Alba – Storie di mare

Stamattina la passeggiata l’ho fatta sul mare. Niente bagno e in un certo senso niente alba, il cielo era imperfetto come piace a me e il sole lo si poteva solo indovinare.

Anche il mare ha le sue storie e le racconta anche da sé, benché abbia i suoi narratori. Storie di distanze e abbandoni, di attese, lo sguardo a scrutare lontano

di solitudine

di cieli che paiono promettere tempesta

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di durezza e resilienza.

Racconta insomma degli antichi borghi di pescatori, su vicoletti chiamati “Via del Mare”, come dire che il mare è tutto uno, senza confini tra una spiaggia e l’altra, senza un nome proprio…

 

… borghi oggi spesso convertiti in quartieri residenziali, cancelli sempre chiusi per lasciare appena intravedere i grandi parchi situati dietro, persiane serrate, finestre protette da inferriate, muri, allarmi, magnifiche siepi di rose e bouganvilles; nessun cane abbaia, forse dormono, forse le loro energie vanno interamente convogliate sul mordere (e si sa che can che abbaia…).

Un altro signore di età (non così vecchio come quello di ieri però) mi ferma mentre sto riprendendo il Monumento di Quarto. Deve fotografarlo dall’altra parte, mi dice, questo è il Monumento di Garibaldi, lo sapeva? Un passato molto più lontano della Resistenza e lui ovviamente non era lì, eppure in qualche modo gli appartiene. Sì, certo, gli rispondo. Poco più in là mi dà un altro suggerimento: deve fotografare quello, è il Monte Fasce, e io gli rispondo che sì, ne ero al corrente, che sono di qui, non sono furesta. Lui mi guarda da capo a piedi come se solo in quel momento mi vedesse e mi fa: ah, credevo venisse da lontano. Sarà forse che sono quasi bionda. O magari si suppone che i Genovesi mugugnino e non fotografino… 😀