Ricominciare a scrivere

è una priorità.

Stasera mi è tornata la voglia di scrivere di te. Mi suona strano tornare a rivolgermi direttamente a te, come facevo ormai un bel po’ di tempo fa. L’ho fatto per anni, e poi per un pezzo ho smesso, e ogni tanto riprendo, ma non è più così naturale, quasi inevitabile, come mi sembrava allora.

Non vorrei perdere niente, pensavo stasera, né cose né persone, ma le cose si perdono comunque, e poi la mia distrazione è proverbiale. Anche le persone, qualche volta, si perdono.

Non pensavo a te, ché a te non ti ho mai avuto, ma non ti ho mai nemmeno perso, e non intendo certo farlo adesso. A te, non ti perderò mai, niente può cambiare questo fatto. Nel tempo in cui non ti ho scritto, non ho certo smesso di pensarti. Ti ho solo pensato in un altro modo, facendo altre cose, ricordandoti attraverso la costruzione di altre memorie.

Pensavo, invece, alle persone incontrate ed entrate poi, per poco o per tanto tempo, nella mia vita, conoscenze, amicizie, simpatie, persone con cui ho avvertito un’affinità. Persone con cui a volte sono entrata in intimità, e non parlo tanto di amore, quanto di confidenza, di uno scambio di segreti anche minuscoli, ma importanti. E con le quali adesso non ci si sente più, per tante ragioni.

E allora sai cosa pensavo, che in te, in quella strana distanza-vicinanza, in quel non averti avuto e non averti mai perso, ci sono tutte quelle cose e persone mai dimenticate, tutto quello che è stato detto e ascoltato, tutto quell’amore che c’è e che non posso dare a nessun altro, perché può appartenere solo ai protagonisti di quei ricordi perduti e a te, che non sei memoria né presenza, ma che non ho mai potuto fare a meno di amare.

Che non ho mai voluto fare a meno di amare.

Il senso di scrivere

La scrittura è una fuga, un’ostinazione, un senso vietato, un frullar d’ali, un vuoto a perdere, un rifugio, un guscio, una ferita.

È stare in prima linea, è evitare la battaglia, è un modo indecente di esporsi, nudi e senza cornice, è un quadro, un nascondiglio, la ricerca di una platea, una smania incompiuta di silenzio.

Inizia dal basso, come una piccola scossa che sale su dai piedi, viene dal tuo corpo e lo ricostruisce ogni volta.

È una soluzione di ripiego, una ribellione meno scomoda, un cambiamento minuscolo e testardo. È un’utopia, un miraggio, la forza della realtà, prendersi la responsabilità con incoscienza, è spingersi al limite, è cancellare il limite per distrazione e leggerezza, è immaginarsi un criterio diverso, un’irriverenza rispettosa, senza senso come portar l’acqua con le orecchie, perché l’amore implica sempre una contraddizione.

Sì, viaggiare

Viaggia, esplora, scopri il mondo, offerte pazzesche, hotels ai prezzi più bassi di tutti i tempi, sconti strepitosi sui voli, tra un  po’ mi pagheranno per alloggiare in un albergo, prendere un aereo, sperando di guadagnarci poi su altro, ché spendere, chi viaggia spende sempre.

Sai che partirei domani, no, stanotte, tra un’ora, anzi, subito, senza valige o altri ingombri, e sai cosa vorrei vedere, dove mi fermerei, dove abiterei, senza voglia di tornare, se non per poco.

Stamattina mi usciva sangue dal naso, Sciocchezze. Un po’ d’aria secca. Ma ho pensato che voglio ricominciare da zero, no, da zero no, forse ricominciare da tre o quattro, ma ricominciare, portandomi dietro pochissimo. Un luogo dove i vicini, quando arrivi, vengono a salutarti, e se non lo fanno, diventerei capace di farlo io. Una tavola sempre apparecchiata, una casa sempre aperta, ce la farei? Forse, ma comunque da un’altra parte, in un luogo geografico ed emozionale ben preciso, perché qui non mi sto atrofizzando solo io, troppa parte del mondo intorno a me si è atrofizzata, e hai un bel dire devi combattere da dentro, io mi sono stancata di combattere, che sia da dentro o da fuori.

Non è insegnando, che ti trovo, come credevo, sbagliando. È nel cambiamento. Nel cambiamento e nella scrittura e in un luogo che essendo casa tua, è anche necessariamente casa mia. Poi certo, nel frattempo continuo a combattere qui, ora, da dentro e da fuori. Ma in quel posto che sai, c’è sempre il mio cappello. È là che voglio scrivere, è là che voglio essere. Almeno in sogno. Per ora.

Tra montagne e fiumi e rocce infuocate…

Tra montagne e fiumi, rocce infuocate e freddi gelidi, fame e sete e inondazioni, lupi, orsi e uccelli e fiori, anche il mio terzo libro (secondo romanzo) sta arrivando al termine e adesso mi aspetta un bel lavoro di revisione. Alla mia fanciulla, alla quale sono molto affezionata, ho regalato una storia d’amore preziosa, di quelle che nutrono. Dopotutto se la merita. Per il momento scrivere migliora la mia vita e questo è quello che conta, quanto a pubblicare, vedremo, forse mi deciderò a farlo da me, anche se non sono del tutto convinta… ma intanto almeno qualcuno leggerebbe…

Ancora sulle crisi fertili

Forse mi è utile essere più chiara sulla ragione della “crisi” di cui parlavo nel mio post precedente, perché se è stata interpretata come una crisi di ansia, o una crisi legata a un lasciare troppo spazio alla ragione rispetto all’istinto, forse un motivo c’è e (mi) vale la pena esplorarlo. In realtà succede questo: che quando altri leggono i tuoi scritti, specialmente se lo fanno con attenzione e coinvolgimento, ti aprono sempre nuovi scenari, punti di vista, nuove chiavi di interpretazione. Non è un caso se si dice che una volta che “lasci andare” una tua “opera”, di fatto non ti appartiene più, o comunque appartiene in buona misura anche ai lettori.

C’entra forse anche l’annosa questione “quanto è giusto andare incontro al pubblico” quando non si ha intenzione di scrivere un bestseller a tavolino, ma comunque ovviamente fa piacere che quanto si è scritto non  rimanga a prendere polvere sugli scaffali (altrimenti, tanto valeva lasciarlo nel cassetto e non condividerlo proprio). In realtà non è tanto questo che occupa la mia mente, anche perché il “pubblico” ha innumerevoli teste, diciamo così. Probabilmente entro certi limiti mettersi nei panni del lettore è giusto e necessario, ma resta il fatto che non ci si può mettere nei panni di “tutti” i lettori, ed è importante avere prima di tutto un’idea chiara di quello che “vogliamo dire” e di come “vogliamo dirlo”, della “nostra via”.

Però, ci sono prospettive e punti di vista che ti colpiscono, magari (anche) perché sono del tutto diversi da quelli che avevi in mente, eppure in qualche modo ti appartengono (altrimenti non ci sarebbe nessuna crisi). Ti spingono a metterti in discussione anche nel senso di chiederti “ho davvero detto quello che volevo dire, e nel modo in cui volevo dirlo”?

Forse chi scrive è portato a interrogarsi anche troppo, ma spesso interroga sé stesso, e può essere un peccato. La confusione momentanea che può venire da una lettura altrui forse è più proficua di ore e ore passate a leggere e rileggere da sé il proprio lavoro, e per questo parlavo di una crisi “fertile”. E mi serve anche parlarne qui, in quella che dopotutto, come ho detto altre volte, è la mia casa letteraria.

 

Crisi (vogliononvogliopossononposso)

Tra ieri sera e stamattina sono andata un po’ in crisi. Ci si sono messe un po’ di cose, la rinuncia definitiva al nuovo ufficio per ragioni di costi, l’esigenza, non sempre rispettata, che il mio lavoro venga riconosciuto in famiglia, certe critiche che non mando giù, metteteci anche l’età, un libro di poesie che avrebbe dovuto essere pubblicato questo mese ma mi sa che non vedrà la luce per un bel pezzo, e poi quest’altro libro che adesso sembra “non volermi lasciar andare”, mentre io ero propensa a ritenerlo finito, chiuso, e tornarci sopra ancora è un’esperienza intensa, forse preziosa ma non semplice.

Comunque, quando si dice che le crisi possono essere fertili, qualche volta è vero. E poi mi godo il felice momento con i ragazzi, il grande che ha passato l’esame di teoria per la patente e ha iniziato le guide, il “piccolo” che è più affettuoso che mai e inizia a guardarsi intorno per capire la persona che vorrebbe diventare, avendo un po’ più l’idea che può farcela.

Tanto che pensavo, e se ci rinunciassi del tutto? Non a scrivere, ovviamente (non potrei mai), ma a pubblicare. Se tornassi a scrivere solo per me e per chi ha voglia di leggere, senza questi stress, questi sbalzi d’umore, queste paturnie? Con maggiore libertà e forse maggiore freschezza?

In realtà, passato il momento di sconforto, è tornata l’idea di continuare a provarci, e vada come vada, però uff, che patema, come se non bastassero gli squilibri ormonali (che in realtà secondo me non ho affatto, è tutta solo tensione da celafarònoncelafaròvogliononvogliopossononpossodevo)…

I’m flying

Dormo poco in questo periodo. Mi capita spesso di svegliarmi verso le due, le tre di notte e sentir poi suonare le tre, le quattro, le cinque… poi assopirmi per svegliarmi definitivamente tra le sette e le nove, a volte anche prima, mai più tardi. Dovrei alzarmi e scrivere, tanto so che quando è così, non c’è verso. Non ho sonno, non mi agito, non sono affaticata. Solo, non dormo. Le parole da scrivere scalpitano, questo sì. Forse è segno che dovrei osare davvero, alzarmi, scrivere a quell’ora in cui l’istinto è più attivo, la mente razionale meno allerta.

Stanotte mi sono alzata, ma solo per uscire fuori un momento a guardare il cielo. Non le stelle cadenti, sapevo già che non ne avrei viste, quelle che mi interessano adesso sono le stelle che restano, quel magnifico insieme di puntini che illuminano un percorso, e che ritrovi sempre là, al loro posto, che i desideri li rischiarano, più che realizzarli, perché non è quello il loro compito.

Oggi, nonostante tutto, sono felice. Mi prendo cura di alcune cose importanti, concrete, ed è uno dei modi di prendermi cura dei pensieri che ti appartengono. Non ti aspetto solo in quel luogo tra il sonno e la veglia, ti aspetto mettendo i piedi in terra e ascoltando il modo in cui quel contatto mi vibra dentro, ti aspetto nelle parole che vorrei inventare e in quelle che penso di sapere e che cerco inutilmente, ma ti vivo profondamente nelle parole che arrivano e che metto sul foglio, anche quando poi decido di cambiarle. Cerco nuove angolazioni, strade diverse, mi ribello ed è la tua ribellione poetica, così forte, così impregnata di mondo, di persone, di luoghi.

E penso che questo è un anniversario di vita, non di morte.

I’m flying
Yes, my love”

(da: The World According to Garp)