Il senso di scrivere

La scrittura è una fuga, un’ostinazione, un senso vietato, un frullar d’ali, un vuoto a perdere, un rifugio, un guscio, una ferita.

È stare in prima linea, è evitare la battaglia, è un modo indecente di esporsi, nudi e senza cornice, è un quadro, un nascondiglio, la ricerca di una platea, una smania incompiuta di silenzio.

Inizia dal basso, come una piccola scossa che sale su dai piedi, viene dal tuo corpo e lo ricostruisce ogni volta.

È una soluzione di ripiego, una ribellione meno scomoda, un cambiamento minuscolo e testardo. È un’utopia, un miraggio, la forza della realtà, prendersi la responsabilità con incoscienza, è spingersi al limite, è cancellare il limite per distrazione e leggerezza, è immaginarsi un criterio diverso, un’irriverenza rispettosa, senza senso come portar l’acqua con le orecchie, perché l’amore implica sempre una contraddizione.

Un bisogno infinito di mare

Ho un bisogno infinito di mare, il bisogno di sedermi in un luogo dove si senta forte la tua presenza, e non esiste un posto così che non sia legato al mare. Ho bisogno di vivere a fondo il rimescolio che sento nelle viscere ogni volta che ti guardo. Sono in gabbia, una gabbia di non-senso. So che con il senso c’entri sempre tu, ma non so come, né dove cercarti quando, come adesso, sembra che il tuo viso si faccia più vago e il ricordo si allontani. Le parole? Oh, ma le tue parole le conosco quasi a memoria, compresi gli intercalari, e l’espressione che hai quando li pronunci. Quindi evidentemente non si tratta di questo. Ho ripreso a leggere, è tanto che volevo e pensavo servisse anche a questo, a ritrovare un senso, ma forse ho sbagliato libro. Quello che ho preso – che mi ha chiamato dallo scaffale, direbbe qualcuno, perché l’ho notato in mezzo agli altri e scelto d’istinto – è un libro sulla mancanza di senso. È un libro che la mancanza di senso te la fa respirare, vedere, udire, assaporare. Dicevo tempo fa che forse un senso non serve, che sta semplicemente nell’esserci. Ma non riesco a smettere di cercarlo. Vivo nei sogni, mentre tu hai vissuto i tuoi sogni, Sono sempre scissa, tra fuga dal mondo e voglia di starci dentro più che mai, tra l’insofferenza per la solitudine, la voglia di stare in mezzo agli altri, e l’amore per la solitudine, il bisogno di stare con me  stessa e con poche persone ben scelte; tra cuore e mente, tra istinto e razionalità, tra rabbia e dolcezza, tra severità e indulgenza; tra la scarsa voglia di litigare e la crescente consapevolezza che per il quieto vivere finiamo per ingoiare rospi che alla lunga ci distruggono il fegato; tra paura e coraggio; tra il desiderio di punti fermi e quello di non averne neanche uno; e tra tanti amori, nessuno dei quali è meno prezioso degli altri. Ho bisogno di mare, ho bisogno di risposte su di me che vengano ascoltandomi mentre guardo le vele e mi immagino in viaggio, perché devo vivere, scegliere un sogno e viverlo fino in fondo. Ho pensato una piccola cosa, un minuscolo atto di ribellione, di incoscienza, di anticonformismo. Ma proprio minuscolo. Non per me, però, per me non è così minuscolo. E non so se ne avrò il coraggio. Ora che viene l’estate e non c’è bisogno di essere seri, ora che compio cinquant’anni e tanta voglia di allegria, ora che continuo ad avere cinquanta progetti in mente ma finalmente ne ho completato almeno uno di quelli tosti, di quelli che per una vita mi sono sembrati desideri campati per aria e nulla più. Partire da lì per scompigliare il mio mondo un altro po’, perché alla fine è sempre lì che sei, è sempre lì il senso. Non chiedersi più cosa penseranno gli altri, ma fare quello che si sente e basta, che se qualcuno ha voglia di criticare, un modo lo trova comunque, e piacere a tutti non si può. Forse non è poi una sfortuna.

Regalarsi senso

Qualche volta è dura. Qualche volta la odio, questa assenza, la sostanziale solitudine di scrivere a una parte di me. Amo pensare che tu in qualche luogo possa sentirmi e a volte lo spero, ma più spesso fingo. E’ proprio la meraviglia dell’amore a bruciarmi dentro. Perché tu hai fatto e io scrivo soltanto. No, non soltanto, è vero. Ma sento il tuo stesso desiderio, e non lo stesso coraggio, di dare così tanto di te in pubblico, e molto di più in segreto. Questo incrociare altre vite, incrociarle per caso e però volutamente rendere quell’incontro importante. Costruire intersecazioni, sentirti parte degli altri, esserci. Alleviare pesi, dare conforto nei momenti più duri. A costo magari anche di aumentare un po’ il tuo, di peso, ma regalandoti senso, alla fine.