L’ultimo Abele

Amo prima di tutto i colori di questo romanzo di Avvocatolo. I colori nominati con precisione, persino col codice, quasi a dire che non è vero che non ci sono parole esatte per descrivere. Qualunque cosa, visibile o invisibile, ha un nome e sta a noi trovarlo. Non sempre ci riusciamo, ma quel nome, da qualche parte, esiste.

Così capisci che anche la numerazione dei capitoli non è solo un vezzo, né è strampalata come sembra, ma ha un suo senso legato strettamente al “niente è come sembra” e forse anche “niente è come dovrebbe essere”.

Niente, neanche la lingua, che è ricca e densa come un vino rosso di quelli corposi, inusuale, una lingua di immagini, di metafore insolite, spesso poetica, talvolta ridondante (ma quasi mai in senso negativo, piuttosto come un modo, anche qui, di farci toccare con mano la ricerca dell’espressione migliore, la più precisa, la più perfetta). Una lingua malleabile, colta dove è giusto, popolare dove serve, maneggiata sempre con competenza e capacità di scelta tra vari riferimenti, siano letterari, siano tratti dai più moderni mezzi di comunicazione o semplicemente dal mondo e dalla realtà circostante, ascoltata e “riscritta”, resa quasi più vera del vero, nel momento stesso in cui apparentemente la si esagera.

Ci sono parole che si sciolgono in bocca come un cioccolatino. Un cioccolatino e basta, oppure un cioccolatino che poi ha dentro una crema al liquore, densa, gustosa, dolce e con un retrogusto leggermente amaro. Altre parole sono morbide e calde come un maglione di pura lana, magari alpaca tinta écru, o grigio siliceo, o bianco papiro. E altre ancora poi sono ruvide come carta vetrata oppure allegre, un bel rosso fuoco, o un giallo dalia.

E’ un romanzo che va letto con attenzione, secondo me, anche se viene voglia di divorarlo e potrebbe anche andar bene per un primo assaggio, ma poi a tornarci sopra si scoprono  nuovi nessi, piccole frasi apparentemente innocue e in realtà preziose, uno spirito di osservazione molto acuto a volte mostrato senza veli, altre seminascosto dietro uno spirito (apparentemente?) goliardico. Non che non ci sia anche della goliardia vera. E’ un libro divertentissimo, in certi punti. In altri fa sorridere. Ma dietro il sorriso c’è quasi sempre dell’altro. Alla fine non sono riuscita a mollarlo, le ultime 100 pagine le ho lette d’un fiato. E lo consiglio perché è diverso da tutto quello che ho letto finora ma al tempo stesso parla di emozioni in cui possiamo senza difficoltà riconoscerci.