La lettrice della domenica – La saggezza del mare (segue)

Della Saggezza del Mare ho già parlato nella scorsa “puntata” e potrà sembrare strano che non lo abbia ancora finito, ma ci sono almeno due ragioni: la prima è che ho dovuto affrontare un piccolo trasloco, non ho più lo studio in casa, ho preso in affitto una stanza come ufficio, sono contenta ma un trasloco, anche piccolo, richiede un tempo considerevole  (ed è anche in parte il motivo per cui sono stata meno presente nei vostri blog, a breve tutto dovrebbe tornare a una certa normalità); la seconda ragione è che con Larsson la velocità non funziona bene. È come quello che dice del viaggiare : se è vero che viaggiare consiste nel fare esperienze, e non nel lasciarsi trasportare, il valore del viaggio è inversamente proporzionale alla sua velocità. Mi sa che vale anche per i libri,  e visto che i suoi per me hanno un valore molto alto,  divento lentissima 😀

Torben e io seguivano dunque il sentiero senza incontrare anima viva, tra i prati e le vacche intente a ruminare. L’uni a cosa a cui bisognava fare attenzione era dove mettevamo i piedi,  perché il terreno era disseminato di grossi mucchi di sterco di vacca. All’improvviso Torben si è bloccato a metà di un discorso. ‘Adesso capisco ‘ha esclamato.

Cosa?’

Perché c’è così tanta merda di vacca nei libri di Beckett!’

Sì era chiesto spesso perché Beckett parlasse in continuazione della consistenza e dell”odore della merda di vacca. Ora aveva la spiegazione. Beckett aveva percorso sentieri come quelli. Aveva respirato la stessa aria che respiravamo noi. Come noi, era rimasto sospeso tra cielo e terra, con una vista incomparabile e un’aria cristallina, ma appestata dall’odore di sterco di vacca fresco. 

Torben e io ne abbiamo discusso, e mi sono reso conto che non avremmo mai fatto quella scoperta se non fossimo andati a piedi. Neanche in bicicletta è detto che quelle impressioni avrebbero avuto il tempo di penetrare in noi. (…). Viaggiare,  avevamo stabilito io e Torben, significa fare esperienze.  Ma per fare esperienze c’è una sola velocità, quella dell’essere umano, non quella del mezzo di trasporto. 

Cambi d”amore

Non mi innamoro più facilmente come un tempo, sai, non mi basta più ciò che allora faceva scattare un senso immediato di appartenenza, sia che poi svanisse in un giorno o restasse più a lungo. Ancora può accadere che una luce mi  colga di sorpresa e mi illumini qualcosa dentro,  ma non vivo più di sobbalzi del cuore e di drammatici contrasti, di vuoti d’aria e subitanee pienezze che s”addensano tra petto e gola. È un bene, credo. Non pensare che mi batta meno il cuore, no, il fatto è che batte più forte e con frequenza accelerata per le scoperte più lente, quelle che richiedono tempi lunghi. Persino l’amore per la tua città, benché si,  il colpo di fulmine ci sia stato,  ha iniziato a farmi battere davvero il cuore dopo che ci ho litigato,  l’ho attraversata e lasciata e ricordata. Mi innamoro di ciò che ripercorro con la memoria dopo averci speso passi e pensieri, m’innamoro di ciò che mi cambia, di ciò che ci vuole una vita a imparare. È a causa tua, vedi, non solo perché mi hai insegnato che la bellezza dell’amore sta nella conoscenza lunga, duratura; ma anche perché mi ci sono voluti anni a imparare ogni sfumatura, ogni inflessione della tua voce, e a riconoscerla tra mille persino quando imiti qualcun altro; anni per cogliere ogni possibile mutamento dei tuoi occhi in base all”ora del giorno e alla marea; anni per cogliere il tuo umore dal lampo del sorriso o dal movimento delle mani. È stato un tempo prezioso, non dovrebbe forse questo aumentare i battiti del mio cuore? Ogni conferma, ogni smentita, ogni sorpresa e ogni rito che conosco alla perfezione come se fosse il mio mi dà quel nodo allo stomaco che trova eco nel cuore. M”innamoro con lentezza, cercando con cura lo spazio in cui si muova più libero il mio senso delle distanze e del viaggio necessario per abbreviarle.