Shopping benefico

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Chi dice che andare a fare shopping non dà la felicità? Molti acquisti… da Oscar, ieri, più due intrusi, ma tutti destinati al mio benessere, ed eventualmente a quello di chi li guarderà con me: Pomeriggi (o Serate) al Cinema!

E pensare che devo ancora finir di vedere i migliori film del 1933, per passare al 1934… ma ogni tanto mi permetto di “sgarrare” dall’ordine cronologico.

Alcuni dei film comprati li avevo visti moltissimi anni fa, e molto amati, ma da troppo tempo per ricordarmeli. Altri, invece, non li ho mai visti e costituiscono gravissime lacune, essendo appassionata di cinema quasi da sempre. Quindi, i commenti sono ovviamente benevenuti e molto apprezzati, ma niente spoiler!

#Film 1932: Grand Hotel

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Grand Hotel è il capostipite di quel genere di film  detti portmanteau, che potrebbero probabilmente essere chiamati così anche in italiano, in mancanza (almeno credo, i conoscitori del cinema potranno aiutarmi su questo) di un termine corrispondente di uso comune. Oppure, prendendo in prestito un termine della linguistica, si potrebbe parlare di film macedonia.

Si tratta di film che raccontano frammenti di vita di varie persone, unite in genere da una situazione o dal luogo in cui si trovano, come, in questo caso, il Grand Hotel, appunto, e i cui destini a volte si intrecciano, a volte no. Sono solitamente soprattutto delle “parate di star”, e questo non fa eccezione, ma è un gran bel film comunque.

La pellicola fu candidata all’Oscar solo come miglior film, vincendolo, e ad oggi resta l’unico caso in cui un’opera abbia vinto l’Oscar senza aver ricevuto alcuna altra nomination.

Diretto da Edmund Goulding, ambientato a Berlino, ha un cast di tutto rispetto: John Barrymore è il Barone Von Geigern, un nobile decaduto finito a vivere di espedienti e scommesse, con un debito che non gli permette di uscire dal “giro” losco in cui si è infilato; il fratello Lyonel è Klingelein, un piccolo impiegato al quale resta poco da vivere, e che ha deciso di trascorrere gli ultimi giorni nel lusso. Wallace Beery è il viscido industriale Preysing, l’ex datore di lavoro di Klingelein, anche lui al Grand Hotel per cercare di concludere a qualunque costo una fusione societaria che potrebbe salvarlo dalla rovina. Greta Garbo è la ballerina russa Grusinskaya, ormai sul viale del tramonto e in piena crisi, che si innamora del barone Von Geigern quando questi entra nella sua camera per rubare una collana di perle. Joan Crawford è Flaemmchen, una giovane e alquanto disinvolta stenografa, che in realtà aspira a fare l’attrice ed è alla ricerca dei soldi necessari.

Questo leitmotiv dei soldi è un altro tema in comune tra i protagonisti: chi ne ha tanti non è destinato a goderseli, come la ballerina Grusinskaya, creatura estremamente sola, o il Barone, che li ha dilapidati, o Preysen, che ne ha guadagnati tanti ma persi di più a causa della sua mancanza di scrupoli. Chi non ne ha, come, ancora una volta, Von Geigern e Preysen, e come Flaemmchen, è disposto a tutto o quasi tutto per averli. Tuttavia, Von Geigern e Flaemmchen hanno mantenuto la loro umanità, e avranno entrambi un ruolo nel dare a Kringelein un po’ di felicità: sicuramente breve, ma a lui tutto sommato sembra non importare poi tanto. È l’unico al quale forse davvero quel po’ di soldi messi da parte in una vita di lavoro consentiranno di essere felice, finalmente e per la prima volta nella sua vita.

33. Good Will Hunting

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Parlando di attori che hanno aspettato un Oscar troppo a lungo… questo film è valso la quarta, meritatissima nomination per Robin Williams (le prime tre per Good Morning Vietnam, Dead Poets Society e The Fisher King, tre capolavori di recitazione, e ogni volta la statuetta era andata a qualcun altro). Questa volta, finalmente, si decidono a premiarlo, come miglior attore non protagonista, per un ruolo bellissimo, devo dire. Non che gli altri fossero stati da meno. Io ancora devo decidere qual è il mio film preferito e qual è il mio personaggio preferito. A pensarci, credo che non lo farò mai. Ho un debole per Good Morning Vietnam, l’ho detto, ma ogni volta che ne guardo uno, penso a quanto sono, ognuno a suo modo, davvero quasi tutti meravigliosi, per un verso o per l’altro. Tutti densi di umanità, di voglia di capire, di addentrarsi nei misteri dell’animo umano. Un filo rosso che li unisce e che credo non si sia davvero mai spezzato.
Questo non fa certo eccezione, anzi.
La storia ha per protagonista Will Hunting, appunto (Matt Damon), ragazzino di origini irlandesi, dedito soprattutto alle bevute con gli amici e alle risse, per le quali ha avuto già diversi guai con la polizia. Will però lavora come bidello e custode presso un prestigioso college di Boston e di notte risolve di nascosto problemi matematici praticamente impossibili. Gerry Lambeau (Stellan Skarsgård), professore al college e matematico di successo, lo scopre e quando a seguito dell’ennesima bravata il ragazzo viene rilasciato solo a condizione che qualcuno se ne prenda la responsabilità, decide di accettare la sfida. Il ragazzo però dovrà anche vedere uno psicoterapeuta. Solo dopo molti tentativi andati a vuoto, Gerry si decide a chiamare il vecchio amico Sean Maguire (Robin Williams), col quale ha qualche ruggine in sospeso. Sean è a sua volta una mente estremamente brillante, ma si è in parte ripiegato su sé stesso dopo la morte della moglie. Accetta comunque di occuparsi di Will e dopo qualche attrito, tra i due nascerà un rapporto molto vicino all’amicizia, grazie al quale entrambi potranno scoprire qualcosa di più di ciò che sono e di ciò che vogliono. La scena della conversazione sulla panchina, disse Robin in un’intervista, era la sua preferita. Serve che dica che è anche la mia? . “Where we shot, and how we shot it…it was just the idea of that kind of beauty and the experiences you have,disse nell’intervista. “Telling the kid, ‘If you don’t get out and experience life, you’re not going to have that stuff, you’re not going to have anything. You have to pull your head out of your ass and experience this stuff.” Ok, come ho avuto occasione di dire, non è che parlasse sempre come un cherubino, comunque l’idea è: “Dove è stata girata, e come è stata girata… era appunto l’idea di quel tipo di bellezza e delle esperienze che vivi. Dire al ragazzo ‘se non esci fuori e non sperimenti la vita, non ce le avrai queste cose, non avrai niente. Devi guardare oltre il tuo ombelico (ehm) e vivertele, quelle esperienze”.
Un altro di quei film che sono rimasti nel cuore di molte persone. Il fatto poi che Robin Williams abbia più volte interpretato ruoli di psicoanalista, medico o insegnante non credo sia un caso. Una delle sue battute è rivelatrice: disse infatti che recitare gli aveva risparmiato anni di psicoanalisi. Per lui recitare era entrare in sé stesso quanto negli altri, significava capire i meccanismi e le motivazioni profonde che sono dietro tante azioni umane. Non necessariamente giustificare, anzi, prendere a volte posizioni molto nette. Ma comprendere, sempre.