Seconda edizione Premio Letterario “L’albero di rose”. Poesie vincitrici, menzionate e segnalate – sezione poesia inedita a tema libero

Grazie ancora all’Associazione “La presenza di Erato” e al Premio L’Albero di Rose di Accettura (Matera)

LA PRESENZA DI ÈRATO

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SECONDA EDIZIONE PREMIO LETTERARIO “L’ALBERO DI ROSE” – SEZIONE POESIA INEDITA A TEMA LIBERO.

PRIMO CLASSIFICATO:

FIORE CONTROVENTO

Sei nel silenzio fertile di questa fiamma intensa e schiva,
fragranza di pane caldo, arance e rosmarino nel mio petto,
il fremito sottile del tuo fiore che germoglia controvento;
in grembo il solco profondo del tuo pensare a largo raggio.
Appollaiato in cima ai pali di una porta, ai margini del campo
guardi ancora quei fiocchi di cielo non addomesticati
e ti si scioglie il fiato d’intatta meraviglia,
sì che anche alle finestre s’è appannato il vetro attonito.

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Poesie e stelle cadenti (per un anniversario)

Anche quest’anno è arrivato il tempo delle stelle cadenti, ma forse questa volta non le cercherò. Non ne sono sicura, del resto sono cose che richiedono una decisione istintiva dell’ultimo minuto.

I desideri degli anni scorsi, anche quelli che sembravano più ingarbugliati e confusi, sembrano sulla strada per realizzarsi; soprattutto, non ho perduto quel senso di meraviglia, quella felicità che resta anche quando attraverso momenti dolorosi e difficili. Penso che c’entri col fatto che comunque, per realizzare le cose per me importanti, ci sto lavorando qui e adesso, sto dedicando la vita a quello che desidero molto più che a quello che “bisogna fare” o che sembra più “adeguato” e meno pericoloso.

Del resto, chissà se si vedranno. Oggi il cielo è opaco, livido, il sole non è scomparso, ma c’è un’aria triste; so perfettamente che mi sto facendo suggestionare, ma mi sembra un’aria non priva di calore e però anche adatta al pianto, o a un umore ballerino com’è il mio in questo momento, sospeso tra un agitato vento quasi autunnale, la quiete immobile, appesantita dall’attesa, e una pioggia di rinascita, refrigerio per tutto quello che sta appena germogliando o non è ancora sfiorito, ma è riarso dalla sete.

Sono in partenza per un viaggio breve ma denso di cose belle. Domani, proprio, di tutti i giorni possibili dell’anno, vado a cogliere i primi frutti di questa scrittura che ti coinvolge così tanto. Non credo sia poi così fuori luogo. Prima di tutto, vivendo intensamente e cogliendo l’attimo, con tutto quello che arriva, credo di rispettare molto di più tutto il modo in cui hai vissuto di quanto non farei se restassi a casa a piangere (cosa che ho fatto in altri momenti, e sicuramente farò ancora, pensando e scrivendo e guardando i tuoi lavori, ma c’è un tempo per ogni cosa).

E, secondo punto non meno importante, una delle poesie premiate non solo è scritta per te (come praticamente tutte, ormai), ma è una di quelle in cui “ti sento” di più. E dovrò leggerla io, te lo immagini? Davanti a un pubblico. Sarà tanto se riuscirò a tener ferma la voce. Mi sembra comunque che ricordarti in questo modo abbia una sua bellezza particolare, un suo senso profondo.  Al momento giusto spero di poter sentire, come in quei sogni così preziosi, la tua mano nella mia, il tuo sguardo, e ricordare poi di quando, nella realtà, citavi quel “vecchio pazzo” per il quale le persone erano come fiori, e dicevi che stare davanti a un pubblico è come camminare in un giardino.

Tempo di mietitura :)

Tra giugno ne luglio ho mandato i miei scritti veramente a tanti concorsi, ma devo dire che non mi aspettavo questi risultati, speravo magari in un paio di premi, ma neanche troppo. E invece… Stamattina ho saputo che la mia poesia Fiore Controvento ha vinto il Premio Albero di Rose per la Sezione Poesia Inedita. Vale sempre, ovviamente, l’invito per chi è della zona (Accettura, provincia di Matera), sarei davvero strafelice di poter incontrare qualcuno di persona.

Questa è la poesia, per chi non l’ha letta. Mi è molto cara, devo anche dire 🙂

Fiore controvento

Sei nel silenzio fertile di questa fiamma intensa e schiva,
fragranza di pane caldo, arance e rosmarino nel mio petto,
il fremito sottile del tuo fiore che germoglia controvento;
in grembo il solco profondo del tuo pensare a largo raggio.
Appollaiato in cima ai pali di una porta, ai margini del campo
guardi ancora quei fiocchi di cielo  non addomesticati
e ti si scioglie il fiato d’intatta meraviglia,
sì che anche alle finestre s’è appannato il vetro attonito.
Condivido il tuo amore per le asperità ribelli delle forme
contro la perfezione geometrica degli altrui cerchi
Ma quell’oscuro bisogno che abbiamo delle stelle,
quello scintillio dolceamaro che ci reca la scoperta della pioggia,
non ha rivali in altri amori, o glorie, o inutili  difese ed armamenti
quello è il senso della vita e del coraggio, del desiderio e della pelle
è la libertà assoluta che tu da sempre conosci più d’ogni altro
e da sempre porti con te, schiudendo alla resa le tue dita
il corpo nel dolce abbandono di un amore infinito e vivo,
il cielo aperto oltre la Baia,
mare,
e niente che tu non sappia.

 

Sono contenta di essere arrivata due

Al concorso “Premio Città di Livorno” alla fine sono arrivata seconda ma è stato un ottimo risultato perché c’erano moltissimi lavori e sono stati premiati anche quelli dal quarto al decimo, ma solo i primi tre sono stati letti, e solo quelli ricevevano la medaglia d’oro, per cui è una bella soddisfazione 🙂

La poesia era Fino al mare , al link la trovate con una (brevissima, giuro) introduzione narrativa che non ho inviato al Premio. Le motivazioni della giuria sono queste:

Con estrema dolcezza la poesia tratteggia il tema del mare, quale teatro dell’amore.

“Il cuore è un gatto”, l’espressione figurata risulta estremamente efficace e rende l’idea di un sentimento che non trova pace, sempre vivo, sempre puntuale nel suo naturale pulsare, nel cercare un mare sfuggente. Lo stesso gatto non teme le stelle e di notte riposa, in sintonia con il corpo che lo contiene.

Il cuore, il gatto, corre verso il mare e guarda al futuro.

Domani sarà di nuovo protagonista, correrà, proprio come deve fare ogni cuore, pronto al nutrimento, alla ricerca di sentimento, fino al mare.

Mi piace, hanno compreso gran parte dei temi che mi stavano e mi stanno a cuore, l’inquietudine e la mancanza come motivo di ricerca e di vita, non di resa, mai di resa, la nostalgia può diventare anche un modo diverso di guardare al futuro.

E comunque a Livorno ci sono cose che vale la pena di vedere e questa era un’ottima scusa. È stata nel complesso una gran bella giornata, anche se stancante, e adesso infatti vado a dormire! Ho fatto abbastanza la ruota, da domani parlerò d’altro! (Ma posterò le foto di Livorno se ci riesco, sono un po’ indietro con le immagini dei miei viaggi) 🙂

(Il titolo è una citazione/omaggio a Walter Chiari).

 

 

Aggiornamento e notizia/invito ufficiale

Mi sono accertata, non faccio niente di scorretto, per cui lo dico ufficialmente: sono in finale con una mia poesia nel concorso Città di Livorno, Sezione Poesia a tema: il Mare  (pagina FB; questo invece il sito web). Classifica definitiva e premiazione il 22 luglio alla Fortezza Vecchia di Livorno, se per caso qualcuno fosse nei paraggi in quella data, incontrarvi mi farebbe ovviamente un piacere immenso!

Grazie infinite del vostro sostegno, senza il quale forse non avrei neanche avuto tanta costanza nell’insistere a dare un seguito di qualche tipo a questa mia “strana” mania della scrittura!

Portami la musica al corpo

Portami la musica al corpo,
raccontami i silenzi nelle dita,
un lento adagio, la carne nelle note;
con spinosa tenerezza scioglimi
di pioggia calda sulla schiena,
parlami dell’acqua, di come lentamente
prende la forma d’ogni spiraglio
imbevendo la mia terra a poco a poco
per poi travolgerla, cingerla d’alte onde
un vortice tra cavalcata e danza,
a ritmo di flamenco.
Mi guarderai tremarti tra le braccia?
Come la cetra dell’aedo mi risuona
nelle vene il tuo sorriso in volo.
Ti sento come l’aria che rabbrividisce appena,
mentre la sera si dischiude, ancora spettinata.
Sogno le improvvisazioni jazz delle tue mani
mille volte viste e mai avute addosso,
luce di fiume oscuro, luna crepitante,
la pelle in cerca di respiro, il ventre nudo
che accoglie l’universo e s’inebria
del fiore primordiale della vita,
un magnifico blues sui petali caduti
del mio inutile pudore.
Attraversami, dolce straniero,
come attraversa il fiume il cielo della notte,
chiedo la tua carezza che prende il tempo
e ne fa ciò che vuole, il sublime dolore
di lasciarmi prendere a piccoli morsi,
di affondare nel mare della tua pelle.
In questo spazio prezioso tra realtà e vita
fatti tempesta lieve, ora che ti ascolto,
disegnami la mappa delle tue stelle:
le mie mani, come rondini indomite,
cercano il tuo Sud.

Oggi si torna a volare

Mi scorrono nel sangue giorni di tenera sabbia
un tempo rocce, sgretolate dal cielo e dal mare.
Sciolta la durezza del dolore, non è più l’ora.
Una mano di vernice sugli anni del serpente,
spruzzi di colore sul passato intorbidito
dal fango nero che ristagnava sul fondo del lago,
oggi si torna a volare, il filo dell’aquilone si staglia
contro la volta fertile, colma d’acqua e d’attesa;
come un fantasma gentile la tua ombra s’incarna
tra i miei scaffali, e io rido di me, ma in musica.
Il tuo sassofono che miagola piano un notturno
ha il suono celestiale della fiducia delle stelle
nel mio cuore stonato. Vedi, ti dico,
so meravigliarmi ancora, anche solo del sasso
spostato dalle scarpe, del minuscolo rumore
che fa spostandosi poco lontano sulla strada.
Vedi, dico ancora, tu hai la leggerezza della pioggia,
e anche se non ti vedo, so che sorridi.
Domani riderò del temporale.