Finestre aperte e ghirigori

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Immagine dal web

Ho sempre troppe finestre aperte, e anche se mi riferisco al mio monitor, come metafora va benissimo. Troppe finestre aperte e non richiuse, troppi sguardi gettati fuori a caso, troppi inizi che non so poi dove andranno a finire, in attesa di “avere il tempo”, di “tornare con calma”.

Sento a volte la necessità di dare ordine ai miei progetti e alle mie giornate, io che andrei all’aeroporto come alla stazione e prenderei il primo volo libero, il primo treno verso una destinazione ignota, scenderei in una stazione qualunque, avendo come unico programma quello di non farne.

Pianificare, è una cosa che facevano gli ufficiali tedeschi hai detto una volta. Un’altra di quelle frasi che mi sono rimaste impresse, con cui mi picchio e combatto, perché credo di non essere d’accordo e invece lo sono. Perché vorrei tanto lasciar accadere le cose. Che non vuol dire non impegnarsi, ovvio, detto da uno che è riuscito a essere quasi più perfezionista di me. Vuol dire non chiedersi se qualcosa è utile alla tua carriera, ma se vuoi farlo. Basta cambiare le parole: non programmare ma prendersi cura delle proprie giornate, non pianificare ma realizzare sogni, coccolare desideri, anzi, coccolarsi.

Cogliere al volo le occasioni che si presentano, come fossero uccellini fragili, capitati casualmente sull’uscio di casa, che si accudiscono con molto affetto e molta dedizione, prima di lasciarli andare e vedere come procedono da soli. Se le cose non vanno come si vorrebbe, si avrà almeno la consolazione di aver sbagliato per amore, e non di aver fatto male i propri conti.

Una volta mi hanno mostrato diverse figure, chiedendomi di sceglierne due. Quadrati, rombi, ottagoni, triangoli. E un ghirigoro. Indovina quale è stata la mia prima scelta (la seconda era un cerchio). Mi hanno detto che significa che arrivo alla meta attraverso vie non standard. Insomma, sono una perfezionista casinara. Chissà, forse anche in questo, un po’ ci somigliamo…