smentita. Ora, Björn Larsson ha scritto quello che io considero uno dei romanzi più belli che abbia letto nella mia vita, ovvero “La vera storia del pirata Long John Silver” (seguirà recensione spero in tempi brevissimi). Stasera sono stata a mo’ di meteora alla presentazione di un suo libro, purtroppo non sono riucita a seguirla tutta, ma per quanto ho ascoltato, mi pare che anche nel suo caso, l’essere un grande scrittore non gli impedisca affatto di essere una grande persona. E anzi, come secondo me in realtà accade più di quanto pensiamo, le due cose sono strettamente legate.

I’m well aware that great writers “disappoint” us sometimes, with their behaviour in everyday life. Even if it may sound a touch overconfident, though, I think I’ve developed a sort of sixth sense: at least as far as living writers are concerned, I’d say, when I’ve had the luck of meeting  those I admire most – or at least, of hearing them “firsthand” – my positive feeling has seldom, if ever, been proved wrong. Well, Björn Larsson has written a book which, to me, is one of the most beautiful stories I’ve read in all my life, i.e. “Long John Silver: The true and Eventful History of My Life of Liberty and Adventure as a Gentleman of Fortune & Enemy to Mankind” (a review will follow presently, I hope). This evening I was – for a very short time, sort of like a flash in the pan – at the presentation of his new book, unfortunately I was unable to stay to the end, but from what I’ve heard, it seems to me that once again, his being a great writer doesn’t prevent him in any way from being a great person. Indeed, and as I think happens more often that we assume, the two things are closely related.