Sulle frequentazioni dei ragazzi

So che a moltissimi è capitato di sentirsi dire, da ragazzi, “vorrei che non frequentassi quelle persone”. so che è stato detto anche a mio figlio (non da me) che sarebbe meglio che non stesse con certi ragazzi. Io capisco, ci sono delle ragioni anche valide, ma è una cosa che proprio non mi va giù (tralasciando il fatto che in una località piccola, è difficile evitarlo). Naturalmente, in casi veramente gravi lo farei, ma in fondo non ho una ragione plausibile da portare. Penso che siano parole davvero brutte, emarginanti, e credo che l’emarginazione non aiuti mai. E poi, sarà pure vero che c’è il rischio che qualcuno possa avere una certa influenza negativa su mio figlio, ma c’è pure il caso che sia lui, ad avere un’influenza positiva, ma a questo difficilmente si pensa. E poi ognuno ha le sue debolezze, ma anche le sue risorse. Si parlava in famiglia un paio di giorni fa del fatto che in una prima classe elementare dove si stavano costruendo le regole di convivenza, la prima che era venuta fuori (dai bambini) fosse “essere gentili”, e di come in fondo da lì discenda tutto il resto. Ecco, io vorrei che i miei figli capissero quale strumento meraviglioso è la gentilezza, darla e riceverla. Le persone cambiano, non parliamo poi dei ragazzi, e se una ferita ci può indurire, c’è anche il caso che un’accoglienza gentile e senza preconcetti possa far stare meglio chi la riceve. Sicuramente fa stare meglio chi la offre, io almeno penso questo.

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Come i bambini che “odiano leggere” possono innamorarsi dei libri

Per un lettore appassionato, che non ricorda un momento della sua vita in cui non leggesse, può essere difficile persino provare a mettersi nei panni di qualcuno a cui non piace.

L’autrice di questo articolo di cui vi do il link sotto, Wendy Falconer, ha imparato che ci sono davvero persone a cui non piace leggere quando è diventata un’insegnante. La domanda che le sorgeva spontanea in quelle situazioni era “cosa vogliono dire quando dicono ‘non mi piace leggere’? Come può non piacere una storia?”

Una volta, vedendola ridere mentre leggeva, uno studente le ha chiesto con sospetto come era possibile che “le parole scritte” potessero farla ridere. E meno ancora credeva che potessero far piangere, come, ad esempio, può fare un film. Un film, le ha detto, “è fatto da persone reali, puoi immaginare che [quello che vedi] stia accadendo sul serio.

Da lì è partita una “carriera” votata a trovare la chiave perché i ragazzi non perdessero “la bellezza, il conforto, il rifugio, la sfida e la gioia” dei libri. La mancanza di sicurezza in se stessi nella lettura li faceva sentire “stupidi” e faceva sì che ogni giorno di scuola fosse molto più difficile del necessario.

L’ìimportante, sembra di capire dagli esempi che porta, resta sempre l’attenzione verso la personalità dei ragazzi, Cominciare dal leggere in classe ad alta voce e poi ascoltarli, accogliere i loro gusti, farne tesoro per trovare i libri “giusti” per loro e poterne poi parlare, condividere emozioni, raccontare dei personaggi e degli autori. Può sembrare una ricetta banale, quasi ovvia, per qualcuno con molta passione (e forse anche un buon livello di esperienza) quasi certamente lo è, ma purtroppo non è quello che succede quotidianamente. Si impongono libri certamente importanti ma che, per il fatto stesso di essere imposti, non sono certo digeriti volentieri; non si legge quasi mai in classe; e l’idea che si possa discutere insieme di libri che interessano gli studenti sembra in alcuni casi ancora quasi eretica. Ci sono le eccezioni, fortunatamente, lo so per esperienza diretta e indiretta. Ma so anche che spesso e volentieri si trovano quasi a dover “combattere” per fare qualcosa che viene visto come “strano” e che invece non si capisce perché non sia considerato la cosa più normale del mondo.

Pensiamo che uno che mette i piedi sul banco e ascolta musica con le cuffie a scuola non potrà mai amare i libri, e invece non è così. Tutto sta a credere nelle persone. Non sempre questo basta, ma è giusto per un insegnante crederci sempre. Ieri sera ho visto, su consiglio di un amico, un bel film che non conoscevo, “The Emperor’s Club” (2002, con Kevin Kline, la versione italiana ovviamente esiste), proprio su questi temi. Lo trovate qui in inglese 

qui in italiano  e lo consiglio caldamente.

Qui invece trovate il post originale inglese di Wendy Falconer: il post in inglese su NerdyBookClub

Mi piacerebbe sapere se qualcuno ha qualche esperienza specifica da raccontare o qualche “dritta” (anche per genitori) 🙂