Si può scrivere senza sporcarsi di “polvere mondana”?

“If I had sooner made my escape into the world, I should have grown hard and rough, and been covered with earthly dust, and my heart might have become callous by rude encounters with the multitude. But living in solitude till the fullness of time was come, I still kept the dew of my youth and the freshness of my heart.”

Con questa citazione, l’articolo del Time che potete trovare qui: Hawthorne History intende provare la misantropia dell’autore della Lettera Scarlatta, il quale, dopo un lungo periodo vissuto in ritiro e in ristrettezze, divenne famoso e per un breve periodo anche ricco grazie a quel romanzo, finendo tuttavia col ripiombare abbastanza presto nelle difficoltà economiche. Tradotta, la frase suona pressappoco così:

“Una più precoce fuga nel mondo mi avrebbe reso duro e brusco e ricoperto di polvere mondana e i rozzi incontri con la moltitudine avrebbero forse indurito il mio cuore. Avendo invece vissuto in solitudine fino che venne il tempo giusto, mantenni la rugiada della mia giovinezza e la freschezza del mio cuore”.

Non ho mai amato Hawthorne, benché sia forse ingiusto dire così: ho provato ai tempi dei tempi a leggere la sua opera più nota senza riuscire a finirla. E mi chiedo oggi se con l’istinto non avessi percepito questa reciproca incomprensione tra l’autore e il mondo. Perché forse, è un pensiero che mi è venuto stasera e prendetelo con le pinze, nel mio leggere in apparenza un po’ come capita, forse un filo conduttore in realtà c’era, almeno tra gli autori che ho amato/amo di più:  anche in quello più atrocemente critico nei confronti dell’umanità (penso per esempio a Swift), si intuisce una rabbia che viene dall’esserci, nel mondo e col mondo, dal vederlo da dentro e dal non riuscire, pur vedendo tutti i suoi difetti, a non amarlo nonostante tutto, pur magari di quell’amore tempestoso e confinante con un odio da amante tradito. Tradito, ma non sconfitto e certo mai imbrigliato e reso semmai più lucido dal fatto che lo spirito di osservazione è acuito tanto dalla delusione quanto dalla passione.