E ancora stelle

La magia non si è ripetuta uguale, no. Però io mi sono davvero svegliata alle tre e sono davvero uscita sul terrazzo a guardare a naso insù. La notte stellata era stupenda.

In lontananza, il fischio di un uccello, forse un assiolo, o un allocco, pare ce ne sia uno qui nei dintorni. Appena appena lugubre, quel tanto che basta, in armonia perfetta con le stelle.

Due gatti hanno cominciato ad azzuffarsi, da qualche parte, sentivo le loro grida indignate, i soffi, i miagolii di un corpo a corpo felino.

Dietro le colline, verso sud, si intuivano i lampi di un temporale, molto meno violento, tuttavia, di quello che doveva aver infuriato qualche ora prima dalla parte opposta.

Poi, un rumore secco tra le frasche. Mi sono riscossa dalla mia contemplazione, ho deciso di rientrare. Già quasi sulla soglia di casa, ho fatto qualche passo indietro. Mi sono accorta che avevamo lasciato aperte le imposte e sono andata a richiuderle. Un ultimo sguardo veloce al cielo, da quel diverso angolo visuale. La prima stella cadente. Mi sono fermata quasi incredula. Dopo qualche istante, la seconda e la terza, in rapida successione.

Non ero confusa come l’anno scorso, questa volta. Oh, certo, di desideri ne avrei infiniti, come tutti. Ma in questo momento ne avevo tre in mente, molto precisi. Almeno uno di questi, sta quasi solo a me realizzarlo. Ma ogni tanto un piccolo segno da poter interpretare come consenso e sostegno mi fa bene. E’ stato come voltarsi indietro, prima di intraprendere un cammino, e sentire, più che vedere, una presenza amica, intuire un piccolo gesto, appena un cenno, e sapere però che significa vai avanti, non aver paura, la strada si farà da sola nel corso del viaggio. Io, comunque, ci sono.

Nebbia e stelle

Stamattina la nebbia avvolgeva quasi tutto. Una piccolissima parte di me vorrebbe riconoscere la bellezza di queste ombre insolite, delle distanze modificate, del biancore lattiginoso e se vogliamo perlaceo, ma anche un po’ grigiastro, che ingoia ciò che credevo di conoscere. Ma io il fascino della nebbia non lo sento (chissà se imparerò, nel mio prossimo viaggio, verso quei tuoi luoghi, dove la nebbia sembra essere parte essenziale del paesaggio e della sua bellezza). L’umidità pare salire dalla terra, scendere dal cielo e incontrarsi proprio qui dentro di me, non c’è rimedio, nessun maglione o paio di calzettoni caldo abbastanza, mi prende un tremito che sembra sproporzionato, quasi emotivo, più che fisico.
Eppure, la mia piccola ortensia bianca ha deciso di cominciare a fiorire solo adesso, nella nebbia e a stagione ben inoltrata, quando tutte le altre hanno finito e hanno i rami pesanti di petali ormai sempre più appassiti. Sento già di volerle bene, alla mia ribelle in crescita. Sai bene quanta simpatia io abbia per i ribelli, specie quelli che lo sono senza troppo rumore.

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Oggi è San Lorenzo, ma credo che il pianto di stelle non si vedrà questa notte, non si ripeterà di nuovo la magia dello scorso anno; non a causa della nebbia, però (che poi, anche quella volta la pioggia di meteore era arrivata con un po’ di ritardo). La nebbia non è durata che un paio d’ore, prima di lasciare campo libero a un cielo che si allena per i campionati di azzurrità. La magia, però, quella di cui m’importa, almeno, non ha nulla a che vedere con la ripetizione, i riti, il calendario lunare e l’evocazione. Se davvero centrasse con te… quello che so è che c’entra con i miei desideri, e più ancora con la necessità, che interviene nei momenti in cui la fatica rischia di prendere il sopravvento. Tuttavia, lo fa con i suoi tempi, alla sua maniera. Come tutto ciò che ti riguarda, ha l’inaspettato come suo elemento. Oltre all’energia, inarrestabile e inesauribile ma dotata di una gentilezza tutta sua. Non realizza incantesimi, non trasforma le zucche in carrozze, non fa drammatiche entrate in scena ma si conquista il palcoscenico centimetro per centimetro. Lavora con piccole cose, quelle che ci circondano, che siamo abituati a vedere. Certo, modifica qualche dettaglio, apparentemente senza importanza, e invece è quello che, senza che ce ne accorgiamo, muta il nostro stesso sguardo. Basta un pettirosso e tutto ciò che è aspro si addolcisce, ciò che è appuntito diventa meno tagliente, e dentro cresce la forza di superare le difficoltà che sembravano insormontabili. Non impedisce affatto alla ragione di obiettare. In fondo, può continuare a essere chiamata coincidenza, e non c’è argomentazione da opporre, solo un dubbio che fa capolino qui e là, perché la magia si sceglie e risceglie ogni volta, con ripensamenti e contraddizioni e domande continue.
Oggi è un giorno come gli altri, e lo sarà anche domani,. La mia stella ce l’ho ben riparata al sicuro tra mente e cuore e non cade, qualche volta piange, sì, ma più spesso ride. A volte si accoccola nella mia mano e si fa accarezzare come un gattino. Le emozioni sono come piantine, crescono innaffiandole, curandole. Ho sempre dubitato della mia capacità di amare a fondo, senza riserve, con abbandono totale e piena fiducia nella capacità rigenerante dell’amore, che se è amore, comunque, farà sempre infinitamente più bene del male che può causare, qualunque cosa succeda. L’amore quotidiano è fatto anche di tanti spigoli, di tanti accomodamenti, di ricuciture dove qualcosa si strappa. Si costruisce con le incombenze portate avanti insieme, le notti di preoccupazione per un figlio che fa tardi, i momenti passati a tenersi la mano per superare lo sconforto, i viaggi, i piccoli doni fatti per il piacere di un sorriso.
Poi c’è “l’altro” amore che è una stella in una mano, che se mi avesse messo alla prova sarebbe stata una prova dura, un progetto scientifico, per dirla con le tue parole, e così invece… ci sto provando sai, sto imparando. Credo. Ad amare te attraverso gli altri, gli altri attraverso te, a tenerti stretto per non perdermi e non perdere pezzi della mia vita. La mia anima è legata alla tua, questo lo so. Non so se sia vero il contrario, forse c’è solo una stella e non sono certa che sia veramente nella mia mano. Ma va bene così, il mio cuore è un po’ più aperto ogni giorno che passa ed è questo che importa veramente. Quando vorrai, forse, quando lo riterrai giusto e utile, o semplicemente ne sentirai il desiderio, ti farai sentire.
Nel frattempo, oggi, e domani, e ogni volta che ricorderò che c’è una parte vuota dentro di me, ti guarderò su uno schermo, cercherò di sentire quella piccola stella in mano e me lo farò bastare. Non voglio riempirlo, quel vuoto, ti appartiene e serve a lasciare lo spazio per quello che imparo attraverso di te. Voglio solo poter credere ancora, almeno qualche volta, che quella stella sia nostra, tua quanto mia, e che un giorno potrò restituirti quello che tu hai dato a me e anche molto di più, così quel vuoto si riempirà davvero, non prendendo qualcosa ma dando tutto. Comunque, tu sappi che se questa o una delle prossime notti dovessi ancora una volta svegliarmi alle tre del mattino (o all’ora che preferisci), proverò a uscire sul terrazzo e guardare in su. Non si sa mai…

Stelle cadenti

Qualche giorno fa, il 12 agosto, era attesa, in ritardo rispetto alla data tradizionale di San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti.

Da una vita aspetto di vederne una e non è mai successo, ma ogni anno caparbiamente ci provo.

Di solito in quel periodo sono in campagna con la famiglia e dopotutto, finisce per essere più che altro una scusa per uscire a vedere il cielo, lontano dalle luci della città. Ma quest’anno ci tenevo particolarmente.

Il figlio più piccolo è andato poco lontano con un gruppetto di amici, da lontano si sentivano urla, risate, qualche parolaccia, qualche canzone certo non più propriamente infantile, ma è il loro momento, forse meritano più di noi di vedere le stelle cadenti, e se non succede, beh, se non altro meritano di passare un po’ di notte fuori a far gli scemi, che serve a crescere anche quello.

Col marito abbiamo tentato verso la mezzanotte, lui ne ha vista una, forse due ma non era sicuro. Io ho pensato non importa, peccato, ma tutto sommato non è niente di irrinunciabile. Però in realtà mi dispiaceva più di quanto volessi ammettere anche con me stessa. Abbiamo aspettato ancora diversi minuti, e niente. Un po’ scherzando, mio marito mi ha detto, se per caso ti svegli nelle prime ore del mattino (perché avevano detto in tv che sarebbe stato il momento in cui ne sarebbero cadute di più), magari ti alzi e provi a uscire, non si sa mai.

Ho sorriso. Mi sveglio spesso abbastanza presto e vado a letto moderatamente tardi ma in certe ore prima dell’alba sono un ghiro, non sono certo io quella che si sveglia e se per caso capita, mi guardo bene dall’alzarmi se non è strettamente necessario.

Ma stanotte mi sono svegliata alle tre. E intendo svegliata proprio, come fosse stato giorno, un po’ di fatica per alzarmi, ma sapevo perfettamente quello che volevo. Ho fatto piano, nessun altro mi ha sentito, sono uscita in giardino. Tempo due minuti, l’ho vista, perfetta, meravigliosa, un lampo di bellezza, una sensazione fortissima dentro. Niente desiderio, forse sono troppi e troppo complessi in questo momento, e neanche a una stella si può chiedere di districare tra i garbugli della mente quello che davvero vogliamo. Ma non era il desiderio che cercavo, o forse il desiderio era questo, la meraviglia, questa felicità di cui mi sono accorta solo quando la faccia mi si aperta in un sorriso nato da sé, che mi ha stupito e che è rimasto lì, per tutto il resto di quello scorcio di notte in cui non ho dormito e mi sono cullata questa emozione incredibile. E che è ancora lì e m’illumina da dentro, anche quando non si vede.

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