Amori e luoghi

Anche per i luoghi, ho scoperto, ci sono gli innamoramenti e ci sono gli amori che evolvono in sentimenti profondi e duraturi. Ho avuto la fortuna di girare abbastanza finora, anche se certo, non come avrei voluto, perché se potessi sarei sempre in movimento.

Mi è capitato spesso (potrei dire quasi sempre) di provare colpi di fulmine per uno scorcio, un quartiere, una casa, un’intera città. Non di rado ho pensato che avrei potuto fermarmi: ogni luogo di passaggio diventava nei miei pensieri, a volte solo per un momento, a volte per qualche giorno, qualche mese o addirittura per qualche anno, la mia potenziale nuova residenza.

Ci si innamora per una o più caratteristiche in cui riconosciamo parte di noi; per uno sguardo che ci “parla”, per un tono di voce. Se andiamo più a fondo scopriamo piccole e grandi affinità, gusti comuni, un modo simile di vedere le cose.

Eppure non è ancora abbastanza.

Non ho mai del tutto creduto all’idea che esista per ognuno di noi una sola, vera anima gemella, eppure credo di aver capito, nel tempo, che si può costruire qualcosa di reale solo sulla base di qualcosa di assolutamente non solido e irrazionale. Intendiamoci, credo ci voglia comunque una buona intesa sulla visione del mondo (una persona che conosco rise molto una volta, quando al cliché gli opposti si attraggono aggiunsi d’impulso: per un po’). Però le affinità, le buone intese, le visioni comuni non bastano affatto.

Succede a un certo punto che una persona diventa per noi la più bella del mondo, non perché non la conosciamo abbastanza, o non vediamo i suoi difetti, o crediamo veramente che sia miss o mister universo, ma perché vogliamo scoprirla, perché non è più semplicemente un incontro, vediamoci al bar, chiacchieriamo un po’ e guardiamo che succede, ma un desiderio di accettazione dell’altro, che diventa, col tempo, più straordinario. Non è più il fatto di rifletterci nell’altro, che conta, ma il fatto che l’altro sia fatto come è fatto e che noi siamo in grado di riconoscerlo. È una forza che cresce fino a diventare davvero tale da smuovere le montagne.

Ecco cosa mi è successo con San Francisco. Amo, di questa città, il clima, la cucina, i sorrisi, le biciclette, le luci, i colori, la nebbia, i parchi, l’oceano, il ponte, il vecchio e il nuovo (non solo in architettura), lo skyline inconfondibile e tutte le cose note e arcinote. Ha uno sguardo che m’incanta e un’idea della vita che mi calza come una seconda pelle. Tuttavia non credo che non esistano città più belle, oceani più ammirevoli, luci più fascinose, sorrisi più aperti o climi migliori (oddio, è difficile!). E quasi certamente ci sono anche luoghi con un simile sguardo e una simile view of life. Solo che è lì che voglio vivere. Più sto lontano, più mi manca, più passa il tempo più cose voglio sapere, e più cose so, non importa se siano pregi o difetti, più mi entra dentro. Golden State o non Golden State (si può avere un’idea di tutta la California vista dall’alto con i droni, e da lì potete anche spaziare, perché è diventato un hobby che coinvolge altre zone del territorio americano e non solo), a San Francisco io sento che sono al mio posto.

Il mio corpo è qui, ma anima e cuore sono laggiù.

Caotiche nostalgie (musicali)

 Oggi gira così, caotiche nostalgie: partendo dai Pretenders, una canzone che ha toccato certe corde, Youtube mi ha portata a San Francisco con una delle canzoni che (ovviamente) amo di più, e da lì a California Dreamin’ il passo era breve. House of the Rising Sun la conoscevo ma non sapevo né il titolo né di chi fosse. Ho riempito una lacuna 🙂
Oh, why you look so sad, the tears are in your eyes,
Come on and come to me now, and don’t be ashamed to cry,
Let me see you through, ‘cause I’ve seen the dark side too.
When the night falls on you, you don’t know what to do,
Nothing you confess could make me love you less,
I’ll stand by you,
I’ll stand by you, won’t let nobody hurt you,
I’ll stand by you
So if you’re mad, get mad, don’t hold it all inside,
Come on and talk to me now.
Hey there, what you got to hide?
I get angry too, well, I’m alive like you.
When you’re standing at the cross roads,
And don’t know which path to choose,
Let me come along, ‘cause even if you’re wrong
I’ll stand by you..

La bellezza non mi basta

Lo spicchio di luna stasera era ben più perfetto, nel suo anarchico sporgersi verso ponente, del più impeccabile cerchio. Era accompagnato da un astro luminoso che appariva curiosamente lungo al mio sguardo, Venere, credo, nella sua veste di prima stella della sera (o forse Marte, non ne sono certa).  Tutte le città sono più belle quando il cielo è scuro, ma adesso mi succede che più bello è il luogo in cui vivo, più aspra diventa la nostalgia per la città del mio cuore, il mio luogo d’elezione, di cui ritrovo sprazzi, impressioni, brevi accenni qui e là, una salita, un tratto di mare, un colore, un ricordo. La bellezza non mi basta, mi serve la libertà dell’anima, l’intensità della musica notturna, l’infinito colore della nebbia e dell’aria che tinge di una sfumatura più lieve i desideri forgiati dal vento di mare, un ponte rosso sull’oceano che unisca magia e terra, incanto e dolore, nostalgia e aspettative in un bisogno sensuale e carnale di vivere, di essere fino in fondo.

Questa immagine purtroppo non è mia, è di alcuni Inglesi che osservavano il cielo a Leeds ma devo dire che a parte i cespugli, la luna si presentava proprio così  anche qui da noi

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San Francisco – Diario di viaggio 15 – 6/11/2016 – Pomeriggio tra Sausalito e Tiburon

Dopo Alamo Square, abbiamo ripreso il bus per tornare dall’altra parte del Golden Gate Bridge e fare quella gita a Sausalito che ieri avevamo dovuto saltare. Col senno di poi, l’avrei lasciata per ultima, anche se certo è graziosa.

Nonostante abbiamo fatto abbastanza presto, purtroppo il primo traghetto per Tiburon era nel pomeriggio inoltrato. Abbiamo approfittato per fare un’altra scappata al Molo 39 e vedere i leoni marini

Quando infine siamo partiti per Tiburon, con traghetto oltretutto in ritardo, era quasi sera. Eppure è stato giusto lasciare queste emozioni per ultime. Qui sì, ho potuto immaginarti in maniera più concreta, affacciato a guardare lo stesso scorcio di mare che vedevo io, o a percorrere in bicicletta le stesse strade che io calcavo a piedi. Mi sono commossa e lasciata andare a piangere come da tempo non facevo, ma in modo diverso. E’ stata la dolcezza dell’incontro, che avevo tanto aspettato, tanto voluto. Un dolore grande, a cui sapevo di dovermi aprire per poter poi meglio cogliere l’intensità di tutto, i doni, i rimpianti, le risate, la bellezza. C’è un  legame inscindibile tra tutto questo, lo sento con forza. Avrei voluto avere più tempo per vedere i luoghi ancora più tuoi e magari conoscere qualcuno che potesse raccontarti più da vicino. Dici che è ancora presto? Che devo prendermi il mio tempo anche per questo? Che ho solo rotto il ghiaccio, e ci saranno altre occasioni? lo spero molto e lavorerò perché succeda, per rendere più stretto e profondo quel legame tra tutto quello che mi fa vivere.

San Francisco – Diario di viaggio 14 – 5.11.2016, mattino in giro per la città

Visto che “conveniva” prendere l’autobus turistico per due giorni (ragazzi, i prezzi sono da capogiro qui! anche se poi, organizzandosi meglio… ma sarà per la prossima volta!), anche questa mattina abbiamo ripetuto il tour: rapido giro e vista del City Hall (che purtroppo non sono riuscita a visitare all’interno, altra scusa per tornare comunque, così come il Jazz Center), il Tenderloin, Haight-Ashbury. Siamo scesi per le tradizionali foto ad Alamo Square, che nonostante la temporanea chiusura per lavori del parco da cui si gode la visuale migliore, comunque meritava.

Alla fermata mi sono presa anche un po’ di tempo per i mosaici, poi, dopo essere ripassati velocemente davanti al Golden Gate Park, stavolta senza scendere (ho solo fotografato il De Young Museum da fuori).. .

… siamo approdati ancora una volta dall’altra parte del ponte, dove nuvole e nebbia hanno dato spettacolo

prima che finalmente riprendessimo la via con l’autobus per Sausalito. Ma Sausalito e Tiburon sono strettamente legate, non solo nel mio cuore, per cui ne parlerò nella prossima puntata 🙂

San Francisco – Diario di viaggio 13 – 4.11.2016 – Il City Tour

Sto cercando di tenere le fila di tutto ma sono giornate campali lavorativamente parlando. Ho saltato il Sabatoblogger e per diversi giorni non sono riuscita neanche a postare il diario di viaggio, anche perché devo ridimensionare le foto per problemi di spazio e quelle del 4 novembre tra l’altro sono veramente tantissime, non le ho neanche inserite tutte. Certo che questo lavoro di riguardare le foto e copiare gli appunti del diario cartaceo (con pochissime modifiche), comporta un vertiginoso aumento di quella nostalgia che già è una presenza costante in un angolo del cuore. Dopo i primi giorni in cui mi sentivo un po’ travolta, ora ho capito che in qualche modo la mia nostalgia è la mia dimensione. Non per vivere nel passato ma per vivere nel presente e ricordare il passato.  (cit.)

Comunque, eccomi qui.

Ebbene sì, quasi alla fine ci siamo decisi a fare una di quelle cose proprio da turisti (beh, dopo il cable car e il tour della Baia), voglio dire saltare su un autobus di quelli con cui hop on hop off puoi intravedere dall’alto un po’ tutto e poi decidere dove fermarti. L’idea era di andare al Golden Gate Park, che del resto si trova dall’altra parte della città, vedere rapidamente il Conservatory of Flowers e l’Academy of Sciences e poi tornare al Ponte per fare da lì il giro in autobus fino a Sausalito. In realtà le cose non sono andate proprio così…

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Diciamo che all’Academy of Sciences (che tra parentesi è stata progettata da Renzo Piano) mi sono fatta un po’ prendere. Avrò pietà e vi risparmierò una buona parte dell’infinità di foto che ho fatto tra mostra sdui colori della natura, acquario e rainforest con tutte le sue farfalle, perdendoci (parecchio) più tempo del previsto, ma è davvero affascinante. E alla fine abbiamo anche salutato il Dinosauro 🙂

Ancora qualche immagine del Golden Gate Park (Est: la parte Ovest la riservo per quando tornerò, perché tornerò…)

Il giardino giapponese non ho voluto perdermelo, è un po’ caro ma ha dei colori che se non ci si entra non si possono immaginare. Tra templi, lanterne, azalee e bonsai ci si rilassa e si respira a fondo per potersi portare dietro questi profumi inimmaginabili e renderli parte della memoria.

Anche il Conservatory of Flowers mica scherza: colori e forme mai viste.

Al di là del Golden Gate ci siamo arrivati oltre le quattro e quindi niente gita, ma la vista è stato un treat in più. Non c’era tanta nebbia, ma quella leggera foschia aumentava l’incanto. Lo spettacolo è stato (ancora una volta) fuori dell’ordinario, ma non c’è niente di ordinario, qui. Raramente ho visto una città con una personalità così forte e così identificabile, che percorre tutte le sue anime, pur diversissime. Mi sono emozionata., nonostante questo itinerario così turistico, ho immaginato di vedere certi luoghi con i tuoi occhi. E per tutto il percorso, attraversando le zone della città, cercavo ancora di cogliere il tuo respiro. Non avrei potuto riuscirci del tutto, ma a tratti quasi mi sembrava…

San Francisco – Diario di viaggio 12. 3.11.2016 – Conferenza dell’ATA

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Poco da dire per questa giornata, se non che una conferenza internazionale di traduttori (organizzata dall’American Translators Association) che si tiene in un mega-hotel con 17 piani di hall (la più grande al mondo) ti fa sentire che la professione è tutt’altro che secondaria e che il modo in cui viene percepita dipende tanto da come chi la esercita è in grado di presentarla.

La scultura nell’atrio è intitolata Eclipse ed è di Charles Perry.

Per il resto, solo un altro paio di foto del pub dell’albergo scattate prima di uscire, e alcune immagini della città al tramonto, un altro frammento di bellezza colto tornando a piedi alla fine della giornata di conferenza.