A little spark of madness / Una scintilla di follia

Finalmente ho scoperto da dove proviene questa citazione che già amavo tanto e adesso anche di più. Riesci sempre a sorprendermi e sei ancora sempre l’unico che sa farmi ridere e piangere nello stesso momento.

You young people don’t remember the old times. I remember World War III, all forty-five seconds of it. […] You see what I mean, you’ve got to be crazy. It’s too late to be sane. Too late.  You’ve got to go full tilt bozo. You’re only given a little spark of madness, Keep some madness in you, yes, just a little touch of it. Just enough so you don’t become stupid. if you lose that, you’re nothing. Don’t. From me to you, don’t ever lose that, ‘cause it keeps you alive. That’s my only law. Crazy. Because there’s no way any government in the world can handle madness, Because you’ve got to fly above it all. Remember angels, they have wings ‘cause they take themselves lightly*. You know, there was an old crazy dude who used to live a long time ago, his name was Lord Buckley**. And he said, a long time ago, he said, ‘People: they’re kinda like flowers, and it’s been a privilege walking in your garden.’. My love goes with you.

 

Voi giovani non ricordate i vecchi tempi. Io mi ricordo della Terza Guerra Mondiale. Tutti i quarantacinque secondi. […] Capite cosa voglio dire, dovete essere folli, è troppo tardi per essere sani, troppo tardi. Dovete saper andare completamente, energicamente via di testa. Vi è data solo una scintilla di follia, conservatene un po’ dentro di voi, appena appena, quel tanto di pazzia che serve a non diventare stupidi. Se perdete quella scintilla, non siete nulla. Non fatelo, detto tra noi, non la perdete mai, perché vi tiene in vita. E la mia unica legge. Pazzi. Perché nessun governo è in grado di gestire la pazzia. Perché dovete volare al di sopra di tutto. Pensate agli angeli, loro hanno le ali perché si prendono alla leggera*. C’era un vecchio matto che viveva tanto, tanto tempo fa, si chiamava Lord Buckley**. E lui diceva, un sacco di tempo fa, diceva ‘le persone sono un po’ come i fiori, ed è stato un privilegio camminare nel vostro giardino’. Vi voglio bene. [certo, l’originale ‘il mio amore viene via con voi/vi accompagna’ è più bello].

* è una citazione da Chesterton

** in realtà un comico noto negli anni ’40 e ‘50

Il tutto è tratto da Reality What a Concept, o meglio, prevalentemente da Live at the Roxy, che era una delle tappe della stessa tournee, con qualche piccola aggiunta dal disco in mio possesso, registrato al ‘Copacabana‘ di New York e al ‘Boarding House’ di San Francisco. 

Robin’s Monday – Stand-up 1: Reality What a Concept

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I wonder what chairs think about all day. “Oops, here comes another asshole.”

Diretto da: Brooks Arthur e Neil Bogart.
Scritto da: Robin Williams.
Registrato dal vivo al Copacabana, New York e al Boarding House, San Francisco

Avendo esaurito gli oltre settanta ruoli cinematografici interpretati e le sue performance teatrali, non avrete mica pensato che la vita di Robin fosse tutta qui, vero? Anzi, direi che stiamo lentamente arrivando a quello che almeno per me è il clou, l’aspetto che amo più di ogni altro e che ha nello stand-up e nelle video-interviste la sua massima espressione: la sua meravigliosa capacità di creare un contatto, di cercare e trovare relazioni e non semplicemente un pubblico. Mettendosi in gioco persino troppo, ma è quello che lo rende unico. Molti sanno delle sue straordinarie doti di comico e improvvisatore, ma non tutti, specialmente qui in Italia (in America direi che è tanto conosciuto e amato come comico quanto come attore, se non di più, ed è principalmente per quell’aspetto che è comunemente ritenuto un genio). E ancora meno forse sono quelli che sanno quanto amasse proprio quella parte creativa del suo lavoro.

I ruoli cinematografici gli permettevano di scavare a fondo dentro di sé – talvolta anche di divertirsi moltissimo, ma sempre entro certi limiti ben definiti. Lo stand-up era la libertà, la possibilità e il rischio di essere a diretto contatto con il pubblico e di non avere limiti. La “tensione e l’eccitazione di essere sempre sul filo del rasoio”, l’aveva chiamata un critico. Se ricordate, avevo scritto di quando gli avevano chiesto, un giorno, dove cominciava il cattivo gusto in comicità, qual era il confine, quando era bene fermarsi. La sua risposta era stata quando nessuno ride. Il che nel suo caso non era e non è mai successo, neppure agli inizi, nei club semi-sconosciuti di Frisco e della California. Pubblico difficile, ma lui lo ha conquistato sempre. A caro prezzo, a volte. Ma sempre con quella serenità di fondo che un giornalista aveva saputo cogliere perfettamente, e con un coraggio che era considerato una delle caratteristiche fondamentali della sua comicità.

Brooks Arthur è stato in seguito il regista anche di A night at the Met, grandissimo spettacolo di comicità stand-up. Parte del materiale contenuto in Reality What a Concept è stato riutilizzato in show successivi, benché non ne esista uno uguale all’altro, neanche nella stessa tournée. Non c’è alcun video, solo un LP con l’audio e naturalmente questo fa perdere gran parte del divertimento e non rende giustizia al talento di Robin, ma per completezza andava citato, essendo il primo lavoro di un certo rilievo e il primo album comico registrato quando già era Incredibilmente Famoso, per dirla con le parole di uno degli innumerevoli colleghi che ha in vari modi aiutato (in questo caso chiedendogli di fare l’accompagnamento musicale) semplicemente per generosità. L’invidia era estranea al suo modo di essere al punto da non sapere neanche cosa fosse (e da non sapersene difendere a fondo, in alcuni casi).

Le informazioni sono tratte dal Fansite