Da Mesagne con amore <3

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Di ritorno da Mesagne, dove ho ricevuto il primo premio per la poesia inedita (con La metamorfosi delle farfalle) e il primo premio per la narrativa inedita (con I ladri del tempo). Mesagne, come altri che forse non avrei visto senza il “pretesto” di qualche premio letterario, è un luogo sorprendente. Nota per il barocco, nasconde in realtà anche alcuni segreti più antichi. Non c’è forse bisogno di dire che è anche molto ospitale e accogliente!

Lo so, ho saltato il lunedì di Robin, ma spero che mi perdonerete, perché ieri sono stata in viaggio per una bella fetta di giornata e quando sono arrivata ero veramente distrutta. Lui credo che mi perdonerà anche solo per il fatto che La metamorfosi delle farfalle appartiene a lui almeno quanto a me.

A Mesagne per premio letterario primo posto sia per poesia che per narrativa inedita! Troppo felice 😂😂

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Euterpe n. 25 – Numero dedicato agli autori internazionali e alla loro influenza nella letteratura italiana


 

A questo link si parla del numero 25 di una rivista di letteratura online molto bella, Euterpe, di cui mi onoro di far parte con una poesia, ma in cui trovate anche altre poesie e narrativa, articoli, critica letteraria, interviste, concorsi e altro ancora.

http://rivista-euterpe.blogspot.it/2017/11/linfluenza-degli-autori-stranieri-nella.html

Potete anche scaricarla direttamente da questo link:

https://drive.google.com/file/d/1iWTDkYDcNKOPqN49eiZEb6nDOPGEjSWF/view

Se ne parla infine anche nel  Blog letteratura e cultura, che vi invito caldamente ad andare a vedere se questi mondi vi affascinano

Gli anni

Ti ho parlato degli anni d’acqua,
rassegnati a prendere la forma del bicchiere
o scivolati sulla pelle, senza lasciare traccia.
Ti ho parlato degli anni di sale,
rimasti in bianche distese inaridite al sole,
abbaglianti e amari, come la verità e la poesia,
Degli anni delle scarpe strette, anche,
quando il cammino era ferita dei piedi,
e le piaghe ricucivano gli orli del tempo.
E ancora, degli anni di terra,
trascorsi a mettere radici un po’ dove potevo
senza perdere la libertà dei semi di volare.
Degli anni di pietra, infine,
il duro lavoro di costruirmi casa, perché non fossero
troppo nudi i miei pensieri, troppo scoperte le spalle.
Ora ti parlo degli anni in cui vivo,
la mia carne a far da eco ai desideri, e tu, acqua e sale,
tu amore mio, ferita e terra, radice, e pietra, e casa.

La mia poesia Fino al mare quarta classificata al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti

Il prossimo sabato, 18 novembre, sarò a Seravezza (Lucca), mi sono classificata quarta al Premio Michelangelo Buonarroti dell’Associazione Arte per amore ed è una grande soddisfazione anche per il numero di partecipanti. La premiazione sarà al Teatro delle Scuderie Granducali di Seravezza​ (Patrimonio Mondiale UNESCO) Viale Leonetto Amadei n. 230. Io lo dico, spero sempre di incontrarvi, ed è anche l’occasione per vedere un posto che credo sia splendido 🙂

FINO AL MARE (che alcuni hanno già visto) inizia così:

Il mio cuore è un gatto che sonnecchia al porto,
tra le immobili navi e le reti e d’improvviso
con balzo felino scatta, come avesse visto
qualcosa che nessun altro vede […]

Il resto qui, dove trovate anche una specie di introduzione, pensieri in libertà che accompagnano la poesia (ma che non ho inserito nella versione inviata al Premio).

La vulnerabilità del tempo

Credo nel potere primitivo della semina
che nutre l’uva e il pane, l’albero e le lacrime,
nei cuori bagnati dalla pioggia,
nel silenzio che fa l’acqua quando dorme,
credo nell’anima del cielo, nella meraviglia,
nelle salite, nelle strade secondarie,
nella terra, nella sua ferita di madre,
nel sangue di tutto ciò che ci vive e muore dentro,
nelle tue impronte, nel sale, nelle spine dell’istrice,
nei sogni quieti, che si realizzano piano,
nel solco lieve che lasciano sulle creste dei monti,
credo nell’ombra nascosta tra le rughe,
nella vulnerabilità del tempo, nell’ombra fragile
che nasconde la luce tra le pieghe della pelle.
Io il mio dolore me lo costruisco pezzo a pezzo,
goccia a goccia, raccogliendolo dal mare;
bevo ogni sera il mio bicchiere di solitudine
come un vizio, un peccato segreto per andare avanti
quando il giorno ti si perde in mano e le cicatrici
ardono come stelle tristi. E’ difficile, sai,
sentirsi frontiera, quando da una terra all’altra
anche le nuvole faticano a passare.
Mi rispecchiano, nel cielo che arde in attesa della notte,
le rosee ali di un incantesimo di uccelli in volo,
le rossastre piume e i capelli d’oro dell’autunno delle siepi;
abito un paese migrante, terra dal molteplice sguardo,
il mio paese di inappartenenza, che mi brucia in bocca
una lingua distratta, senza grammatica né accento.
Io poi ci vivo bene in tutto ciò che è indefinito:
la sera guardo il tuo posto, e non è mai vuoto,
lì è la mia patria, la mia geografia notturna,
la rotta tracciata da un indocile vento sulla sabbia,
ché tanto, lo sai, da sempre la mia Itaca ha il tuo nome.

 

La lettrice della domenica – Le Braci di Sandor Marai

Oggi ero a San Martino in Campo  (Perugia) dove non ero finalista ma ho avuto l’onore di avere due poesie incluse in un’antologia di cui fa parte Rodolfo Vettorello e già questo di per sé sarebbe un premio.  Aggiungetevi la grazia di Perugia e la bellezza della dimora storica con parco rispettosamente convertita in albergo in cui si è svolto l’evento e dove abbiamo dormito. E aggiungete pure che ne ho approfittato per leggere finalmente uno dei libri che avevo in programma da tempo, quello appunto che dà il titolo al post e che come pensavo è un libro incredibilmente bello. Insomma mi sono trattata bene questo weekend.

Il libro racconta di un incontro lungamente. atteso, di un segreto lungamente celato, e di quali siano le cose alle quali dobbiamo fedeltà. Una scrittura magistrale in cui ogni parola dice esattamente quello che vuole e che deve dire.

 

Ponte tra terra e fuoco

Ahi mia amata, mia città giardino,
ponte sulle mie lacrime,
ponte tra terra e fuoco, tra cenere e sole;
chiudo il dolore in una tana di parole,
rifugio inadeguato e inquieto,
ma sono le mie stelle a bruciare,
i miei piccoli fari notturni, inariditi,
soffocati da un vento desertico e maligno,
dal prosciugarsi delle piogge e delle speranze,
quando il profumo dei tuoi fiori diventa
fumo acre di campi in fiamme.
Il mare vigilerà sulla tua rinascita,
ti amerà di nuovo, come ha sempre fatto.
Io verrò, anima mia, ti porterò
i semi di altre foreste ignote,
alberi lontani, dai rami ingemmati di galaverna,
illacrimati dall’acqua delle mie sorgenti.
Non più al divampare degli incendi
il vento dedicherà il suo volo, 
ma al rifiorire della nostra casa.

E’ una poesia un po’ così, forse non era nemmeno una poesia, parole scritte di getto per la mia casa d’elezione, che in questo momento combatte col fuoco, ma ha un cuore fiorito, capace di rinascere dal fuoco, dall’acqua e dalle ferite della terra.