Tempo di serie tv

Non sono mai stata tanto un tipo da serie tv. Da ragazzina, ho seguito saltuariamente alcuni telefilm, coe si chiamavano allora; e in modo costante solo due: Happy Days, e naturalmente Mork e Mindy, che forse ho amato a tal punto da farmi temere di non poterne amare altrettanto nessun altro. Il che è vero, ma non mi impedisce, oggi, di guardare qualche fiction con piacere.

L’altro giorno accennavo a Downton Abbey e alle sue atmosfere da Inghilterra degli anni ’20 (del Novecento, of course): le vicende della famiglia Crawley (conti di Grantham) e dei loro domestici mi hanno assorbita in maniera quasi inattesa. Ogni personaggio ha un carattere complesso, sfaccettato, tanto da sembrarmi a volte più reali (nel senso di concreti) delle persone in carne e ossa. È un rischio, temo, ma lo corro volentieri. Da Lady Mary, bellissima, aristocratica, attaccatissima alle tradizioni e agli agi della sua famiglia, e tuttavia dotata di dolcezza, generosità e di un senso di ironia che le fanno perdonare certi spigoli, alla sorella Edith, che risente moltissimo delle attenzioni riservate alla maggiore, fino a quando non riesce a “emanciparsi” e trovare un proprio spazio, ad Hannah, la cameriera personale di Mary, forse la donna più onesta, diretta, leale e dal carattere più forte dell’intera serie. Da Thomas, il valletto (e in seguito maggiordomo), astuto e calcolatore, morso dalla gelosia e dall’invidia, ma anche capace di gesti coraggiosi, e inoltre tormentato dalla solitudine e dall’amarezza, tanto da suscitare compassione in diverse occasioni; allo sfortunato Tom, l’autista che è riuscito a conquistare Sibyl, la sorella di Lady Mary, solo per perderla e ritrovarsi in bilico tra due mondi, a disagio in entrambi. Dal Signor Bates, taciturno, introverso e pronto a sacrificarsi in qualunque momento per evitare un male a chiunque altro, eppure non immune da un certo istinto vendicativo, a Lord e Lady Grantham, le rocce da cui dipende l’unità della famiglia nei momenti di tempesta. Da Mrs. Hughes, la governante, dura e severa, attaccatissima al dovere, ma dal cuore d’oro, all’inappuntabile Carson, con il suo passato sorprendente. E poi, certo, la fantastica Lady Violet (Maggie Smith) nonna cinica, sardonica, conservatrice di ferro, dalle convinzioni radicate e saldissime (anche se non incapace di ricredersi, quando ce n’è ragione), estremamente a disagio con le dimostrazioni di affetto, ma capace di sentimenti profondi, e che copre con l’apparente arroganza la fragilità di chi sente il proprio tempo inesorabilmente avviarsi verso la fine, in più di un senso. 

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Mi fermo qui, ma ognuno meriterebbe uno spazio, ognuno “ha” uno spazio e si ricordano tutti, e questa la trovo una prova di bravura, sia del creatore Julian Fellowes (che è anche il principale sceneggiatore), sia del regista e degli attori.

Di recente, per motivi diciamo linguistici, ossia per far pratica di inglese parlato “americano” (più specificamente newyorkese), ho iniziato a guardare un’altra serie, IThe Marvelous Mrs. Maisel, ambientato negli anni Cinquanta, su una ragazza ebrea di buona famiglia che, perduta da un giorno all’altro la sua vita apparentemente perfetta in seguito all’abbandono del marito, si scopre un talento per l’improvvisazione comica. Ho visto le prime tre puntate, non è male Io sono di gusti difficilissimi per quanto riguarda l’improvvisazione comica, essendomi affinata il palato con il più grande di tutti, ma comunque, per il momento non ho perso la voglia di continuare a guardarlo, nonostante, tra l’altro, non sia facile da capire.

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