LA LETTRICE DELLA DOMENICA – La vita composita (dalle Memorie di Adriano, M. Yourcenar)

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Di questo meraviglioso libro avevo già parlato qui, ma oggi ho trovato questo nelle bozze. È il momento di pubblicarlo!

Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe. […]
Si direbbe che il quadro dei miei giorni come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa. Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti eguali di cultura e d’istinto. Affiorano qua e là i graniti dell’inevitabile; dappertutto, le frane del caso. Mi studio di ripercorrere la mia esistenza per ravvisarvi un piano, per individuare una vena di piombo o d’oro, il fluire d’un corso d’acqua sotterraneo, ma questo schema fittizio non è che un miraggio della memoria. Di tanto in tanto, credo di riconoscere la fatalità in un incontro, in un presagio, in un determinato susseguirsi di avvenimenti, ma vi sono troppe vie che non conducono in alcun luogo, troppe cifre che a sommarle non danno alcun totale. In questa difformità, in questo disordine, percepisco la presenza di un individuo, ma si direbbe che sia stata sempre la forza delle circostanze a tracciarne il profilo; e le sue fattezze si confondono come quelle di un’immagine che si riflette nell’acqua. lo non sono di quelli che dicono che le loro azioni non gli assomigliano: bisogna bene che le mie mi assomiglino, dato che esse costituiscono la sola misura dell’esser mio, il solo mezzo di cui dispongo per affidare me stesso alla memoria degli uomini, e persino alla mia; dato che forse l’impossibilità di continuare a esprimersi e a modificarsi con nuove azioni costituisce la sola differenza tra l’esser morti e l’esser vivi. Pure, tra me e queste azioni che mi configurano si apre uno jato indefinibile, e la prova ne è che sento senza posa il bisogno di soppesarle, di spiegarmele, di rendermene conto. […]
D’altronde, i tre quarti della mia vita sfuggono a una definizione fornita dalle azioni: il complesso delle mie velleità, dei miei desideri, persino dei miei progetti resta vago ed evanescente quanto un fantasma. Il resto, la parte tangibile, più o meno autenticata dai fatti, si distingue poco più nettamente, e gli avvenimenti si susseguono nel modo confuso dei sogni. […]  Talora la mia vita mi appare banale al punto da non meritare non dico di scriverla, ma neppure di ripensarvi a lungo, e non è affatto più importante, neppure ai miei occhi, di quella del primo che capita. Talora mi sembra unica, e perciò appunto senza valore; inutile, perché è impossibile adeguarla all’esperienza comune. Nulla vale a spiegarmela: i miei vizi, le mie virtù, sono assolutamente insufficienti; vi riesce di più la mia gioia; ma a intervalli, senza continuità, e soprattutto senza un serio motivo. Ma ripugna allo spirito umano accettare la propria esistenza dalle mani della sorte, esser null’altro che il prodotto caduco di circostanze alle quali nessun dio presieda, soprattutto non egli stesso. Una parte di ogni vita umana, persino di quelle che non meritano attenzione, trascorre nella ricerca delle ragioni dell’esistenza, dei punti di partenza, delle origini. La mia incapacità di scoprirle mi fece inclinare a volte verso le interpretazioni magiche, mi indusse a ricercare nei deliri dell’occulto ciò che il senso comune non mi offriva. Quando tutti i calcoli astrusi si dimostrano falsi, quando persino i filosofi non hanno più nulla da dirci, è scusabile volgersi verso il cicaleccio fortuito degli uccelli, o verso il contrappeso remoto degli astri.

(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, Einaudi)

La lettrice della domenica – Mémoires d’Hadrien / Le memorie di Adriano

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Una pietra miliare della mia vita. L’ho letto tempo fa, ma è uno di quelli che comunque tengo sempre a portata di mano. Si legge d’un fiato, ci si trova un’illuminazione in ogni riga, poi lo si riprende, con calma, poi ci si va a cercare quel pensiero, quell’idea, quella parola che sono importanti, essenziali direi, nei vari momenti della tua vita. Scritto magnificamente. Un libro eccezionale, in ogni senso.

Il faut faire ici un aveu que je n’ai fait à personne: je n’ai jamais eu le sentiment d’appartenir complètement à aucun lieu, pas même à mon Athènes bien-aimée, pas même à Rome. Étranger partout, je ne me sentais particulièrement isolé nulle part.” / “È necessario ch’io confessi qui qualcosa che non ho mai detto a nessuno: non ho mai sentito d’appartenere interamente ad alcun luogo, neppure alla mia amata Atene, neppure a Roma. Straniero dappertutto, non mi sono mai sentito particolarmente isolato in nessun luogo”.

Creuser des ports, c’était féconder la bauté des golfes. Fonder des bibliothèques, c’était encore construire des grenier publiques, amasser des réserves contre un hiver de l’esprit qu’à certains signes, malgré moi, je vois venir. J’ai beaucoup reconstruit: c’est collaborer avec le temps sous son aspect de passè, en saisir ou en modifier l’esprit, lui servir de relais vers un plus long avenir; c’est retrouver sous les pierres le secret des sources. Notre vie est brève: nous parlons sans cesse des siècles qui précèdent ou qui suivent le nôtre comme s’ils nous étaient totalement étrangers; j’y touchais pourtant dans mes jeux avec la pierre. Ces mur que j’étaie sont encore chauds su contact de corps disparus…” / “Scavare dei porti significava fecondare la bellezza dei golfi. Fondare biblioteche, poi, era come costruire dei granai pubblici, accumulare scorte contro un inverno dello spirito che da certi segni, mio malgrado, vedo arrivare. Assai spesso ho ricostruito: è questo un modo di collaborare con il tempo nel suo aspetto di passato, coglierne o modificarne lo spirito, fargli da tramite verso un più lungo avvenire; si ritrova così sotto le pietre il segreto delle sorgenti. La nostra vita è breve, parliamo sempre dei secoli che precedono o che seguono il nostro come se fossero a noi del tutto estranei; eppure io li ho sfiorati nel mio giocare con la pietra. Queste mura che ho rafforzato sono ancora calde del contatto con corpi scomparsi…”

Nos délicats se plaignent de l’uniformité de nos villes: ils souffres d’y rencontrer partout la même statue d’empereur et la même conduite d’eau. Ils ont tort: la beauté de Nîmes diffère de celle d’Arles. Mais cette uniformité même, retrouvée sur trois continents, contente le voyageur comme celle d’une borne milliaire […]. La ville: le cadre, la construction humaine, monotone si l’on veut, mais comme sont monotones les cellules de cire bourrées de miel, le lieu de contact et des échanges, l’endroit où les paysans viennent pour vendre leurs produits et s’attardent pour regarder bouche bée les peintures d’un portique… Mes villes naissaient de rencontres: la mienne avec un coin de terre, celle de mes plans d’empereur avec les incidents de ma vie d’homme” / “I più delicati tra noi lamentano che le città siano tutte uguali: essi soffrono nel vedere dappertutto la stessa statua d’imperatore, il medesimo acquedotto. Hanno torto: la bellezza di Nîmes differisce da quella di Arles. Ma questa stessa uniformità, che si ritrova sui tre continenti, soddisfa il viaggiatore come quella d’una pietra miliare […]. La città: il quadro, la costruzione umana, monotona se si vuole, ma come sono monotone le celle dell’alveare ricolme di miele, il luogo dei contatti e degli scambi, il posto in cui i contadini vengono a vendere i loro prodotti e s’attardano a guardare a bocca aperta i dipinti di un portico… Le mie città sono nate da incontri, il mio incontro con un angolo di terra, quello dei miei piani di imperatore con gli accidenti della mia vita d’uomo”.

Ho scelto tre passaggi ma potrei citare l’intero libro, tutto è essenziale, tutto arricchisce, non c’è nulla di superfluo. La traduzione è mia perché ho solo il libro in francese, la traduzione italiana “ufficiale” è quella  di Lidia Storoni Mazzolani per Einaudi (1988).