18. The Fool and the Flying Ship. Read by Robin Williams

The Fool and the Flying Ship è una fiaba tradizionale russa, una di quelle (tanto comuni anche in Italia) sul ragazzo sciocco che finisce per avere fortuna proprio grazie alla sua “dabbenaggine”, riuscendo a costruire una barca che vola e a sposare la figlia dello zar grazie a una serie di strampalati compagni che appunto, solo uno sciocco avrebbe potuto portare con sé, ma che saranno proprio quelli che supereranno tutte le prove impossibili che vengono loro presentate nel tentativo di dissuaderli.

Robin Williams qui presta “solo” la sua voce (o meglio le sue voci, visto che interpreta tutti i personaggi) al racconto di una storia per bambini. Non era la prima volta e non sarebbe stata l’ultima. E come già era successo con Pecos Bill (secondo me ancora meglio, in quel caso), il cartone acquista grazie a lui una magia tutta sua. In questo mancano un po’ i suoni a mio parere. In Pecos Bill quella voce era stata vento e ululati di coyote e tornado e l’essenza stessa dell’infanzia e della meraviglia e dell’avventura. Quella che avrebbe trovato la sua massima espressione nel Genio di Aladdin (che non a caso è un altro dei personaggi con cui RW è stato maggiormente identificato, insieme a Mork e al professor Keating). Comunque anche in The Fool, nonostante i disegni bruttini (almeno a mio gusto), la storia è simpatica e quel modo così divertito e libero di narrare le regala verve e divertimento in più. Con una ulteriore chicca che è l’accento russo utilizzato, che diventa allusione, omaggio e – mi sembra quasi di vederlo – quel sorriso monellesco di chi fa una cosa perché la sa fare, ma prima di tutto perché ha voglia di divertirsi.

Siamo ancora nel 1991, lo stesso anno di Dead Again, The Fisher KingHook e l’anno successivo a Awakenings. Nel giro di pochissimo sarebbe poi stata la volta tra gli altri di ToysAladdin, appunto (meraviglia delle meraviglie), Mrs. Doubtfire (il cui protagonista, non a caso, fa il doppiatore di cartoni animati), Jumanji, Hamlet (film di Kenneth Branagh in cui RW interpretava il personaggio di Osric), Jack, lo straordinario Armand di The Birdcage (Piume di Struzzo), Good Will Hunting, Flubber, Deconstructing Harry, Patch Adams, What Dreams May Come (Al di là dei sogni), Bicentennial Man (L’uomo bicentenario) e Jakob the Liar (Jakob il bugiardo), solo per parlare dei film (e neanche tutti!) degli anni ’90.

Tutto ciò per dire che questo piccolissimo contributo (a paragone di altri), sicuramente poco noto e quasi trascurabile se pensiamo a tutte le cose splendide e preziose che RW ha lasciato, è comunque espressione di quella qualità così fuori dal comune anche tra chi fa un lavoro tutto sommato fuori dal comune come l’attore. La qualità di chi poteva sedersi a testa in giù a un provino per una serie tv che avrebbe potuto aprirgli le porte del successo (e in effetti gliele aprì, anche grazie a questo gesto “folle”). La qualità di chi poteva parlare di vita e di morte, di amore e di perdita, di malattia e di bellezza, con lo stesso disincanto e la stessa leggerezza (nel senso di “tono lieve”) di chi sa che la vita è buffa, divertente, piena di cose meravigliose e che può essere resa sicuramente straordinaria, ma tutto è fuorché giusta. E proprio per questo tutto va vissuto nel modo più intenso possibile, perché fortuna e sfortuna, successo e insuccesso sono davvero impostori: e chi poteva saperlo meglio di uno che era stato votato a scuola the funniest and the least likely to succeed (“il più divertente e quello con minori probabilità di avere successo”) 😀 ? Quindi, siccome non ci sono garanzie, siccome non sono l’intelligenza o la bellezza e neanche le capacità e i talenti  migliori che necessariamente ti fanno “vincere”, tanto vale provare tutto, provarci sempre. La qualità, insomma, di uno che su un set o un palcoscenico non aveva davvero paura di niente. E probabilmente neanche al di fuori, ad eccezione di una sola cosa: quella di non poter vivere a modo suo.