Premio Oreste Pelagatti

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Composizione fotografica con fiori in thermos

 

Torno da una splendida giornata a Civitella del Tronto, questo è sicuramente uno dei premi più belli ai quali abbia partecipato: pomeriggio di “chiacchiere” informali ma appaganti tra premiati e Giuria, grande disponibilità, ascolto e scambio arricchente ma senza alcuna pesantezza, anzi. Passeggiata sotto il temporale seguita da doppio arcobaleno e ritorno del sole in un borgo davvero strepitosamente bello. Serata di premiazione sobria, con lo spazio lasciato alla lettura delle poesie e agli intermezzi musicali. Le poesie sono state lette dall’attrice Pamela Villoresi, che conoscevo di fama, ma che mi ha commossa oltremisura con la partecipazione emotiva, oltre alla bravura “tecnica” con cui ha interpretato i testi, è come se avesse scavato a fondo per trovare tutti gli strati possibili. Per me è stato come “riscoprire” la mia poesia sentendola in modo diverso, trovando il suo vero senso. Una sensazione stupenda che forse non riesco a rendere del tutto a parole. Anche la motivazione del premio mi è piaciuta tanto.

Della terna che si è aggiudicata il secondo premio, la prime due le trovate cliccando sui link: Parole d’argine e Un minuscolo silenzio la terza Sasso e libellula, quella che è stata letta ieri sera, la posto di nuovo qui:

SASSO E LIBELLULA

Sono sasso di fiume, la pietra levigata sull’alveo
immobile, eppure forgiata dal passaggio
delle luci sulla superficie trasparente del mattino,
del riverbero frammentato in gocce,
del tempo, e dell’acqua, e di molto amore.

Tu sei il fiume, irruente, irriverente, irrispettoso;
seppur gentile a tratti, mi lambisci i fianchi
accarezzi le mie forme, arrotondi gli spigoli;
ma non hai argini, né limiti o confini,
solo tempo, acqua, e molto amore.

Alle prime piogge, libero da ostacoli,
il tuo cammino si fa corsa, vortice, sfida alla corrente
e il tuo canto scroscio, e poi grido e vita,
a immaginarti così, si allenta il male lancinante
della distanza, la morsa della tenaglia attorno al cuore.

Attraversami dunque, valica la durezza dei contorni
Mi farò libellula e sfiorandoti acquieterò l’impeto
che solleva e scuote e mescola le onde col fondale
Mi muoverò leggera, come la luce che t’increspa
e corruga appena la tua pelle in un sorriso

Ma non ascoltarmi più, ora, circondami in silenzio
ch’io possa smarrirmi nel tuo scorrermi dentro
Portami con te, ricoprimi come fai con le stelle
trasformami in luce d’acqua, senza più corpo o nome
che non sia quello che mi vorrai dare

Credi forse che potrei mai aver paura?
Sono sasso, e libellula, e donna
e ti amo.