Udite udite

Vedete che funziona, è meglio di un incantesimo…

Ho scritto dei miei progetti, ho dato loro un ordine anche secondo la semplicità di realizzazione e… magia… il primo è in parte già concretizzato. Ho già pronto un pdf, del tutto artigianale ma comunque fatto con affetto, che raccoglie gli articoli che avevo postato finora sull’eroe nei miti (l’introduzione, il primo capitolo sull’eroe sciamano e il secondo sui miti greci).

Chi lo vuole non ha che da chiedere, posso inviarvelo per email, magari metto un link anche qui, è del tutto gratuito ma, eccezionalmente, protetto da password. Del resto io per pigrizia non ho ancora fatto la pagina dei diritti d’autore (forse sarebbe il caso che le dessi priorità?) ma mi sembra scontato, tutto quello che pubblico è frutto della mia testa balzana (a meno che non sia specificato diversamente). Ovvio che mi faccia un immenso piacere se circola: reblog, recensioni, citazioni, disegni a tema, ricette gastronomiche che si ispirino ai miei post, va bene tutto, anzi, adoro tutto, ma tanto di più se citate la fonte (la sorgente, la polla, il rubinetto, insomma, ci siamo capiti).

Poi restate sintonizzati perché sono in arrivo altre novità (forse): una o due giornate a settimana fisse per il romanzo, una per i post sull’adozione, una per il seguito dei post sui miti. Il resto (poesie, racconti, citazioni, libri, musica ecc.) continuerà penso a essere postato random. Non pretendete troppo, via su, siete incontentabili! Quelle sono cose che devono seguire l’estro del momento 😀

 

IL PAESE INFELICE (L’eroe nel mito e nella fiaba) – Antigone

antigoneAntigone, una delle pochissime, se non l’unica donna tra gli eroi greci, è il simbolo, oltre che dell’amore di sorella, anche del coraggio nel sostenere le proprie ragioni di giustizia divina (il culto dei morti) contro la vendetta umana di Creonte.

            Secondo la versione più nota, narrata nella tragedia di Sofocle, dopo che Edipo e la moglie-madre di lui Giocasta avevano scoperto la verità, la regina si era impiccata e i loro figli Eteocle e Polinice si erano impadroniti del trono, cacciando via il padre.

            Per questo Edipo si sarebbe messo in cammino come mendicante, accompagnato dalla figlia Antigone. In seguito Ismene lo informò della rivalità sorta tra i due fratelli, e del desiderio di Creonte che Edipo tornasse perché secondo un oracolo questo avrebbe favorito la vittoria di Eteocle, che egli appoggiava. Antigone convinse il padre ad ascoltare le ragioni di Polinice, tuttavia Edipo respinse il disegno di quest’ultimo di impadronirsi del regno. Creonte avrebbe addirittura cercato di rapire le due figlie del re, per costringerlo a tornare, e Teseo, che era all’epoca re di Colono, sarebbe arrivato in loro soccorso.

            Dopo la morte di Edipo, Antigone e Ismene tornarono a Tebe, e quando Polinice affrontò il fratello in un ultimo duello per il regno, i due si uccisero a vicenda.

            Creonte gettò il corpo di Polinice fuori dalle mura, considerandolo un usurpatore.

            Antigone ritenne questo provvedimento ingiusto in quanto appunto contrario all’ordine divino, e seppellì il fratello. Creonte la fece allora condannare ad essere a sua volta sepolta viva in un sotterraneo con cibo e acqua, per non essere diretto responsabile della sua morte.

            La giovane tuttavia invocò la punizione egli dei su coloro che l’avevano condannata, se mai gli stessi dei ritenevano giusto ciò che ella aveva fatto.

            Qualche tempo dopo l’indovino Tiresia ammonì il re Creonte di aver avuto dei presagi di disgrazie che sarebbero accadute se egli non avesse “seppellito i morti e disseppellito i vivi”.

            Quando però il re fece aprire il sotterraneo, trovò che Antigone si era impiccata. La giovane in precedenza era stata promessa in sposa al figlio del re, Emone, che essendo innamorato di lei, scoprendo la sua morte maledisse il padre e poi si uccise a sua volta.

            Questa versione sostiene dunque il ruolo di Antigone a tutela di una giustizia superiore: gli dei avrebbero così punito Creonte per il suo crimine.

            Molto diversa era la versione della tragedia di Euripide, che tuttavia non ci è giunta e di cui conosciamo solo la trama: Creonte avrebbe ordinato al figlio Emone, sposo di Antigone, di eseguire la condanna a morte della giovane. Emone, fingendo di obbedire l’avrebbe invece nascosta presso alcuni pastori, recandosi segretamente da lei per anni e avendo con lei anche un figlio. Tempo dopo questo figlio, toltosi le vesti per partecipare a dei giochi funebri, sarebbe stato riconosciuto da Creonte per un segno a forma di lancia che tutti i discendenti degli Sparti di Tebe avevano sul corpo: il re avrebbe allora condannato a morte Antigone ed Emone, che sarebbero stati salvati per l’intercessione di Dioniso o di Eracle (secondo un’altra variante l’intervento di Eracle in loro favore sarebbe stato vano, e per sfuggire alla vendetta di Creonte Emone avrebbe prima ucciso la sposa per poi togliersi la vita).