Josh Groban come magnifica reazione allergica

Le canzoni dei post precedenti veramente non erano reazioni a Sanremo, anzi, piuttosto canzoni “trovate grazie a” Sanremo, perché sono partita da quella di Silvestri di quest’anno (che mi piace tanto, soprattutto come testo), da Ron e da Cristicchi (di cui ho scoperto alcune perle), quindi poi sono approdata al trio notevole, per me, Fabi-Gazzé-Silvestri. Gazzé non mi fa impazzire, ma insieme quei tre sono tali che ho “dovuto” uscire oggi e comprarmi il cd.

Però poi si parlava de “Il Volo” e allora sì, ho avuto una reazione allergica. Qualcuno parlava di voci da lirica… e io ho pensato a Josh Groban, perché io cerco bellezza anche nelle reazioni allergiche, e Groban ha una voce limpida, intensa, di una bellezza incredibile, e senza paragoni (pur non avendo mai cantato propriamente lirica, in senso stretto). Ne parlavo qui, dicendo di quanto forte fosse per me l’emozione di ascoltarlo.  È ancora lo stesso, anzi, se allora dicevo “a parte Sting”, oggi posso dire che mi sconvolge di più ancora, arriva a una parte di me davvero molto profonda.

Sono felice di aver trovato un negozio dove mi hanno ordinato due dei suoi ultimi tre cd. Come farsi del bene.

Intanto…

 

E naturalmente, questa cosa pazzesca… che lo ha fatto conoscere…

 

Funny feeling… farfalle in my stomach

Sting è Sting e per me non si discute. Ma Josh Groban è uno di quei pochi capaci con la sua voce di annodarmi lo stomaco in un groviglio tale che non capisco più se aumenta l’irrequietezza o se l’attenua.

Sting is Sting and to me he’s the number one. Yet Josh Groban is one of the very few who is able with his voice to make my stomach feel knotted in a funny way, I no longer know if it increases my restlessness or soothes me.

 

Il vestito dei giorni migliori

Quando l’amore è un colpo forte, l’urto di un tram notturno, ti sbreccia come la porcellana, ti spezza come vetro, come un sorriso lasciato uscire troppo presto e non riconosciuto.
Vorrei essere il vento sui tuoi fianchi che ti scompiglia le lacrime mentre guardi a ritroso i passi fatti e dici “siamo lontani da casa”, ma anche “vuol dire che ne abbiamo fatta di strada”, io ho il vestito dei giorni migliori, quello di quando penso che Dio potrebbe anche esserci, pur se magari non ci guarda, essendo impegnato a creare un paradiso in cui sia la conoscenza la meta irraggiungibile ed eterna, e a studiare la miglior livrea per un insetto sconosciuto del Madagascar. La mia preghiera d’acqua scende in gocce sulle vele, piccole ali di mare, stormi di virgole bianche all’orizzonte.
Mentre guardo il quadro incompleto delle mie parole, penso che sei l’altra storia, il pezzo mancante, le ultime note della sinfonia incompiuta. Niente basta mai, quando scrivo di te, non ho ancora finito di metter giù l’ultimo verso di una poesia, l’ultima riga di uno scritto, e già riprende la lotta tra le note scomposte di una musica spettinata e l’inutile tentativo di riordinare le idee in qualcosa di definitivo, di assoluto, qualcosa che possa sentire fino in fondo mio, l’espressione intera e inalterabile di una me che sia l’unica me possibile.
Ma certo che è assurdo, quando tutto cambia da un momento all’altro, la posizione delle vele, quella delle virgole in mezzo a una frase, i pensieri, i colori e le forme del cielo, l’onda dei miei capelli, nulla resta uguale tranne il desiderio impossibile, il vuoto che non si riempie, il vento che non s’acquieta.
Quanto silenzio, questa sera, tra le stelle che non ridono. Forse non dormono neppure, si riscaldano appena l’una con l’altra, ché ancora rabbrividiscono all’aria delle notti di primavera e allora stanno vicine, ma senza parlare, neppure un bisbiglio, quanto silenzio. Il vento si affatica invano, agita, divelle, sradica, ma niente, nessun rumore. Le vele si muovono, le virgole si spostano, alberi e tetti cadono, tutto in silenzio.
Fino a quando si alza un canto di nostalgia e viaggio, di pianto e riso e d’amore, e questa carezza del mare ti conduce vicino e lontano, dove sei sempre stato, dove sarai sempre, dove posso sentirti e tutto torna a suonare, senza disturbare il silenzio, solo riempiendolo di te, del tuo sorriso che è solo un accenno increspato, e basta a illuminare il cammino come fosse già arrivato il giorno. Tutto riprende la sua voce, il suo posto, la sua anima. Io sono qui, lo sai.

La colonna sonora di questo scritto è questa. Smile, Una canzone famosissima, che già ho amato sempre molto:

Prima di quella però ho sentito To Where You Are, e pensato che sembrava… ho cercato le parole e ripensato ancora che sì, sembrava proprio che fosse stata scritta per… l’ho tradotta come so, temo di non essere bravissima con le canzoni. Ma è l’insieme di voce, musica e parole che mi ha commosso profondamente, sentendo sia questa che l’altra

 

Who can say for certain
Maybe you’re still here
I feel you all around me
Your memory’s so clear

Deep in the stillness
I can hear you speak
You’re still an inspiration
Can it be
That you are mine
Forever love
And you are watching over me from up above

Fly me up to where you are
Beyond the distant star
I wish upon tonight
To see you smile
If only for awhile to know you’re there
A breath away’s not far
To where you are

Are you gently sleeping
Here inside my dream
And isn’t faith believing
All power can’t be seen

As my heart holds you
Just one beat away
I cherish all you gave me everyday
‘Cause you are my
Forever love
Watching me from up above

And I believe
That angels breathe
And that love will live on and never leave

Fly me up
To where you are
Beyond the distant star
I wish upon tonight
To see you smile
If only for awhile
To know you’re there
A breath away’s not far
To where you are

I know you’re there
A breath away’s not far
To where you are

 

Chi può dirlo con certezza
forse sei ancora qui
ti sento tutt’intorno a me
il tuo ricordo è così chiaro

Nella quiete profonda
posso sentirti parlare
sei ancora un’ispirazione
potrebbe essere
che tu sia mio
amore per sempre
e che mi stia guardando da lassù

Fammi volare fino a dove sei
al di là della stella lontana
il mio desiderio stanotte
è di vederti sorridere
anche solo un istante per sapere che ci sei
non c’è che la distanza di un respiro
da qui a dove tu sei

Stai dormendo dolcemente
qui dentro il mio sogno?
e la fede non è forse credere
che non tutta l’energia si veda?

Mentre il mio cuore ti tiene
alla distanza di un battito soltanto
mi prendo cura di ciò che ogni giorno mi hai dato
perché sei il mio
amore per sempre
che mi guarda da lassù

E io credo
che gli angeli respirano
e che l’amore vivrà per sempre e non si perderà mai
fammi volare fino a dove sei
al di là della stella lontana
il mio desiderio stanotte
è di vederti sorridere
anche solo un istante per sapere che ci sei
non c’è che la breve distanza di un respiro
da qui a dove tu sei

So che ci sei
non c’è che la distanza di un respiro
fino a dove sei

Mi viene sempre un po’ da chiedere scusa, quando posto qualcosa di così platealmente sentimentale. Ma la musica è una delle poche cose che mi permettano, qualche volta, di superare il confine del mio radicato scetticismo e lasciare spazio ai desideri più intimi. 

Un po’ della “mia” musica

Ieri era giornata di classica, oggi è giornata di Bruce Springsteen e la “radio basata su” di lui. Grazie a questo post di Gramonhill ho ascoltato Jungleland con particolare attenzione e ho fatto bene. Io ho un approccio strano alla musica devo dire. Non solo alla musica, ok, ma adesso parliamo di questo. Ho due cantanti (musicisti?) preferiti per quanto riguarda il pop/rock (non mi chiedete di scendere in dettagli sul genere) che sono Sting e Bruce Springsteen. Ho una innumerevole serie di cantanti (italiani e no) che ogni tanto ascolto con enorme piacere ma di cui non conosco tutte le canzoni e neanche la maggior parte. Penso a Stevie Wonder, ai Dire Straits, a Vecchioni, De André, Tenco, molti cantanti soul, jazz e persino country. qualcuno addirittura più vecchiotto ancora, tipo Frank Sinatra o Elvis Presley, per dire. chissà quanti altri, ma tutta roba molto mainstream e radiofonica. Anche nella classica. Mozart, Beethoven, Puccini, Bach (l’Ave Maria è meravigliosa), Brahms, i soliti insomma. Poi ci sono le canzoni singole che hanno segnato momenti particolari della mia vita, la prima che mi viene in mente è I feel good di Jackson Brown, a potrei tranquillamente citarne insieme un paio di Baglioni (Stelle di stelle, avete presente? Un capolavoro, a mio dilettantistico parere. Ma anche Giorni di neve, le mie orecchie la considerano tale) e Luca Barbarossa senza (troppa) vergogna. Mi sento in soggezione quando qualcuno posta brani che non solo non ho mai sentito, ma che appartengono a cantanti/autori che non ho, a loro volta, mai sentito. Poi ogni tanto, grazie a un certo ben noto “servizio musicale” o più raramente ai figli, mi imbatto in qualche gemma preziosa e nascosta. Ma temo che ormai i miei gusti siano così formati, che le gemme per me sono quelle che rispecchiano almeno in parte cosa che amavo già prima. Tipo Josh Groban. Quest’uomo ha una voce pazzesca, per me, da brividi, e Bridge Over Troubled Waters è un altro punto fermo nella mia personale colonna sonora.  O i Mumford & sons. Però meno, Josh Groban mi commuove in maniera particolare, ma proprio molto particolare. Piccoli pezzetti di una mia scompigliatissima colonna sonora 🙂