San Francisco

Foto dal web

Foto dal web

Stamattina si parlava del mio nuovo avatar, di san Francisco e del suo senso di luogo d’elezione della mia anima, luogo che ho nel cuore da tanto tempo, pur non essendoci mai stata, luogo che unisce, oggi più che mai, passato, presente e futuro, emozioni e memorie, progetti, desideri, sogni, passioni e voglia di cose belle. Apro l’email del New York Times (da qualche giorno non lo faccio, ché a tutto non si può arrivare, anche dormendo 4 ore a notte)… ed ecco la meta del prossimo viaggio suggerito (per chi non crede alle coincidenze…)

36 hours in San Francisco

Non che 36 ore sarebbero neanche lontanamente sufficienti per me, ma sarebbe certo già qualcosa, e i panorami nel video sono magia pura. Poi non riesco a postare il video, se qualcuno mi aiuta… ho provato con l’opzione embed, copiando il link come indirizzo url per allegarlo in “aggiungi media” ma non me lo fa fare. Se cliccate sul link qui sopra comunque vi porta automaticamente al filmato e… beh… ❤ ❤ ❤

Ecco un altro motivo per dare una scossa alla mia forza di volontà che in questo periodo si fa un po’ desiderare 🙂

Posso anche aggiungere che la conferenza dell’ATA (Associazione Americana Traduttori) dell’anno prossimo si terrà a San Francisco. E io sono traduttrice (tra le altre cose). Per cui… 🙂

Se avessi più tempo tradurrei l’articolo, ma non è detta l’ultima parola, magari da qui a domenica… stay tuned! 🙂

Una promessa

Sono pronta a partire. Da stasera. Da adesso. Te lo devo in fondo. Ho riordinato le idee, mi sono riconosciuta capacità di cui ero tutt’altro che sicura, ho affilato le armi, per così dire, ho usato la scrittura per fare scorta di cose belle, per accostare il mio cuore al tuo e prendere in prestito da te quello che non avevo. Per fermarmi a pensare senza avere la sensazione di “perdere tempo”, ma al contrario, di prepararmi nel modo migliore per qualcosa di importante e fortemente voluto. Sei stato e sei dentro ogni fotografia, ogni parola, ogni emozione, tutto quello che c’è qui dentro, questo luogo ti appartiene almeno tanto quanto appartiene a me. Ti appartiene anche l’attimo di esitazione prima di dire qualcosa, quel piccolo fremito di quando infine lascio andare quello che ho scritto e sono felice e un po’ spaventata. Ti appartiene il momento in cui qualcun altro si ferma su qualcuno di questi segni che ho tracciato, e ci si ritrova almeno un poco. Ho parlato di coraggio, di libertà, di sogni, e tu eri lì. Ho parlato di luce, di forza, di mettersi in gioco, e tu eri sempre lì, più che mai. Ho parlato di vivere le proprie scelte fino in fondo, e non potevi che esserci.

In tutto questo c’entra, e c’entra molto, questo progetto di cui non riesco ancora a parlare se non per brevi cenni, piccoli appunti, note a margine e allusioni. E dentro ci sei talmente tanto che forse è anche questo che mi fa un po’ paura. Ho scelto di sentirti in questo ancor più che in qualunque altra cosa. Ho scelto che ci fossi, e tu ci sei. Da stasera, lo prometto qui, a te e a me perché sia una promessa irrevocabile, da stasera ci sono anch’io. E questo progetto lo prendo per mano come se prendessi te, per mano. e lo porto avanti, Come se camminassimo sulla stessa strada, come se fosse il nostro viaggio.

Volo all’unisono

Immagine dal web

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Così sei infine entrato anche nei miei sogni. Lo sapevo che era solo questione di tempo, anche se ultimamente di solito non li ricordo mai. Questo di stanotte era così nitido, invece, di quelli che quando ti svegli, per un istante devi rimettere a fuoco qual è davvero la realtà. Un sogno così gentile, così aggraziato, mi viene da dire, che ho provato una punta di dispiacere a svegliarmi, ma al tempo stesso ha trasmesso il suo sapore dolce al giorno, dandomi più voglia, più passione, più desiderio per tutto quello che faccio e che voglio fare.

E’ il senso del prendersi cura delle cose, andare al passo lento del sole e dell’aria, su quella strada su cui da tempo mi fai da guida. E’ la stretta delle tue dita, la tenerezza che mi protegge dai primi freddi, è il tuo trasformare in casa qualunque luogo, il tuo essere porto per le navi che devono ancora arrivare e per quelle che ripartiranno. E’ il sapersi fare silenzio per ascoltare il mondo e parola per comprenderlo. E’ la mano che si colma di una presenza lieve e solida, la vertigine del dover cambiare rotta per non tradire il mare. E’ il tremito spaventato, ma non senza una sorta di felicità segreta, di chi è sospeso su un filo, vari metri sopra la terra, e si lancia a tratti in un salto acrobatico tra l’oggettiva realtà delle cose e la poesia degli istanti. Perché per me, tu non hai mai smesso di esserci, e di afferrarmi in tempo perfetto perché l’angoscia del vuoto lasciasse il posto alla magia di un volo all’unisono.

Dialogo mamma-figlio / A mother & son conversation

Dialogo svoltosi qualche giorno fa, ultime battute, in realtà, di un fuoco di fila di domande esistenziali, racconti di sogni e delle loro relazioni con la realtà (tipo: qualche volta succede che quello che sogno poi si realizza; ma se sogno di volare significa che posso raggiungere qualcosa di bello?), riflessioni sulla solitudine…/ A conversation we had a few days ago, the home straight, actually, of a barrage of existential questions, accounts of dreams and their link to reality (such as: it sometimes happens that what I dream happens in real life. If I dream of flying, does it mean I can achieve something?), thoughts on loneliness…

Figlio (dodicenne) / Son (twelve years old): mamma, qual è la cosa vuoi di più di più nella vita, quello che ti piacerebbe tantissimo ottenere? / mum, what is that you want most in life, that you really really want to get?

Io (mamma) (dopo un momento spiazzamento) / Me (mother) (taken aback for a moment, then): essere felice e rendere felici altre persone / be happy and make some other people happy

Figlio / son : io vorrei più di tutto una vita normale / me, I want a normal, life, most of all

Io /me: cosa è normale per te? / What is “normal” for you?

Figlio / son: non so, è che mi sento diverso a volte / I don’t really know, it’s that I feel different (from others) sometimes…

Io (un po’ a corto di parole) / me (a bit at a loss for words): cosa significa “diverso” per te? / what is “different” for you?

Figlio / son:  non lo so di preciso…. però possiamo fare una pausa adesso? / I don’t exactly know… but can we take a break now?

Io / me: Sì, certo, possiamo fare una pausa (retro-pensiero: meno male!) / Yeah, sure we can (while I was thinking to myself: thank goodness!)

Ma… continua… (ne sono certa)

But… to be continued… (I’m pretty sure of it)

🙂

… e adesso sono felice

Dopo un mesetto di problemi di salute e una decina di giorni di ricovero di uno dei due giovani virgulti in ospedale pediatrico, adesso siamo a casa e la salute va decisamente meglio. Per alcune cose ci vorrà del tempo, ma in questo momento mi sentirei di affrontare se non tutte le dodici fatiche di Ercole, quanto meno le prime quattro.

E poi in questi giorni ho riflettuto su vari momenti della mia vita (tralasciando alcune cosucce).

– Ho studiato contro tutti i pronostici, i problemi familiari e diverse gentili allusioni al fatto che forse non ero adatta;

– Mi sono laureata e ho fatto per anni un lavoro bellissimo e impegnativo.

– Ho amato senza riserve quando forse qualche riserva non sarebbe stata di troppo, ma va benissimo così, ho alcuni ricordi durissimi e molti ricordi splendidi;

– Ho cambiato lavoro quando ho capito che quello di prima mi stava portando via troppa della mia vita. E con tutti che mi dicevano, ma sei proprio sicura? Perché lasciare un lavoro prestigioso (anche se non remunerativo e diventato ormai pesantissimo) per una professione meno “socialmente considerata” (anche se frutto di passione decennale) sembrava essere considerato disdicevole, troppo arrischiato e persino un po’ sfacciato;

– Ho adottato due ragazzini piuttosto grandicelli;

– Ho una famiglia che adoro e che mi sono conquistata conquistando prima me stessa;

– Faccio almeno tre lavori e ho grandi progetti per il quarto 🙂

Di che cosa dovrei avere paura? 🙂

Diciamo che, ecco, sì, ho una discreta resistenza alla fatica e sono aiutata da un buon ottimismo di fondo, anche se a volte si nasconde dietro qualche cespuglio spinoso. Non lo dico, ovviamente, per lodarmi e imbrodarmi, ma perché si ha bisogno ogni tanto di un veloce ripasso delle cose buone che si sono fatte, così, tanto per non sentirsi sempre un po’ l’ultima arrivata, quella che deve scusarsi sempre per qualcosa…

(immagine presa dal web qui: dreams)

dreams-logo

Memorie

I pensieri si sono fatti densi in questi giorni, quasi solidi, occupano un loro spazio, benché non del tutto definito; i movimenti sono un po’ appesantiti, saranno gli strascichi dell’influenza, chissà; sembra una fatica per la mente ancora più che per il corpo, dover ricordare di mettere un piede avanti all’altro. Ci sono altre memorie da tener vive. Cerco la tua leggerezza, quella forza mite che ha reso straordinaria la tua presenza. Oggi sono sei mesi giusti che sei andato via, ammesso che andato via sia il termine più adatto, visto quanto ti ho ancora dentro, che comunque è una fortuna, anche se una fortuna che costa cara, ma dà anche molto in cambio, per così dire. Ci sei nella volontà e nella forza di dar vita al mio sogno. E parrebbe che non si abbia il diritto di piangere, solo che, come diresti tu, ho gli occhi che perdono.

Thoughts have been getting thick these days, almost solid, they are taking a space of their own, if not entirely defined; movements are a bit heavier, might be the aftermaths of flu, who knows; it seems demanding for the mind even more than for the body, having to remember to put one foot in front of the other. There are other memories to be kept alive. I’m looking for your lightness, the gentle strength that made your presence extraordinary. Today It’s exactly six months since you went away, if went away is the right expression, seeing how much I still have you inside me, which is my luck anyway, although it’s luck that costs dearly, but then it gives a lot in exchange, so to speak. You’re in the will and strength I have to give life to my dream. And apparently, one would not have the right to cry, it’s just that, as you would say, my eyes are leaking.

Un infinito solo

Chi non ha mai vissuto età dell’oro
teme le passioni collettive e le notizie rilevanti,
causano più esondazioni di una pioggia fuori norma;
sceglie solo bandiere logorate dal non uso,
e ama le parole screditate da chi ne ha fatto scempio,
genera storie senza sapere in nessun modo
da quale grembo sono originate,
da quale curiosità, da quale vita
o semplice fraintendimento,
un disguido dei sensi, un non capire,
l’embrione di una forma da cui trarre
la passione assurda di scrivere i giorni in-versi.
Si crede a vuoto in ciò che ancora non esiste
per orgoglio o per un sogno ingrato
che non restituisce mai ciò che gli presti.
Si scrive per amore, è il lato positivo,
quello più oscuro è che ti brucia il cuore
quando non sai tradurre la carne viva sulla carta
Si danza per finta, si canta con altre voci
si disegna un mondo che non somigli troppo al vero,
con l’obliquo rispetto di chi non s’immedesima
apolide senza vergogna, esule senza nostalgia,
per ogni raro ritorno verso casa
c’è una ripartenza verso nuovi poliedri sconosciuti,
trasversali viaggi dentro un infinito solo .