Robin’s Monday – il movimento del mare

Il mare, questa superficie che ora ricorda curiosamente il ghiaccio e un denso, caldo conforto alla freddezza uniforme e composta del cielo, è pure lo stesso mare che prende, nelle giornate più terse e luminose, un blu profondo e notturno. S’increspa in infiniti modi. Come ogni città, come ogni luogo dell’universo, forse, o almeno quelli che abitiamo, è immobile è racchiude al tempo stesso il movimento del mondo, non si sposta e tuttavia è specchio del nostro desiderio di spostarci, così come del nostro timore di farlo; e anche del nostro vano anelito all’immobilità, perché, almeno fino a che siamo vivi, non possiamo fare a meno di spostarci, se anche non volessimo, fosse pure dal divano alla cucina, fosse pure solo con lo sguardo o il cuore.

Chi rifiuta lapidi e pietre esprime a fondo la più insopprimibile voglia di continuare a cambiare di posto, di non lasciare mai vincere l’immobilità delle cose, neppure dopo la morte.

Noi abbiamo bisogno di un luogo fisso, per trovare le persone amate che non vediamo più. Ma alcune di loro, quelle che hanno vissuto più intensamente, hanno invece necessità di un luogo che si muova, e di muoversi con esso.

Così la cenere, il vento, l’oceano, diventano l’espressione di tutto ciò che  è meno fermo, e che meno può essere fermato. Io sto volando. Ricordi? Sempre in cammino, sempre in volo, sempre con quella dolcezza di arrenderti al fluire della vita, che più di qualunque altra cosa ti rende vivo, e parte della Terra, del suo moto e di tutto ciò che ci respira dentro e cambia continuamente la sua forma e il suo posto nell’universo.

Ancora in viaggio

Di nuovo in viaggio, un paio di giorni a Friburgo, poi via a Recanati. Come Larsson, sono felice solo quando sono in movimento. Non so se vivrei in barca a vela, ma non sto bene senza cambiare posto ogni tanto (anzi, ogni poco, direi!). Cerco l’ignoto nel familiare e il familiare nell’ignoto, credo sia questa, tutto sommato, l’idea che ci sta dietro.

Prima di partire, a dire il vero, c’è sempre un momento in cui sono spinosa come un’istrice. Non solo allontanarsi, ma anche prepararsi a farlo spezza la routine, non permette di affidarsi alle abitudini se non in misura minima. Un’emozione ambivalente mi prende ogni volta che cambio qualcosa: un po’ di stress, che sfocia nel timore per i cambiamenti più grandi; ma una paura che ha in sé un lato bello, il nodo allo stomaco di quando sai che ci sarà una svolta, comunque vadano le cose. La notte prima degli esami, la vigilia del primo giorno di lavoro, l’attesa e quella consapevolezza che in realtà non stai semplicemente aspettando, non sei fermo.

Non mi pesa affatto viaggiare da sola, anzi. Guardo le distese coltivate e il cielo, il guard-rail e le nuvole, arruffatissime stasera, le case e gli alberi, la strada che si muove sotto il bus e i paesi arroccati in lontananza, in disordine sparso, senza che nessuno sposti il mio sguardo in un’altra direzione, che, fosse pure più “giusta”, mi permettesse di spaziare su orizzonti migliori, non sarebbe comunque la mia.

 

L’amore in movimento

E’ che vivo tutto molto, sai? Questo brivido prolungato, intenso e dolce, che mi prende per una parola, un pensiero, uno sguardo. E c’è calore dentro, fuoco anche, se vuoi, ma non di quello cattivo, che incendia e brucia. No, è quel fuoco che dà luce, quel bel colore rosso aranciato e giallo, e persino qualche tocco di blu, di tanto in tanto, il fuoco che scalda e protegge, una passione gentile che a volte diventa un po’ feroce, un entusiasmo forte e dirompente che certo, a tratti scatena tempeste infuriate, l’acqua delle lacrime, lampi e tuoni, e il soffio dell’uragano. Perché se le emozioni le vivi, le vivi tutte intere. Ma forse non è un male che io stia imparando adesso a viverle, così a fondo, adesso che sembra tardi, ma c’è quel tanto di… saggezza? Ma sì, chiamiamolo quel tanto di saggezza in più che impedisce che l’uragano porti via tutto. Passa e scompiglia e rovescia e scalcia e qualcosa forse viene anche giù, ma sono solo le cose fragili, quelle già un po’ in rovina, che dovevano comunque in qualche modo essere “lasciate andare”.
Le cose forti restano, amore mio.
Adesso ho bisogno anche di mondo, sai, di persone e di oggetti da toccare, con cui parlare, da ascoltare e raccontare. E poi si sa che di amori ce n’è di ogni specie e per tutti i gusti. E’ per questo che è impossibile definire l’amore, non credi? Perché non c’è un amore uguale all’altro, perché gli amori di ognuno di noi sono diversi e perché ognuno di noi ne vive più di uno, e anche quelli sono tutti diversi. Non più grandi, o più piccoli, o più importanti, o meno. Diversi. Quindi credo che davvero l’amore coincida con la vita, anzi, gli amori coincidono con la vita, quei particolari amori con quella vita, quell’unica, personalissima vita che ognuno di noi si porta dietro e porta avanti, che a volte sembra una sacca pesante da caricarsi sulla schiena e altre volte invece fa il cavallo selvaggio e andarle dietro e difficile e fantastico, avventuroso ed eccitante; e altre volte ancora è solo un manto di stelle che copre la notte come una coperta calda di luce e tu non hai da fare altro che guardare, disteso a pancia in su, pensando pensieri che non sai, pensieri vaghi, leggeri come le stelle.
E tutti gli amori potrebbero essere magnifici, è solo che non sempre lo sappiamo prima, e qualche volta neanche dopo, qualche volta crediamo di dover difendere l’amore da qualche nemico, ma l’amore non ha nemici. L’amore è una splendida cavalcata dove non c’è strada né sentiero, ed è anche il riposo di quando ci si ferma, la sella sotto la testa a far da cuscino, e al di sopra, gli astri e i pianeti a far da testimoni perché la memoria non cancelli niente. L’amore è l’oceano, come tu sai molto bene, la calma apparente e poi la risacca, e l’alta marea, le onde lunghe, quelle che cambiano il paesaggio ad ogni ritorno, quelle che danno e che tolgono, che vanno e che vengono, che distruggono e costruiscono. Ed io qui ad aspettare, amore mio, qualche volta a cercarti, in sella a quel cavallo, qualche volta sdraiata con la sella sotto la testa e il cielo sopra, qualche volta sulla riva dell’oceano, a guardare il paesaggio che cambia e pensare come sarebbe stato diverso, se non ci fossi stato tu, come sarebbe piatto il mare, e monotono il cielo, e distratto il vento.
Forse è proprio questo l’amore, che ne dici? Questo cambiamento di panorama, questo spostamento di visuale, il riconoscimento improvviso di qualcosa che prima non c’era, che esiste solo quando viene riconosciuto, eppure, da quel momento è come se fosse sempre stato lì, sotto i nostri occhi, bastava vederlo, bastava guardare… Tuttavia, bisogna guardare nel modo giusto, al momento giusto, altrimenti nessun cambiamento si produce, il paesaggio resta immobile e immutato. Ma se guardiamo bene, allora… allora nascono dune e città di sabbia, il deserto prende vita, la città si riempie sotto i nostri occhi di luoghi che credevamo esistessero solo nella nostra fantasia. Le parole diventano oggetti, corpi, persone. E ogni sguardo diventa trasformazione, rinnovamento, metamorfosi.
Bisogna guardare con occhi attenti ma aperti all’insolito, all’infantile, all’eccentrico. No, l’amore non è saggio. Qualunque cosa sia, non è saggio. Non è la saggezza che fa crescere gli anemoni di mare, non c’è negli uccelli migratori, ma nemmeno in quelli stanziali, negli scoiattoli volanti o nel frenetico e cieco scavare delle talpe, né tantomeno nella luna.
La luna, poi. Va bene tutto, tutto quello di cui parlano i poeti. La tenerezza, la luna, l’immenso, l’uragano, la guerra, la quiete, il silenzio, la musica. Forse è questo il contenuto comune di tutti gli amori, la ragione per cui ne possiamo parlare e comprenderci. Forse è la ragione per cui sappiamo riconoscerlo, l’amore, benché sia così difficile raccontarlo. La luna però… No, non è la luna. E’ che la luce della luna è diversa a seconda di dove cade, del punto in cui tu stai guardando, della posizione della terra. Perché serve, la luna. E la notte. Ma serve anche la terra. O almeno, qualcosa che le somigli. L’amore rinasce ad ogni luce e ad ogni ombra, ad ogni onda e ad ogni soffio di vento che sposta la sabbia, ad ogni giro che un qualunque satellite compie intorno a qualunque pianeta in qualunque universo. E dovunque ci sia anche la più minuscola variazione, uno spostamento millimetrico, l’infinitesimale muoversi in un tempo diverso che richiede milioni di anni per un passo, anche là ti riconoscerò, amore mio.