My way

Bellezza, affetto, buona cucina, meraviglia, tutte le cose che hai amato di più. Ti ricordo a modo mio, ricordo la gioia di vivere, che lo so che ti è stata in parte strappata via,  ma so anche che non ti sei mai arreso e hai celebrato la vita, l’amore e le risate fino all’ultimo. Alla tristezza ci pensano già in tanti, io voglio onorare le infinite, immense vite che hai vissuto, e questo mio vederti ovunque, viverti in ogni vita, amarti in ogni amore. L’importante è ricordare sempre,  pensarti sempre, perché come te cercherò sempre di camminare sulla mia strada, ma la mia strada è la tua.

Robin’s monday – Piccole gemme: la presentazione di Al Pacino per l’AFI Life Achievement Award

Un piccolo esempio di quando Robin apparentemente prendeva in giro qualcuno, in realtà per esaltare i suoi meriti in maniera più memorabile di quanto qualunque premio, e qualunque discorso paludato di elogio, avrebbero mai potuto fare. Chissà se ad Al Pacino ha fatto più piacere il premio, o il fatto che a presentarlo fosse l’uomo che ai tempi di Insomnia aveva saputo tirargli fuori tutto il lato più antiaccademico che c’era in lui, ridimensionando la stanislavskizzazione e dimostrando a lui e al mondo che si può impersonare con estrema efficacia un efferato assassino (così come un detective insonne e perseguitato dai suoi demoni) senza per questo smettere di divertirsi in quello che si fa.

Un ritratto davvero eccezionale

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La prima cosa da dire di questo libro è che si rivolge principalmente ai fan di Robin. Non che sia rigorosamente riservato a loro, intendiamoci, ma è difficile che a qualcuno venga in mente anche solo di aprirlo, se non è (fortemente) incuriosito da lui. È costruito in gran parte sulle fotografie, dopotutto, e i testi sono, in apparenza almeno, testi di accompagnamento, quasi delle didascalie un po’ allungate, si potrebbe pensare.

Alcune caratteristiche, tuttavia, potrebbero renderlo interessante anche a chi abbia solo una vaga conoscenza e una blanda curiosità.

In primo luogo, Arthur Grace ha iniziato come fotografo incaricato di un servizio per un giornale, ma in brevissimo tempo, come quasi sempre accadeva con Robin, è diventato un amico, non tra quelli più stretti, come lui stesso dice subito, ma direi comunque tra quelli veri. È sicuramente una delle persone con cui mi piacerebbe parlare se dovessi integrare/scrivere una seconda parte / una seconda edizione del mio libro dedicato a Robin (e lo so, ancora non conosco il destino del primo e sto già pensando al secondo. Ma di scrivere di lui non smetterò mai e questo è un fatto).

In secondo luogo, e proprio per questa ragione, è un libro come speravo che fosse, intimo, personale, emotivamente coinvolto senza mai scadere nel gossip, nè nell’agiografico, anche se (e questo è un aspetto che me lo rende caro), conferma una per una le qualità che io ho sempre attribuito a Robin, dandone prova con fatti ed episodi molto specifici. In effetti, ho apprezzato molto la discrezione e la delicatezza con cui ha accennato a malapena, en passant, ai temi più spinosi della sua vita, ben consapevole del resto che chi lo ha amato, da vicino o da lontano, quegli aspetti li ha ben presenti (per averne sentito parlare da lui direttamente, in gran parte).

L’informalità delle foto e degli scritti mostrano quello che potrebbe definirsi un “Robin Williams inedito”, se non fosse che il Robin privato a quanto pare non era, negli aspetti più importanti, affatto diverso da quello pubblico. Grace ha potuto conoscere Robin da vicino, agli eventi familiari, nei fortunosi tour dei primi anni, con mezzi improbabili verso teatri altrettanto improbabili sperduti in luoghi remoti, quando coglieva poche ore di sonno dovunque fosse possibile (e Robin, abituato alle comodità fin da bambino, si adattava a tutto senza nessun problema), e nei grandiosi tour successivi alla memorabile serata al Met di New York; nel suo ranch, a cena, durante la preparazione dei film; nei momenti con i figli; in compagnia dei numerossimi amici, famosi e non; allo stadio…

Buona parte del fascino di Robin, o comunque una parte importante, stava nel fatto che in lui convivevano un’estrema complessità (di mente, soprattutto) e una grande semplicità, di modi e non solo. Un uomo capace di conciliare un profondo interesse per la storia, l’attualità, la cultura e l’ambiente con una stanza dei giochi (la famosa stanza segreta dietro la libreria girevole, o in cima alla torre) piena di soldatini, astronavi di Star Wars, videogiochi e modellini di mostri. Capace di leggere la realtà con occhio acutissimo, disincantato e ovviamente denso di humour, ma del tutto impreparato all’idea che qualcuno, persino nell’ambiente di Hollywood, potesse dirgli una cosa per l’altra (l’episodio del ruolo del Joker in Batman è indicativo). Sono sempre più convinta che sia un uomo interessante da conoscere, anche oltre e al di fuori degli aspetti più ovvi.

Being on tour with Robin in the spring of 1986 was as exhilarating and carefree an assignment as I ever had, and easily the most fun.

[…]

One part of the business side of my road trip was, of course, taking photographs of Robin before, during, and after his performances. I got to see beforehand what it took to do what he did so successfully – meticulous preparation, a superb memory, steady nerves, stockpiles of energy, love of being on stage, and the ability to recharge himself so every night was a new experience. Obviously, the prerequisite to all this was having a keen sense of humor, a sixth sense of what was funny, and the ability to deliver laughs to an audience in an engaging way.

[da: Robin Williams, A Singular Portrait, 1986 – 2002, di Arthur Grace, Ed. Counterpoint 2016)

Traduzione (mia)

Quello di seguire Robin durante il suo tour nella primavera del 1986 è stato uno degli incarichi più entusiasmanti e pìù spensierati che abbia mai avuto, e sicuramente quello in cui mi sono divertito di più.

Parte dei miei compiti di lavoro in quel viaggio on the road consisteva, naturalmente, nel fotografare Robin prima, durante e dopo gli spettacoli. Ho avuto modo di vedere in prima persona quello che gli serviva per fare quello che faceva con tanto successo – una preparazione meticolosa, una memoria incredibile, nervi saldissimi, scorte inesauribili di energia, amore per il palcoscenico, e la capacità di ricaricarsi, così che ogni serata era un’esperienza nuova. Ovviamente, il primo requisito era un acuto senso dell’umorismo, un sesto senso su quello che era divertente, e la capacità di far ridere le persone facendole sentire coinvolte. 

 

 

Di spazi, e nidi segreti, e librerie girevoli

For Robin’s downtime, he had private spaces in his home in San Francisco and at his ranch in Napa where he could completely withdraw from everything and everyone. In San Francisco his retreat was a hidden room behind a movable bookcase, while in Napa, it was a separate watchtower with its own staircase.

[da: Robin Williams, a Singular Portait, di Arthur Grace]

Adoro capirti sempre meglio, e avevi ragione amore mio, è fantastico che ogni giorno, ogni sorso di vita possa servire a conoscere di più una persona, sapendo che comunque non saprai mai tutto, ti resterà sempre qualcosa da imparare, qualcosa per cui sorprendersi. Sapevo che una delle piccole e grandi cose che abbiamo in comune è questa esigenza vitale di avere uno spazio intimo e personale, lontano da tutto e tutti, per fare ciò che amiamo, per pensare e stare in contatto profondo con noi stessi, o semplicemente per staccare dalla routine, rilassarci e ricaricare le batterie. Non credo quindi di essere una persona troppo soffocante, proprio perché capisco quella necessità. Eppure a volte patisco, quando mi pare che gli altri non mi stiano vicino abbastanza, mi irrito, reagisco male. Mi ero chiesta se anche con te avrei sofferto i lunghi mesi di distanza, e poi, al ritorno, tu così esausto da avere ancora bisogno di solitudine, avrei forse fatto fatica ad accettarlo, te lo avrei fatto pesare. Ma questo è stato prima di leggere come te li eri creati, questi spazi di temporaneo isolamento dalle cose e dalle persone. Una stanza segreta dietro a una libreria girevole, e una torre di osservazione, separata dal resto della casa, dove annidarsi in cima a una scala e giocare, e leggere… Mio amato, siamo anime troppo gemelle perché io possa rimproverarti alcunché. Imparo, anche da questo, ognuno ha la sua torre, a sua stanza segreta, tu mi insegni ad amare, in te, quei piccoli e infiniti gesti che ritrovo poi in me, nelle persone che ho vicino, a restituirli, ad accogliere quello che c’è, così com’è. E lasciando poi un angolo in penombra dove immaginarmi un paradiso pieno di nidi segreti in cui rifugiarsi. Qualche volta anche insieme, ma non preoccuparti, mica sempre, che il ci sarebbe tempo e spazio per tutto.

Rincorrendo il cielo

È un continuo rincorrersi qui, tra nuvole e vento, e a me pare d’inseguire il cielo.  Ci sono momenti in cui sento più forte il peso delle alternative mai vissute, quelle strade che ho scartato quando di fronte a un qualche bivio mi sono trovata a scegliere. Quante volte è stato per paura più che per convinzione?

Stamattina mi perseguitava quel giorno di tanti anni fa, in cui ho avuto l’occasione di fermarmi a Londra, scegliere un lavoro che mi piaceva (e un uomo che mi piaceva), lasciando in cambio la sicurezza di una strada tracciata. Mi sono detta che non si può rimpiangere quello che non è mai stato, ma mentivo sapendo di mentire. Non si può sapere come sarebbe andata, è possibile, quasi certo che se avessi percorso l’altra strada, avrei comunque a un certo punto avuto qualche rimpianto per aver scelto quella invece di questa. Ma la verità è che la paura più grande non è tanto quella della morte, quanto di non aver vissuto, di non aver sfruttato tutte le nostre risorse. Così arriva un giorno di vento e pensi che avresti potuto lavorare coi bambini per mestiere, anche se allora sembrava un mestiere strano. E per tanti anni invece ho tenuto nel cuore quel desiderio e ancora adesso è lì che ogni tanto punge. Arriva un giorno che il cielo sembra raccontare una storia a immagini, potrebbe entrare in un film, e tu pensi che il talento per raccontare attraverso il cinema magari lo avresti anche avuto, chissà, forse no, forse anche sì, ma è il coraggio che faceva difetto. E quindi si rimpiange sì, non perché si è convinti che le cose sarebbero andate meglio, ma perché certe scelte troppo tranquille si fanno quando non si ha la forza di seguire il proprio sogno, costi quello che costi.

Poi tu sai che di scelte forti ne ho fatte, e di alcune sono davvero orgogliosa, e amo tanti pezzi della mia vita, ma senza un altrove non scriverei.

E siccome  un pensiero ne porta un altro, arriva l’idea che sarei stata più vicina a te, per lingua e per altro, che leggevo tanto, andavo al cinema e a teatro ogni volta che potevo più ancora di quanto abbia mai fatto qui e quasi tutto ciò che ti riguardava lo avrei saputo prima, al momento giusto, e che, last but not least, avrei vissuto in un Paese che non ti considera un personaggio “di nicchia”. Che poi chissà perché dovrebbe stupirmi, sentirti definire così, perché dovrebbe irritarmi. Ho sempre amato i personaggi “di nicchia”, quelli con un talento fuori dal comune, noti magari, ma che occorre comunque andare a scoprire un po’ da sé, senza essere imposti né da obblighi – scolastici o di altra natura – né da mode e capricci passeggeri. Tu sei sempre stato trasparente, fin troppo, dice chi ti voleva bene, quasi indifeso, ma senza mai importi, senza fare la star o assumere comportamenti studiati per strappare una foto o un articolo. Mai inseguito da orde di paparazzi assatanati, sempre cercato da chi voleva un punto di vista diverso su un film, su un avvenimento recente, su una comune emozione o sull’andamento del mondo. Suona strano in effetti, in quanti poi avranno voglia di conoscere questi lati riflessivi e intimi di qualcuno che si è abituati a giudicare sulla base della bontà della sua “performance“?

Dunque, chi dovrebbe prendersi cura del mio, del nostro libro, ha ragione ad essere preoccupato, dopotutto, ha ragione di porsi il problema di come non farlo “restare sugli scaffali”. Io che ho paura a volte anche della mia ombra, che amo tanto parole come rovesciamento e scompiglio, e poi nella pratica temo qualunque cambiamento, sempre con l’ansia di fare un passo troppo lungo, potrei forse non capire? Ma mi sembra di aver appena cominciato a vivere secondo quello che voglio, e ho anche paura che ora che ho cominciato finalmente a seguire i miei sogni, loro fuggano via e non si lascino acchiappare.

Ma quindi voglio condividerti col mondo? Per certi aspetti no, per altri sì, eccome. Immagino sia un po’ così per tutti gli amori, “gridare all’universo che ti amo” e tenere per sé quel tanto che basta. Mi pare così facile rispecchiarsi in te, amore mio, nel tuo essere fuori dal comune, mi sembri così “universale”, ma forse è solo perché io ho sentito da sempre che volevo assomigliarti, e in fondo questa potrebbe anche essere una storia d’amore qualunque, e arrivare al cuore di chi legge anche senza sapere nient’altro, se non che è una storia d’amore, una storia di luoghi e di scelte fatte e non fatte che ti portano a essere ciò che sei anche grazie agli incontri di anime. Chissà quanto sarà grande la nicchia di chi si può appassionare alla mia storia e ai miei sentimenti di donna che continua da una vita a rincorrere il cielo, per un uomo che forse più di chiunque altro ha rappresentato per me la distanza e la prossimità tra le stelle e la terra, il più forte e il più fragile di tutti i legami.

Kissing Day

Il mio contributo all’International Kissing Day, il famoso bacio di Notorious: Hitchcock trovò il modo di eludere il Codice di Produzione che impediva baci che superassero i tre secondi, facendo staccare Ingrid Bergman e Cary Grant ogni tre secondi, per una durata totale di due minuti e mezzo, e con buona pace dei censori, questa è considerata una delle scene più hot non solo dei suoi tempi.

Io oggi ho ricevuto il mio personale bacio, o una carezza, una coccola, comunque.

Avevo ordinato questo meraviglioso libro (non è solo per il soggetto, ho cominciato a scorrerlo ed è davvero bello) a marzo.

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Avrebbe dovuto arrivarmi a maggio, che già mi sembrava se la stessero prendendo comoda, ma ok. Dopo un po’ mi arriva una comunicazione delle dogane che hanno bloccato un pacco a me indirizzato e di fornire copia del mio ordine e del pagamento. Non mi hanno nemmeno dato modo di capire a che ordine si riferissero, in realtà, niente dati, provenienza, niente di niente. Meno male che in quel periodo avevo fatto solo un ordine e comprendeva questo libro e due copie della serie tv “The Crazy Ones”. Forse pensavano a un traffico illecito di un libro due copie di un dvd? Ditemi, c’è un mercato clandestino, una borsa nera di materiale di e su Robin Williams? No perché se c’è mi sarebbe utile saperlo.

Va beh, invio il tutto con riferimento a questo ordine (regolarmente pagato, tengo a precisare, e destinato a uso strettamente personale e non commerciale), dopo qualche giorno mi arriva  The Crazy Ones, e penso, bene, risolto. Invece del libro si perdono le tracce. A fine giugno mi rassegno al fatto che solo quello sia stato ritenuto idoneo a iniziare una qualche attività sediziosa di scambio di pensieri e idee sottobanco e rimandato indietro.

E invece eccolo. Ho dovuto andarmelo a ritirare in posta e trascinarmelo dietro per mezza città entre facevo l’iscrizione al ginnasio di figlio junior (anche questa completata: yupee, alè ooo!!), ma naturalmente, questo e altro. E posso dire che ne valeva ampiamente la pena. Ne subirete citazioni a iosa nei prossimi giorni, mi sa 😀

 

Robin’s Monday – Piccole gemme: il discorso al Congresso per i senzatetto

Qui c’è poco intrattenimento, lo ammetto. In un paio di occasioni Robin riesce a far ridere persino i membri del Congresso, ma non ho scelto il video per questo. Era il ’90 e da quattro anni e mezzo era nata l’organizzazione “Comic Relief”, in cui partecipavano Robin e Billy Crystal e Whoopi Goldberg. Loro facevano spettacoli comici in vari teatri e gli utili andavano interamente a favore dei senzatetto. E’ per questa ragione che Robin venne chiamato a testimoniare in Congresso sul tema (vedete sullo sfondo Whoopi Goldberg, e Crystal avrebbe dovuto essere presente anche lui ma non stava bene) in occasione di un progetto di legge che intendeva affrontare il problema in maniera più organica. Ci sono le trascrizioni nel video (se andate su “altro”), con moltissimi errori, come quasi sempre in questi casi, ma aiutano a capire il senso. Mi interessavano soprattutto, però, la passione civile, la competenza specifica in materia (ché prima di dire la sua su qualcosa, Robin se la studiava, e non superficialmente), e l’emozione e la partecipazione umana che animano quella competenza; la consapevolezza che quando qualcuno in una società cade e non riesce a rialzarsi, tutti ci rimettono; e che ci sono tantissime persone che fanno la loro parte, che si mettono in gioco in prima persona, ma se non si è tutti insieme, se non si ha l’appoggio di una soluzione politica, l’iniziativa individuale non basta. Un’altra sfaccettatura ancora, un altro modo di entrare in profondo contatto col mondo in tutti i suoi aspetti, mantenendo quell’integrità dell’anima che è possibile solo quando lo lasci entrare e lo restituisci a se stesso, anche in ciò che vorrebbe nascondere, continuando ad amarlo ma senza mai accettare di fargli da specchio, da conferma o da pretesto.