Prima presentazione, andata!

La prima presentazione del libro mi ha dato grandi soddisfazioni: sala bella piena, persone interessate e i libri presenti si sono rapidamente volatilizzati. Quello che temevo fosse un aspetto critico, ossia il fatto di non aver trovato un “facilitatore” che conoscevo per dialogare con me col libro, alla fine è stato un bene: mi ha introdotto la persona che aveva organizzato l’incontro per la Feltrinelli, competente e brillante, che ha contribuito a rendere la serata vivace. E insomma, il viaggio del Pettirosso continua, e lui canta sempre più forte.

Ancora sul Canto del Pettirosso

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Una persona a me molto cara definisce il mio libro “un insieme di ricchezze”, e le poesie “tutte toccanti, vive”. Lo scrivo perché in certi casi l’orgoglio, oltre che la gratitudine, sembra particolarmente legittimo. La parola “vive” è stata usata altre volte, e la considero come uno dei più bei complimenti.

Allora faccio ancora un po’ di pubblicità, ricordandovi il titolo, Il Canto del Pettirosso, la casa editrice Helicon (a questo link lo trovate direttamente) e alcuni altri siti dove potete acquistarlo (e poi magari dirmi cosa ne pensate, e perché no, diffondere tra gli amici, se vi è piaciuto). Queste le parole di presentazione dell’Editore: “Una raccolta poetica delicata e al tempo stesso vibrante, che ci offre uno sguardo appassionato sulla realtà quotidiana, sulla natura, sui sentimenti e le emozioni che solo la vera poesia è in grado di cogliere e di esprimere”. 

Amazon

Ibs

La Feltrinelli

Mondadori store

 

Fine dell’attesa!

La mia intendo: esce il mio libro di poesie, Il Canto del Pettirosso, presso Helicon Edizioni. Adesso comincia la parte più dura, ma altrettanto bella, del lavoro: presentarlo in giro per l’Italia, farlo conoscere, parlarne… un’altra forma di amore. E se qualcuno conosce librerie o altri luoghi dove si possa organizzare, io mi sposto sempre volentieri!

I dettagli nei prossimi giorni 🙂

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Tra montagne e fiumi e rocce infuocate…

Tra montagne e fiumi, rocce infuocate e freddi gelidi, fame e sete e inondazioni, lupi, orsi e uccelli e fiori, anche il mio terzo libro (secondo romanzo) sta arrivando al termine e adesso mi aspetta un bel lavoro di revisione. Alla mia fanciulla, alla quale sono molto affezionata, ho regalato una storia d’amore preziosa, di quelle che nutrono. Dopotutto se la merita. Per il momento scrivere migliora la mia vita e questo è quello che conta, quanto a pubblicare, vedremo, forse mi deciderò a farlo da me, anche se non sono del tutto convinta… ma intanto almeno qualcuno leggerebbe…

Robin’s Monday –

Per una volta non pubblicherò una citazione, uno spettacolo o un’intervista di Robin, ma il riassunto (la “sinossi”) con cui ho presentato e penso di presentare ancora, a editori e concorsi, il libro che ho scritto su di lui, perché terrei a sapere cosa ne pensate, essendo un po’ il biglietto da visita di questo scritto per me particolarmente importante.

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Il ribelle gentile non è propriamente un romanzo. Il suo protagonista è Robin Williams, un uomo reale e anche ben conosciuto, tuttavia, come ho voluto chiaramente premettere nell’introduzione, non è neanche un libro biografico. L’ho pensato come un cammino, un viaggio alla ricerca del filo che lega il suo percorso al mio e forse a quello di molti di noi. Nonostante le ricerche accurate, sono consapevole che quello di cui ho scritto è in buona parte il “mio” Robin Williams. Come il personaggio di un romanzo, mi serve per esplorare emozioni, costruire i miei principi, trovare un modo possibile di guardare il mondo, scavando nelle mie emozioni e però anche uscendo da me, utilizzando uno sguardo diverso. Per questo il libro ha la forma di una lettera, scrivo per me, ma mi rivolgo, come in un dialogo, all’uomo che da sempre è il mio modello di riferimento. Al tempo stesso, mi sono resa conto che tantissime persone hanno vissuto questa profonda identificazione, ancor più di quanto normalmente avvenga con qualunque personaggio pubblico. Ho idea che al di là dei miei particolari sentimenti per lui, Robin abbia espresso con non comune intensità qualcosa in cui tutti possono rispecchiarsi: un’esigenza di profonda onestà con sé stessi, il coraggio di cercarsi al di là della paura, e una ferma volontà, unita a una notevole capacità, di descrivere l’umanità in tutti i suoi aspetti, compresi i peggiori, ma facendo sì che fossero i migliori a mostrarsi in tutta la loro luce.

Robin era un poeta, un cantastorie, un pensatore, un uomo eclettico, dalla personalità molto forte, sfaccettata e poliedrica, uno spirito libero, che non ha mai avuto paura di dire quello che pensava, né di esprimere opinioni distanti dal comune modo di vedere, ma lo faceva con tale grazia, con una tale sensibilità di fondo da poter essere spietato senza offendere (quasi) mai.  Da qui il titolo che ho dato al libro, che spero sia tanto difficile da definire quanto il suo protagonista. La sua straordinaria intelligenza è forse uno dei lati di cui si parla meno, ma uno sguardo acuto e un cuore grande danno vita a un modo di osservare il mondo al tempo stesso non convenzionale, intimo ed estremamente interessante.

Il libro è diviso in otto capitoli. Sono partita dalla sua morte, per poi dedicarmi ai vari periodi della sua vita, per raccontare, attraverso le sue vicende personali, la sua attività artistica, i suoi pensieri e le sue emozioni, il modo in cui ha finito per influenzare così fortemente le mie scelte e il mio modo di essere, fino a una conclusione che non può che essere  aperta, perché la mia ricerca è tutt’altro che finita.

Flying together as one

This is the English version of this article (and part of the book I’m writing on Robin Williams)

Questa è la versione inglese di questo articolo (e parte del mio libro su Robin Williams).

Flying together as one

So you’ve come into my dreams at last. I knew it was just a matter of time, although I seldom remember them, and when I do, lately, it’s usually in a vague, hazy way. Yet that night’s dream was so clear, one of those in which when you wake up you have to refocus for a moment, realize what’s actually reality, and what is not. A dream that was so gentle, so graceful, I might say, that I felt a touch sad when I woke up, but at the same time, it got across its sweet taste throughout my day, giving me more determination, stronger desire and passion for everything I’m doing and going to do.

It’s the sense of taking care of things; of walking, at the slow pace of the sun and of air, that very road you’ve been guiding me on for so long. It’s the feeling of your fingers wrapped around mine, the tenderness that protects me from cold weather, your making a home of any place, your being a haven for ships yet to come and for those that are going to leave again. It’s the ability to turn yourself into silence to listen to the world, and into words to understand it. It’s the hand that fills with a light but solid presence, the derangement of when you change your course so as not to betray the sea. It’s the shiver, given by fear, but not without a sort of secret happiness, of one who’s suspended on a wire, several meters above the earth, and now and then takes an acrobatic jump between the objective reality of things and the poetry of instants. Because for me, you’ve always been there, and always caught me in perfect time for the terror of the void to make way for the magic of flying together as one.